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PENSIERI ED ARTICOLI

Nasce la Nuova Italia


Tante volte, andando tra la gente, nei mercati, nelle scuole e nei centri anziani a parlare di politica, mi
sono sentito porre una questione epocale: i costi della politica.
"Non sono troppi 945 'onorevoli' impegnati tra Camera e Senato?" -e poi - "Non costano un po' troppo tutti questi signori alle tasche dei cittadini?"
Ho risposto sempre nella maniera più onesta possibile, dicendo che, secondo me, esistono una decina di 'politici doc' che meritano tutto ciò che si sono costruiti, il tanto successo per il quotidiano impegno svolto nei partiti e nelle istituzioni.
Sono quelle persone con un solo numero di telefono, sempre acceso e disponibile a tutti; quelli che la mattina alle 9 li trovi in ufficio e la sera prima delle 20 non tornano mai a casa. Sono quelle persone con passione, entusiasmo e tanta tanta esperienza, capaci di emozionarsi di fronte al discorso del proprio leader. Tutti gli altri, invece, sono parlamentari, persone arrivate ad un certo livello di carriera politica e spesso con la convinzione di essere 'speciali' se non addirittura 'superiori'.
Un centro destra coraggiosissimo ha deciso di ridurre di quasi 200 unità questi signori 'parlamentari', facendo diminuire così i costi della politica stessa. Bisogna riconoscere anche la correttezza di chi ha votato questa legge, sapendo che tra due legislature potrebbe essere uno di quei 200, insomma un po' come un agnello che vota per la Pasqua.
Coerentemente come ogni riforma innovativa che va a ridurre uno spreco, la sinistra ha deciso di fare opposizione anche a questa riforma della Costituzione.
Non chiamiamola 'devolution', permettendo a tutta la stampa schierata di far intendere che trattasi di legge leghista. Chiamiamola "riforma costituzionale"in ottica regionalista (e non federalista che è il processo diametralmente opposto all'attuale) e spieghiamo alla gente come stiamo cambiando le cose.
Poi chiediamo alle sinistre di motivare il loro no alla diminuzione dei parla-mentari.
Di motivare il loro no alla norma anti-ribaltone.
Se fosse esistita prima quella norma, non sarebbero mai esistiti il Governo Dini, i due Governi D'Alema e quello di Amato. Soprattutto non sarebbero mai esistite quelle tristi scene di tran-sumanze politiche fatte da Mastella, eletto nel centro destra, per formare i due esecutivi di D'Alema.
Gettassero una volta per tutte la maschera e dicessero che vogliono comandare con arroganza a prescindere dal voto del popolo sovrano; dicessero che vogliono prendere più voti possibili, grazie ad un faccione tanto popolare quanto inutile, per poi dargli un calcio e mettere al suo posto il compagno di turno.
Stavolta a chi tocca? Cofferati o Fassino, Angius o Mussi? Quale sarà l'offerta speciale che faranno agli italiani questa volta? Il 'paghi 1, prendi 5' dell'altra volta o un più economico
pacchetto di turismo parlamentare?
Bene, noi non glielo permetteremo.
Faremo di tutto per difendere questa riforma costituzionale.
Ci schiereremo compatti a votare per il Sì, fonderemo comitati elettorali, scenderemo in piazza con banchetti e condurremo questa battaglia con il nostro spirito di sempre, quello spirito costruttivo e costituente del nostro Presidente Alcide De Gasperi.
Chi non vuole la norma antiribaltone è perché vuole avere la possibilità di ribaltare il governo; chi non vuole ridurre 200 parlamentari è perché vede la politica come mestiere e sa di non poter tornare a lavorare in azienda a 50 anni; chi non vuole l'Interesse Nazionale nella Costituzione, è perché in silenzio vuole sfasciare l'Italia e sostituire quei valori liberali e unitari, propri della Destra Storica, con quelli marxisti e massimali-sti tipici di una socialdemocrazia.
Noi non glielo permetteremo. Non permetteremo mai che l'Italietta ipocrita e arrogante delle bandiere rosso arcobaleno, dei ribaltoni, degli sprechi rossi, della burocrazia e degli scioperi politici possa diventare mag-gioranza di Governo!

Dicembre 05- Prima pagina del Margine

Ciampi firma la proporzionale. Ecco come cambia la politica


Prima di affrontare un qualsiasi discorso sui sistemi elettorali,è necessaria una buona analisi dei comportamenti elettorali degli italiani che si riconoscono nella Casa delle Libertà. A tal riguardo ci siamo affidati allo studio di un istituto di ricerca come l'Itanes che ha pubblicato "perché il centro-destra ha vinto le elezioni del 2001".
Sui motivi della sconfitta del Polo del '96,ci siamo affidati ad uno studio meno scientifico ma pur sempre valido fatto da Gianni Pilo e pubblicato nel libro "Perché il Polo ha perso le elezioni".
Dalla lettura di questi due testi possiamo trarre alcune considerazioni che possono portare il centro destra ad evitare tanti errori commessi in passato, anche per l'eventuale formazione di un partito unico dei moderati.
La prima considerazione che ci salta agli occhi,è che nelle ultime due consultazioni politiche, ben due milioni di italiani che al proporzionale (il sistema in cui ci sono tutti i simboli di partito) hanno votato per i partiti del Polo,al maggioritario (il sistema che distribuisce la maggior parte dei seggi della camera,la
totalità di quelli del senato e che si applica in due schede su tre delle elezioni politiche) hanno cambiato addirittura coalizione. Nel '96 addirittura questi "anfibi",come li definisce Gianni Pilo, hanno permesso la vittoria di Prodi. E non è un dato indifferente perdere le elezioni politiche perché gli elettori cambiano voto da una scheda all'altra. Questo cambiamento del voto è sinonimo di una lontananza culturale da un simbolo comune o più semplicemente una sua poca notorietà all'elettorato che ignorava evidentemente che votandolo,il consenso andava al centro destra e a Berlusconi. Non a caso già da un anno la sinistra
ha presentato il simbolo dell'Unione.E non è un caso neanche che sul simbolo della Casa delle Libertà nel 2001 ci fosse scritto a caratteri cubitali "Berlusconi Presidente". Per questo è fondamentale capire con quale sistema si vota, proprio per costruire a tavolino una strategia che non confonda l'elettorato al momento del voto.
E'fondamentale inoltre,adeguare la comunicazione ad un sistema elettorale. Quando si vota col proporzionale (europee,comunali,provinciali e municipali),la presenza di una miriade di partiti impone una comunicazione fatta di messaggi mirati che vadano a sensibilizzare i piccoli gruppi di elettori o i singoli individui che si sentono coinvolti dalle battaglie del singolo partito, mentre col maggioritario le battaglie necessariamente devono essere più generiche e meno peculiari e si arriva così agli slogan berlusconiani del "meno tasse per tutti".
Ed ecco allora la modifica della legge elettorale. Una legge elettorale di cui si parla sin dai tempi della nostra opposizione. Da appassionato di sistemi elettorali ricordo che ne parlavo già nel 2001 con uno dei maggiori esperti di sistemi elettorali della Cdl. Già si parlava di questo sistema che, in fondo, è un sistema molto simile a quello delle elezioni regionali e già esiste in una delle due schede per il rinnovo della camera dei deputati. Anche quello è un proporzionale con listino bloccato anche se in molti fanno finta di nulla. Si urla per l'approvazione di un sistema che in fondo già esiste. Il vero conflitto di interesse nasce da una constatazione non indifferente. Questa legge elettorale fa vincere le elezioni alla coalizione più votata dagli italiani. Non è particolare da poco,dal momento che la sinistra ha perso 3 elezioni su 3 come sommatoria di voti. Ecco perché questa legge non gli piace.Con questa legge elettorale non sarebbe mai esistito un Governo Prodi e la differenza non è da poco.Non a caso nel '96 i partiti del polo (senza la lega) ottennero al proporzionale 77 deputati contro i 58 di Ulivo e Rifondazione. Ecco da cosa nasce il contro conflitto di interessi di chi non vuole fare in modo che le elezioni vengano vinte da chi ha più consensi, come avviene in qualsiasi democrazia occidentale.Meglio far vincere chi ha meno voti ma più collegi,come avviene adesso con il maggioritario!
Senza addentrarmi in particolarismi del sistema elettorale maggioritario,basterebbe sapere che è una legge che fa vincere non chi prende più voti ma chi elegge più deputati e dunque chi distribuisce meglio i propri voti. Siamo all'antitesi totale del sistema democratico dal momento che una coalizione che prende il 51%, se prende quella per centuale in tutti i collegi, si aggiudica tutti i deputati del Parlamento con tutti i rischi connessi.
Addirittura nei libri di scienza politica si legge di un caso (irrealizzabile ma possibile)in cui si presentano 5 coalizioni ognuna col 20%ed una col 20% più un voto che ottiene così il 100%dei seggi. Con la legge elettorale proporzionale del Governo invece,con lo stesso 51% si ottengono il 51% dei seggi par-lamentari più un premio di maggioranza che permette la stabilità del Governo.
Questo sistema elettorale non avvantaggia né l'uno né l'altro, possiamo dire semplicemente che sotto il profilo del comportamento elettorale, gli elettori della Casa delle Libertà sono più legati al simbolo del proprio partito mentre quelli dell'Unione si riconoscono meglio sotto un simbolo unico.
E'l'unica differenza sostanziale tra i due corpi elettorali.
Bisogna studiare al meglio le singole strategie per una campagna elettorale che non ci veda litigiosi per egoismi di partito e che contemporaneamente esalti le singole peculiarità dei nostri partiti.
Il sistema che si sta approvando ci permetterebbe di non disperdere tanto il consenso della signora anziana che è stata nella Repubblica Sociale e che se non trova la "fiammetta tricolore"non vota,quanto
quello della signora che dal 1948 vota la Dc di De Gasperi.
E attenzione,il voto degli anziani,secondo lo studio dell'Itanes è a totale appannaggio del centro
destra. Giovanissimi e anziani sono il nostro "zoccolo duro",mentre troviamo un po'di difficoltà
nella generazione del '68 e tra i ragazzi che si affacciano nel mondo del lavoro.
Solo creando una discontinuità con la litigiosità e comunicando l'idea di compattezza e determina-
zione si può tornare a far votare per noi tutti gli elettori del 2001.E se ci votano di nuovo il risulta-
to sarà perfettamente identico.
Solo iniziando da piccoli segnali possiamo riuscire ad essere,come direbbe Mao Tze Tung,come le
dita di una mano,differenti tra loro ma pronte ad unirsi nelle forze per sferrare un unico colpo ed
esprimere il massimo delle potenzialità.
Siamo orgogliosi delle nostre differenze,come siamo orgogliosi del tanto lavoro fatto.
E'la gente la vera protagonista della politica ed èper questo che con la stessa spontaneità del '94
dobbiamo dare vita ad un'iniziativa politica nuova, simile a quella che 11 anni fa ci permise in pochi
mesi di diventare una grande,unica,forte casa dei moderati che della stabilità e del cambiamento ha
fatto un cavallo di battaglia e che ha dimostrato, nei fatti,di poter continuare ad avere il sostegno
della maggioranza degli italiani.

Dicembre 05 - pag 5 del Margine

UNITI NELL'ODIO

Aggredire il Premier è soltanto“una bravata”, noi ci arrabbiamo e qualcuno dice di non strumentalizzare e abbassare i toni. Ecco la cronaca di una giornata da “conati di vomito”.

Questa è l’Italia normale. Il Paese in cui un pazzo che si scaglia contro il Presidente del Consiglio dopo poche ore è libero di andarsi potenzialmente a scagliare contro altre persone; il Paese in cui il Capo dello Stato fa un discorso e omette l’accaduto; il Paese in cui le opposizioni chiedono di non alzare troppo la voce, perché alla fine non è successo quasi niente. E se la sinistra dice di calare i toni io invece li alzo. Nessuno può chiederci di stare in silenzio quando il nostro rappresentante nelle Istituzioni viene aggredito fisicamente. Noi non abbassiamo la voce. A costo di non essere più moderati la voce l’alziamo e urliamo allo scandalo. Il nostro Presidente è stato ferito e non vedo perché dovremmo stare in silenzio. E non sto in silenzio finchè l’opposizione, che si unisce alla maggioranza nel condannare certi atti, non espelle quegli esponenti che si fanno riconoscere ogni volta per le loro dichiarazioni. Li abbiamo visti a Genova, hanno difeso chi spargeva letame sotto casa del Premier, poi erano dalla parte di chi faceva gli espropri proletari e oggi, dicono che sull’accaduto: “la destra non deve strumentalizzare”. Se di fronte ad un’aggressione del Premier si stanno preoccupando delle possibili strumentalizzazioni ci fanno capire come siano pericolosi per questo Paese. Io ho paura. L’Ulivo, la Gad, l’Alleanza, gli antiberlusconiani o come si definiscono ( io li chiamo sempre comunisti e nessuno ha fatto niente per farmi cambiare idea), devono prendere le distanze da certi soggetti che ogni volta manifestano posizioni estreme. Questa Democrazia che tutti rispettiamo, vuole delle garanzie su certi personaggi. L’ultima volta abbiamo visto il compagno Diliberto al Ministero della Giustizia. Ecco, oggi vogliamo che qualcuno garantisca per le persone a credibilità zero, i signori che, delle risse in Parlamento e di quelle nei centri sociali, sono protagonisti da sempre. Prodi, il signore che inneggia contro i mercenari, parli chiaro e venga costretto a presentare la squadra di Governo all’inizio della campagna elettorale. Il Popolo sovrano dovrà sapere se votando Ulivo avrà un “giottino”, un no global, uno di quelli che gridano 10, 100, 1000 Nassyria come Ministro degli Interni! Il problema più grande è che questi personaggi sono rappresentanti di un sentimento che serpeggia nella sinistra. Ho letto i tanti messaggi di solidarietà che ci sono sul vostro muro parlante ma uno mi ha colpito in particolare. Uno che dice “più treppiedi per tutti”. L’odio, la violenza, la stupidità sono sentimenti più diffusi di quanto possiate immaginare. Avete fatto bene a pubblicare quel messaggio e non mi meraviglierei più di tanto se qualcuno inneggiasse a quel pazzo che si è scagliato contro il Premier. Anzi dico di più. Sono sicuro che più di qualcuno, appena appresa la notizia, abbia provato un senso di gioia, accompagnato da una profonda tristezza quando appreso che in fondo Berlusconi ha un’ottima cera e non è sufficiente un pazzo sinistroide per farlo fuori. Il tutto è colpa dell’ignoranza e dell’odio personale. Di quell’odio personale che permette ad una militante dell’Unità (definirla giornalista sarebbe un’offesa per la categoria) di parlare alla conferenza stampa di fine anno del lifting del Premier. Ma lo capite che quell’uomo è stato male? Non con un’influenza ma con un tumore! Avrà pure il sacrosanto diritto di darsi una sistemata per rappresentare al meglio il Paese dopo che ha fatto quelle cure che solo ad immaginarle ti viene la pelle d’oca! Sempre gli stessi toni polemici. I sinistri sono sempre gli stessi! Li ricordo in piazza nel ‘94 quando dicevano ai pensionati che Berlusconi gli avrebbe tolto la pensione. Mai bugia fu più grossa. E li ricordo in quella stessa occasione quando bruciarono il fantoccio del Premier. Avete presente le manifestazioni dei palestinesi, quelli che credono che facendo i kamikaze si verrà accolti in Paradiso da 7 vergini? Ecco per trovare gente simile che brucia fantocci e bandiere americane devo andare lì, nell’ignoranza e nella povertà più assoluta.
Ebbene, noi popolo moderato non ci accontentiamo più delle finte telefonate di solidarietà. Ci vogliono messaggi chiari. Quando un esponente romano di Rifondazione sparge letame sotto casa del Premier, Veltroni gli toglie le deleghe (che però restituisce immediatamente facendo un po’ di peripezie appena si distoglie l’attenzione sul caso) ed esprime solidarietà a Berlusconi. A giugno lo stesso esponente no global viene candidato nella lista di Rifondazione e i suoi voti vengono sommati con quelli di Prodi come se niente fosse. Naturalmente il soggetto in questione è andato a fare gli espropri proletari da Feltrinelli e Veltroni, come da copione, ha condannato. A cosa dobbiamo arrivare per far dire alla Gad che non sono graditi i contributi elettorali di questi teppisti da strada? Ecco, noi non ci fidiamo più. Siamo stanchi della solidarietà fasulla di chi, con una mano condanna l’atto di una persona, e con l’altra ci spartisce e amminEstra tutto ciò che è spartibile. A me dispiace che proprio il primo giorno dell’anno mi tocca scrivere usando questi toni. E mi scuso. Ma non ce la faccio proprio a stare in silenzio. Oggi è una giornata da “conati di vomito” per citare il grande Ministro Calderoli per una Giustizia che non fa giustizia, un Capo dello Stato che fa lo gnorri e una sinistra che finalmente ha trovato un nuovo nome: Uniti nell’Odio.

1-01-05

ORA LA POLITICA ESTERA CI PIACE DI PIU’!

La Destra per la prima volta esprime un Ministro degli Esteri. E non a caso questo Ministro è proprio Gianfranco Fini. Un momento storico per Alleanza Nazionale. La fine di un percorso politico fatto di esami superati in maniera magistrale e l’inizio di una nuova stagione. Oggi, finalmente, Fini non è più soltanto il Presidente ed il fondatore di quella destra europea in cui ci riconosciamo. E’ anche e soprattutto il rappresentante dell’Italia all’estero. Sembrano passati secoli da quando il rappresentante del Belgio si rifiutava di stringergli la mano nel ’94. E tra i tanti esami vanno ricordati i molteplici viaggi negli States dove ogni volta è stato accolto con grande entusiasmo tanto dai nostri compatrioti, quanto tra le autorità da Bush al Sindaco Giuliani. Stessa cosa vale per Israele, dove precisamente un anno fa, è andato a voltare pagina a nome della destra italiana. Le abbiamo viste le solite critiche, le polemiche, le scissioni, ed oggi, ad un anno di distanza, l’unico risultato evidente è un suo meritato successo personale. Chi doveva spaccare il partito per portarsi via gli elettori storici non ha convinto nessuno e si è portato a casa a malapena la somma dei voti delle liste estreme già fuori da An. La destra finiana non solo regge, ma è un partito che si rimette continuamente in discussione. Da oggi il Ministro Matteoli, fondatore di Nuova Alleanza e vicino alla nostra realtà, è il nuovo condottiero insieme ad Alemanno e La Russa del nostro partito. Ma il contesto della politica estera in cui andrà a lavorare Fini, si annuncia un terreno molto fertile che potrà offrire al centro destra italiano piacevoli ed importanti sorprese. Fino a qualche mese fa, la presenza di Prodi in Commissione Europea permetteva al centro sinistra italiano di portare avanti vere e proprie crociate anti italiane. Lo abbiamo visto per il ponte sullo stretto, quando gli ulivisti hanno votato contro una grande occasione di sviluppo per il nostro meridione pur di non dare occasione a Berlusconi di realizzare la più grande opera promessa in campagna elettorale. Ecco con il nuovo Presidente Barroso, tutto ciò non sarà più possibile. Questo grande leader del centro destra portoghese si è sempre distinto per le sue capacità diplomatiche. Nel 2003 organizzò l’incontro alle Azzorre tra Bush, Blair e Aznar che dette il via alle operazioni militari in Iraq. E’ ovvio che la sua elezione a Presidente, contestualmente alla grande vittoria americana dei Repubblicani e di George Bush, permetteranno una nuova stagione fatta di un dialogo privilegiato tra Europa e States. Sul fronte russo, a fare da contatto diretto per i rapporti c’è sempre l’Italia. L’abbiamo visto la notte delle elezioni americane quando Putin e Berlusconi seguivano allegramente dal Cremlino i successi dell’amico candidato George Bush.
In questo contesto mondiale si inseriscono due nuovi fatti rilevanti: la morte di Arafat e la firma della Costituzione Europea a Roma.
Il primo pone di fatto il mondo mediorientale ad un punto di svolta. E’ arrivato il momento in cui non ci sono più scuse per la costruzione di quel dialogo che si auspica da anni. La firma della Carta Costituzionale Europea a Roma invece sta a rappresentare il successo nella politica estera del nostro Governo. Ormai è più che evidente che con il lavoro quotidiano fatto prima da Berlusconi, poi da Frattini e ora da Fini, la politica estera passa da Roma e parla italiano. Quella Costituzione ha visto Fini come costituente ed è stata la sua prova finale prima di essere promosso al Ministero degli Esteri. L’enorme mole di lavoro svolta in questi tre anni in politica estera, e i numerosi risultati conseguiti, la grande capacità di accreditarsi con discrezione nelle cancellerie di tutto il mondo, lo hanno portato a diventare il rappresentante dell’Italia. Oggi, come mai nella storia repubblicana, siamo protagonisti di un modello politico che promuove il dialogo e la pacificazione, salvaguardia la sicurezza e l’identità. La stabilità politica del Governo più longevo della Repubblica è stata fondamentale per poter costruire tutta quella serie di relazioni internazionali che finalmente sta producendo i primi effetti positivi. E’ un risultato in più da presentare a fine mandato agli elettori. Quei casi disastrosi della politica estera delle sinistre, i vari Ocalan, Fidel Castro a Roma, caso Cermis, guerra del Kosovo, Baraldini sono ormai lontani e distanti anni luce dalla nostra storia politica. E’ per questo che dobbiamo riuscire a lavorare al meglio con le relazioni internazionali per rilanciare il ruolo dell’Italia. Oggi più che mai, uno slogan ci ha portato fortuna. Chiediamo a Fini di tenerlo sempre presente nei suoi viaggi futuri. In tutto il mondo, da nostro rappresentante e da uomo di destra, deve sempre avere come solo e unico interesse gli italiani.

Editoriale del Margine - Dicembre 04

Finalmente le riforme…

193 deputati in meno, Senato Federale, più poteri al Premier. Dopo 57 anni la più grande rivoluzione innovatrice della Costituzione… e la sinistra si barrica dietro al referendum.

Ci sono volute 23 sedute e 109 ore di dibattito. Alla fine il disegno di legge di riforma costituzionale ha ottenuto il primo via libero dalla Camera. “Un miracolo dovuto ad un Governo che finalmente dura un’intera legislatura” ha immediatamente commentato il Presidente del Consiglio. Ma mentre il Presidente Casini annuncia il fatidico “la Camera approva” uno dei leader della sinistra, Rutelli, parla di “giornata nera per la Repubblica”. Le sinistre inoltre, per bocca di un ex riformista pentito come Prodi, durante tutti i lavori hanno detto no in maniera ideologica. Un no poco lungimirante di cui dovranno assumersi le responsabilità. Per cinquant’anni si è detto che il Movimento Sociale di Almirante non poteva andare al Governo perché non aveva partecipato alla scrittura della carta costituzionale. Ecco, oggi la sinistra sbatte la porta in faccia ad un’occasione storica per poter riformare il paese.
La cosa tragica è che questa triste politica è l’unica cosa che la renda unita. Un unico fronte da Boselli ai no global che non sa trovare proposte concrete per governare ma che riesce ad unirsi benissimo nel non governare. Auspico che la Casa delle Libertà porti avanti le riforme. L’abbiamo votata per questo e non per aspettare un dialogo insperato che non verrà mai. Dall’altra parte i “talebani rossi” hanno capito una cosa. Che se Berlusconi riesce a fare le riforme che ha promesso non vince ma stravince. E se rivince Berlusconi molti di loro verranno colti da malori intestinali. Bisogna evitare tuttociò. Poi se a pagarne il prezzo è il paese poco importa. L’importante è salvare il partito e i compagnucci della parrocchietta.
Una riforma costituzionale scritta da una sola parte è certamente più povera di un lavoro bipartisan. Al momento non ci sono le condizioni. Per questo dobbiamo riuscire a scrivere una buona riforma. L’opposizione proporrà un referendum che verrà interpretato come una potenziale spallata al Governo. Se quel referendum passerà diranno che la maggioranza degli italiani è con loro… Dobbiamo evitarlo. Dobbiamo scrivere delle regole che convincano fortemente il nostro elettorato e riescano a strappare qualche elettore ai moderati delusi dall’Ulivo. Cosa diranno i riformisti della Margherita di questa chiusura nei confronti delle riforme? Vedevo in aula qualche giorno fa i volti tristi di quei moderati schiacciati da Fassino e Bertinotti che proprio non ce la facevano a dire di no al dialogo.
Mi chiedo per l’ennesima volta. Se non si ha il coraggio, la forza e soprattutto la capacità di unirsi nel poter scrivere le regole del paese come si può pretendere di governare? Ricordo il vecchio buon “Polo delle Libertà” quando di fronte alla prima legge finanziaria di Prodi scrisse una controriforma, una “Controfinanziaria”, con delle proposte concrete che furono spazzate via da un voto di fiducia, messo da chi oggi di fronte ai voti di fiducia fa la parte del puro e del moralista. Quel nostro Polo delle Libertà ha conquistato la maggioranza degli italiani grazie a quel forte senso di responsabilità che ci ha sempre visti protagonisti della vita politica. Abbiamo partecipato ad una Bicamerale per le riforme, che ha di fatto “sdoganato” il comunista D’Alema. Poi quelle riforme non ci piacevano, ma non abbiamo mai detto di no in maniera pregiudiziale. E allora sono queste le nostre differenze. E’ questa la scelta di campo che dapprima De Gasperi e poi Berlusconi propongono al paese. Tra l’Italia degli insulti e l’Italia responsabile, tra quella del “tanto peggio, tanto meglio” e quella che sempre e comunque ha come unico interesse gli italiani.
Ripartono le riforme e riparte l’ampio respiro di una maggioranza che lavora per mantenere gli impegni presi con gli elettori. L’estate ha fatto calmare le tensioni e i nervi degli alleati e appena riaperta l’aula, a parte la necessaria dialettica interna, non si registrano strappi. Si respira altresì una grande voglia di lavorare insieme e di dimostrare davvero che non stiamo lì solo per battere i record di durata ma anche quelli di qualità ed innovazione. Vorrei tanto che quest’unione dei vertici si registrasse anche nella base militante dei partiti. Questo spirito riformista può essere davvero il collante, in senso positivo, in un momento unico. Poi certamente ognuno ha la sua sensibilità. Ma se in un momento di crisi economica internazionale in cui nessuno crede e investe nel futuro, in Italia non solo si pensa a difendersi, ma si fa una politica lungimirante è proprio per svegliare delle istituzioni un po’ invecchiate, un po’ arrugginite dalla burocrazia. Per dare coraggio ai nostri ragazzi, alle nostre imprese. A chi la notte non va a dormire per far tornare i conti della propria azienda. Per le nostre famiglie e soprattutto per le nuove che devono essere tutelate. Per i nostri nonni che con tanta fatica hanno costruito questo nostro paese e con altrettanto entusiasmo hanno affidato la loro fiducia alla Casa delle Libertà.
Noi da destra con tutta la nostra forza non possiamo e non dobbiamo deludere la nostra gente. Dobbiamo sostenere fortemente queste riforme, difendere quotidianamente il lavoro dei nostri rappresentanti che con sempre più fermezza dovranno mettersi immediatamente al lavoro, anche e soprattutto per riformare una giustizia che permette ad un criminale che ha ucciso oltre 100 persone e fatto saltare in aria Giovanni Falcone, di godere di permessi premio per “buona condotta”.

Editoriale del Margine di Ottobre 04

L’11 Settembre siamo stati uniti in un unico destino:
una grande battaglia contro il terrorismo.

11 settembre, Nassirya, Madrid, Ossezia. Il mondo unito nel dolore e nella lotta. Nessuno può far più finta di niente.

C'è qualcuno che forse ha già dimenticato quel giorno, c'è chi ha dimenticato quelle immagini, quella disperazione, quel silenzio dopo la tragedia. Era il nostro mondo in quel fatidico 11 settembre ad essere sconvolto. Era una violenza che qualcuno aveva fatto ad ognuno di noi, nella nostra parte più intima e personale. Tutto capitava nel momento in cui la Destra, era lì, schierata coi suoi uomini da pochi mesi a guidare un paese un pò demoralizzato. E' importante ricordare quel giorno e quel contesto in cui per la prima volta ci accorgevamo che qualcuno per motivi religiosi era pronto a mettere in pericolo le nostre vite.

Ricordo l'11 Novembre, due mesi dopo quando l'Italia scese in piazza per non dimenticare ciò che era successo. Una grande manifestazione blindata, con la tensione alle stelle per paura di attentati e tutto il nostro grande e bel Governo schierato lì, unito moralmente ad un'Italia che non voleva restare in silenzio. C'era la Destra, la mia Destra, quella che oggi come sempre mi vede partecipe in prima linea. Quei tanti tricolori, quelle tante stelle e strisce davano il senso di una vera comunità internazionale che si è trovata a ribadire in piazza una comune appartenenza di valori e di idee. C'è stato un pesante silenzio: quello delle sinistre che anche sul documento contro Bin Laden si sono spaccate in 5 diverse mozioni. La nostra Italia, quella che amiamo e di cui siamo orgogliosi era lì in quel momento. A casa rimasero la sinistra e i terroristi…


Purtroppo una parte della sinistra in piazza c'era, quella parte che se non ci fosse bisognerebbe vietare di inventarla. E'quella dei no-global, quella dei criminali che dopo aver devastato Genova ha ancora il coraggio di scendere in piazza e di mostrare il suo volto peggiore. Ma forse è anche questo il senso di un 11 settembre che è sempre di più una data, un simbolo, un valore da difendere, una battaglia da combattere. Non solo è un messaggio per dire da che parte si sta, è anche un modo di dire con chi non si vuole stare, dire in maniera chiara e precisa chi sono i propri avversari. E' un modo per prendere le distanze con quei soggetti, siano essi di destra o sinistra, fascisti o antifascisti che in quei tragici momenti, quando potenzialmente 100.000 persone potevano morire nelle torri, festeggiavano.
Proprio mentre il mondo si prepara a ricordare le vittime di questa strage avviene una nuova tragedia. Una delle pagine più nere della storia della Russia. Il terrorismo islamico è riuscito un’altra volta ad uccidere e soprattutto a terrorizzare e demoralizzare una grande nazione. Un terrorismo che vede amplificare enormemente i suoi attentati da un sistema di media che rende il pianeta un unico villaggio globale. Ed ecco allora che quei bambini diventano i nostri nipotini, le vittime dell’11 settembre diventano i nostri fratelli maggiori, quei mitici pompieri diventano i nostri eroi a cui porgiamo le nostre preghiere notturne. E’ straordinario come le distanze magicamente si accorcino e diventiamo tutti parte dello stesso mondo, uniti nel dolore e nella voglia di sconfiggere questi terroristi criminali. Ed è bello ricordare quell'unione morale che univa il nostro popolo sotto un grande tetto. Le ricordo quelle tante persone con cui parlavo dall'altra parte del mondo. Pensavamo le stesse cose, dicevamo le stesse cose. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una guerra senza pietà che punta a terrorizzare il mondo civile, punta sui bambini, tenta di destabilizzare le nostre certezze, la nostra tranquillità. Dopo quella triste data non è più la stessa cosa prendere un mezzo pubblico, andare ad un concerto, allo stadio e dopo la strage di Madrid peggio ancora. Si sta col sospetto che è sinonimo di paura. Una paura pericolosa che mette a rischio chi è diverso da noi, che è alla base della xenofobia. Una paura che ci logora e ci porta sempre e comunque ad avere sospetto di chi ci sta affianco solo perché sta con uno zainetto e probabilmente ha la pelle un po’ più scura della nostra. E allora l’enorme lavoro fatto negli ultimi anni per l’integrazione si annienta di fatto dietro uno sguardo sospettoso. Nel momento in cui la Oriana Fallaci, che stimo e apprezzo quotidianamente, vende milioni di copie vuol dire che la gente quelle cose le pensa sul serio. L’Eurabia (Europa invasa dall’Islam) che l’Oriana cita negli ultimi due libri è una realtà in cui ci sentiamo, purtroppo, di vivere. Quando addirittura il telegiornale più visto in Italia apre leggendo interi brani del suo libro, come non ha mai fatto con nessuno, neanche col Papa o con Montanelli, vuol dire che la nostra società quelle cose le sente davvero. Allora ecco perché è necessario prendere coscienza dei processi storici per evitare vere e proprie invasioni. Per questo è auspicabile al più presto allargare il dialogo col mondo islamico moderato prendendo atto delle regole che ci sono e che vanno comunque rispettate. Dobbiamo prendere atto di realtà che ci sono ma con la stessa delicatezza queste realtà devono adeguarsi al nostro mondo. Nessuno gli vieterà di pregare il proprio Dio, ma nessuno permetterà pratiche incivili come l’infibulazione nei nostri ospedali. In questo i nostri padri costituenti sono stati dei grandi maestri. Tutte le religioni sono permesse a condizione che non violino la legge. Una legge che tutti dobbiamo rispettare, una Costituzione in cui, anche e soprattutto i nuovi cittadini, devono riconoscersi. E allora prendiamo da subito dei provvedimenti per non vedere più stravolto il nostro mondo. Cerchiamo di coinvolgere i paesi del mondo arabo moderato, che sono le prime vittime del terrorismo, in un dialogo che ci permetta di creare una grande coalizione internazionale. Questa volta davvero ci troviamo di fronte alla lotta del bene contro il male. Dobbiamo riuscire a mettere da parte i nostri problemucci “caserecci” per poterci battere in maniera forte contro il terrorismo. In ogni paese le opposizioni con forte senso di responsabilità dovranno sapersi schierare se necessario con i governi, perché un paese unito è più forte di un paese litigioso. Anche in Italia dobbiamo creare più unità. Riusciamo, se possibile, ad unire anche i nostri giovani intorno ad un tavolo comune, perché proprio loro sono la futura classe dirigente e la speranza della nostra Nazione. Solo se andremo a difendere il nostro mondo civile, la nostra pace nella giustizia, la nostra Libertà, forti e coesi potremo fare in modo che prendere un treno non debba significare stare col terrore, accompagnare un bimbo a scuola non sia sinonimo del dover stare col panico per potenziali sequestri, andare in ufficio non significhi ripetere l’11 settembre.

E “dopo il pensiero nasce l’azione”. Non dimentichiamo allora i nostri eroi, coloro che combattono ogni giorno una guerra impopolare. Non dimentichiamo i nostri circa 1000 fratelli americani che non torneranno a casa da questa guerra. Non dimentichiamo infine l’enorme lavoro che i nostri Presidenti Bush, Berlusconi, Blair stanno facendo per difendere i nostri paesi dal terrorismo e dalle conseguenze di una guerra impopolare. Riprendiamoci il nostro diritto alla vita, il nostro diritto di tornare a sorridere ed essere felici. Riprendiamoci quella Libertà ottenuta dai nostri padri e dai nostri nonni e per la quale 260.000 ragazzi americani non tornarono mai in patria.

Anche questa notte una candela brillerà dalla mia finestra. E’ un mio modo semplice per dire grazie alla mia gente. A quel popolo, a quella Patria che non vorrei mai veder distrutta dai giannizzeri che qualcuno vorrebbe fermare a colpi di bandiere della pace.

God Bless America!
Roma 11 Settembre ‘04

La "sporca guerra imperialista americana" è giusta se la conduce Kerry, Fassino e Rutelli...

VERGOGNA! Semplicemente vergogna per la schifosa marchetta dell'Ulivo a Kerry. Adesso che viene dato vincente nei sondaggi la sinistra si prepara a nascondere la fasulla protesta pacifista pur di trattare coi democratici. Naturalmente al tavolo delle trattative Kerry non mette in discussione la guerra anzi dice che manderà più uomini. E allora la guerra diventa giusta e divina anche per Fassino. Meno di 24 ore fa ha votato con tutto l'Ulivo contro la missione in Iraq. E qualche tempo fa votarono addirittura per il ritiro delle truppe. Lo potevano dire che il problema non era la guerra del petrolio ma soltanto chi la stava conducendo! Poi quando Kerry ha detto che la guerra bisogna continuarla, dato che alla sinistra serve l'appoggio di Kerry allora tutto sta a posto. Le folle oceaniche di pacifinti non esistono più, anzi sono una carta scomoda da nascondere al tavolo delle trattative. Per gli affari interni della sinistra diventa tutto giusto, bello e legittimo. Quando l'Italia bombardava il Kosovo la gente non moriva, quando l'uranio impoverito uccideva i nostri ragazzi si faceva finta di niente perchè la guerra era troppo giusta, quando ci vendevamo le vittime del Cermis all'America in cambio dell'amica terrorista Baraldini tutto era normale. Normale appunto. Come "L'italia normale" il libro-programma di D'Alema del 95. Un'Italia in cui i terroristi non sono tali solo se amici dei comunisti (Ocalan e le 20.000 vittime del Pkk); Tito e gli infoibatori che ricevono oggi 32.000 pensioni e relative reversibilità grazie alla Cgil ed ad una legge voluta dal Pci sotto solidarità nazionale; Castro che viola ogni giorno i diritti umani e che nel `96 prodiano veniva accolto in Italia con manifesti di "Benvenuto Fidel". Io quest'Italia normale non la voglio. Le normalizzazioni mi fanno schifo. Io non sono normale se questa è la normalità. Sono diverso, sono di destra. Sono contro i terroristi oggi e sempre. Sono al fianco degli Stati Uniti, tanto quando bombardano i talebani, tanto quando bombardano Saddam. Sono con Bush, sono con Kerry e se necessario sto pure col demonio per affermare i diritti di un Iraq libero. Sono per un paese responsabile della propria politica estera, che metta gli interessi della gente al di sopra di ogni interesse di parrocchietta. Sono per la missione in Iraq e lo sono sempre stato la facesse Bush, Clinton o Kerry. Ero con Clinton, sto con gli Usa e non sopporto chi godeva in quel maledetto 11 settembre. Dove stava la sinistra quando il paese scendeva in piazza due mesi dopo a Roma per esprimere la sua solidarietà con gli Usa. Molti degli elettori dei sindaci di Roma, di Napoli, Bologna, Genova, Venezia stavano a pochi metri da noi a bruciare bandiere americane. Anche questo è terrorismo, il più triste e becero. Un terrorismo che non spaventa nessuno. Che spaventa solo chi deve investire in Italia e vede le immagini sulla Cnn. "Gli italiani non hanno mai smesso di amare gli Stati Uniti" ha dichiarato oggi Rutelli e allora vuol dire che questi non sono italiani. Gli italiani che amano gli Usa non si risentono soltanto dopo 3 anni di ambiguo silenzio solo adesso che gli serve di trattare con gli Usa per i loro porci affari. Gli italiani che amano gli Usa erano con me, in piazza quell'11 Novembre 2001 all'Usa day, alla manifestazione più blindata nella storia del paese, coi caccia militari sopra la testa, a rischiare la propria vita due mesi dopo l'attentato alle torri, insieme al mio presidente Berlusconi, al mio presidente Fini, al mio presidente Casini, al mio presidente Bossi. Dove stavate gente di sinistra se non a cucire le strisce colorate delle bandiere dell'iprocrisia pacifista! Se fosse per voi in Afganistan ci sarebbero ancora i Talebani a stuprare le donne, a vietare la musica, a stuprare la dignità e le libertà fondamentali dell'uomo. In Iraq ci sarebbe ancora Saddam a gasare i kurdi a prendere i bambini per fargli fare gli scudi umani, ma quella è la pace della sinistra. Il non intervento. Il silenzio. Il non volersi prendere le proprie responsabilità di fronte ad un terrorista. Il sostenere la politica del ritiro e della pace. Questa è la normalità della sinistra. E´ quella normalità che con il centro destra, con quei 15.029.267 italiani che costituiscono la maggioranza nel paese che ci ha confermato la fiducia un mese fa, vogliamo contrastare con una politica forte e innovativa. Una politica che non stia in silenzio di fronte ai massacri. Una politica che voglia ristabilire le condizioni di sicurezza nei paesi dove i terroristi hanno sempre trovato terreno fertile. Una politica che voglia sostenere lo sviluppo di quei paesi che per colpa della fuga dei cervelli non riusciranno mai ad avere una classe dirigente efficiente. Una politica filo atlantica in continuità della nostra tradizione liberale. Una politica altresì forte e dura contro quei soggetti che minacciano quotidianamente il nostro paese ed il nostro presidente Berlusconi. Contro di loro, contro i kamikaze, contro coloro che hanno fatto morire migliaia di fratelli americani l´11 settembre, contro coloro che ogni giorno fanno morire in attentati e vivere nel terrore i nostri fratelli d´Israele c´è la voglia di continuare a lottare per continuare ad affermare che non vogliamo rinunciare al nostro mondo. Dove non arriva la diplomazia e la politica arriveranno le armi. Ma noi non lo vogliamo. Non siamo noi, a 14 anni ad essere stati abituati a fare i kamikaze. Io a 10 anni non ho mai giocato col mitra. Io non lapiderei mai una donna, al massimo la manderei a quel paese! Io sono parte di quell´occidente che non è superiore perché rispetta i diritti umani; è superiore semplicemente perché non è barbaro e incivile come parte del medio oriente.
Io sono parte di quell´occidente orgoglioso, che cammina a testa alta e che non abiura facilmente le proprie idee. Quando qualcuno cambia idea con tanta facilità mi spaventa. E quando qualcuno da sinistra, non rendeva neanche onore alle vittime di Nassirya perché vittime della guerra americana, qualcun altro, sempre da sinistra gridava 10, 100, 1000 Nassirya, io ero lì, insieme a milioni di italiani a ringraziare i nostri eroi. E se oggi qualcuno si risveglia tutto "proud to be an american" (orgoglioso di essere americano come dice uno slogan locale) la cosa mi insospettisce. Non vorrei che proprio adesso che il Parlamento ha risolto dopo 10 anni il conflitto d´interessi, fosse proprio la sinistra ad avere una politica estera conflittuale ed interessata.

Giorgio La Porta - 30-7-04 Pubblicato sul www.SilvioBerlusconifansclub.org

FIDUCIA AL GOVERNO: L'ITALIA APPROVA!

Con 60.117 voti in più la casa delle Libertà si conferma la coalizione più votata. Anche nel resto d’Europa vince il Centro-Destra.

di Giorgio La Porta

Una vittoria, di poco, ma pur sempre una vittoria. Ogni maggioranza al confronto con gli elettori a metà legislatura solitamente prende qualche scossone. La sinistra nel ’98, proprio a metà legislatura perse alcune tra le sue roccaforti come Bologna, seguita poi dalla Provincia di Roma e soprattutto tante città in Emilia e Toscana. E’ per questo che la manciata di voti in più presi dalla nostra coalizione assume un valore tutto speciale. In un’elezione in cui in tutta Europa i governi pagano il prezzo dell’economia che non decolla, di un euro che è sinonimo di carovita, in Italia il nostro Governo regge bene ed anzi sorpassa l’opposizione. I partiti che sostengono direttamente l’attuale maggioranza (Forza Italia, An, Udc, Lega, Nuovo Psi e Repubblicani) ottengono 15.029.267 voti contro i 14.968.550 ottenuti dall’Ulivo più Di Pietro e Rifondazione. A parte le riflessioni su un partito di estrema sinistra che non ha mai dichiarato di voler sostenere questo centro sinistra, quanti saranno i “disobbedienti” di questa sinistra alternativa ad obbedire ai comandi delle truppe di Prodi, Mastella e Fassino? Ve li pensate i no global dopo aver finito di devastare una banca o una pompa di benzina andare tutti incappucciati ad applaudire i comizi dell’Ulivo? Beh io faccio difficoltà.
E sinceramente non riesco neanche a capire come faccia l’Ulivo a dare per assodato che esponenti delle frange noglobal, i devastatori di Genova, successivamente arrestati e poi protagonisti di vergognose spargimenti di letame sotto casa del premier, siano nelle loro liste o quantomeno nei partiti alleati.
Non ci si può lamentare del ritorno della violenza in politica e poi legittimare con una candidatura quelle persone che marciano “pacificamente” con mazze e scudi, distruggono, sempre pacificamente, banche, pompe di benzina, Mc Donald’s, smontano sampietrini dalla strada per lanciarli pacificamente alle forze dell’ordine. La sinistra se non li isola, perde. L’Ulivo, le forze moderate del centro sinistra, devono trovare la forza di isolare le frange violente, anche se gli costa qualche punto in percentuale. Non possono e non devono essere ostaggi dei noglobal.
Cosa succede se Rifondazione, forte del suo 6%, chiede agli ulivisti il Ministero degli Interni per metterci un esponente di questi movimenti? Secondo voi l’Ulivo preferisce fermarsi al 39% senza pagare questo tipo di prezzo o vendersi il vendibile pur di ritornare ad okkupare sistematicamente tutti gli spazi gestibili dal Governo?
La sinistra ha davvero poco da festeggiare. Queste europee hanno finalmente sfatato il mito che Ulivo, più Rifondazione, più Di Pietro ottengono più consensi della Casa delle Libertà. Infatti tanto Di Pietro quanto Rifondazione raccoglievano gran parte del loro bacino elettorale tra i delusi dell’Ulivo. Nel momento in cui si mettono di nuovo tutti insieme, i numeri lo dimostrano, non riescono più ad ottenere lo stesso consenso. Non a caso, il partito di Bertinotti non ha mai detto in campagna elettorale di stare con l’Ulivo e proprio su questo equivoco è riuscito ad ottenere un buon risultato. Altra cosa sarà quando questi elettori non troveranno più la falce e martello sulla scheda, ma vedranno al massimo un triste ramoscello d’ulivo. Anche la lega nel ’96 da sola otteneva il 10%, adesso col Governo ha ottenuto dapprima il 3.9 e adesso il 5. Strillare contro tutto e tutti è facile e conveniente, far tornare i conti del paese e prendersi le responsabilità di mandare avanti la “baracca” è leggermente più difficile.
Ma un dubbio ancora mi lascia molto perplesso. La sinistra che ha vinto al comune di Roma il 27 maggio 2001, solo dopo un ballottaggio testa a testa 12 punti in meno in percentuale, in quell’occasione scese in piazza a festeggiare. Due settimane prima la gente li aveva cacciati a pedate dal Governo del paese, assegnando al centro destra la più grande maggioranza della storia della Repubblica. Eppure festeggiavano. Questa volta, sebbene con meno voti e con una compagine incoerente, inconciliabile e troppo differente, dicono di aver vinto. Ma allora, perché non sono scesi in piazza a festeggiare ed anzi hanno annullato la festa di piazza prevista per la domenica del voto dalla lista del triciclo?
Ebbene non solo la sinistra non festeggia, ma è una delle pochissime opposizioni in Europa che non è riuscita ad ottenere più voti della maggioranza.
Alla sinistra sempre più spaccata e faziosa, logorroica e distruttiva, dopo aver finito di giocare con i girotondi ed i tricicli, vogliamo consigliare noi un gioco molto divertente e costruttivo per l’Italia: il nascondino!

Il Margine Luglio 04 articolo di prima pagina

L’Europa sbologna Prodi
Nel nuovo Parlamento di Strasburgo viene premiata l’alleanza tra centro e destra che si affretta a licenziare Prodi. La stampa internazionale ritiene “scandalosa” la politica del Professore. Approvata la Costituzione scritta da Gianfranco Fini; la firma avverrà a novembre a Roma

Se in queste elezioni europee non è chiaro chi abbia vinto, è altresì chiarissimo chi ha perso. Il non candidato, l’altissimo presidente della Commissione Europea, colui che c’era e non c’era. Era presente per attrarre voti in una strategia che coinvolge le istituzioni a fare da testimonial e che tentò di coinvolgere addirittura Ciampi, messo per scenografia in una convention; è assente invece, e la sua assenza è straordinariamente rumorosa, quando si perde e c’è un prezzo da pagare. Ufficialmente non era in lista e dunque non deve pagare niente. Ebbene questa strategia “fantasma” non ha premiato, anzi meno di tre giorni dopo la Margherita, il partito di Rutelli, per bocca di Franco Marini ex segretario del PPI, dice di scendere dal triciclo in corsa in vista delle regionali. Poi addirittura si ufficializza il tutto e si ammette che “il listone” non può e non deve essere un partito.
Ma il vero protagonista di questo dopo voto è la stampa estera che attacca frontalmente Prodi. I più cattivi sono i giornali inglesi che nel fare gli auguri al neo Presidente Barroso si scagliano contro la politica prodiana. “The Guardian”scrive: “La Commissione è appassita sotto la scialba guida di Romano Prodi”. Il Times in maniera molto più chiara e diretta gira il coltello nella piaga scrivendo “Il nuovo presidente non deve somigliare per nulla al precedente, la cui riluttanza ad abbandonare i suoi interessi nella politica nazionale italiana è stata uno scandalo” poi insiste “si è anche dimostrato inetto come amministratore”. Il giornale rilevava poi che “le sue disparate dichiarazioni in materia di Unione sono state un continuo imbarazzo diplomatico e che raramente una figura pubblica è stata così grossolana e irresponsabile”. Ma questo diffusissimo malcontento della presidenza del leader ulivista si respirava già da qualche giorno, quando gli osservatori francesi ed in particolare “Le Monde” titolava “addio senza lacrime”.
Nell’articolo si leggeva “Romano Prodi, dal bilancio discusso, lascia una Commissione indebolita”. Poi continuava a sferzare “senza carisma, è stato anche regolarmente accusato di utilizzare le sue funzioni a Bruxelles per pesare sulla politica italiana, dove gode di una buona immagine, quella del solo rimedio possibile a Berlusconi. Il successo tiepido delle liste che patrocinava alle elezioni europee mostra anche lì che il presidente della Commissione non ha fatto i calcoli giusti”.
A fare i calcoli giusti è stato invece Gianfranco Fini che, con una politica lungimirante, ha deciso due anni fa di andare a scrivere per l’Italia la Costituzione Europea. Le voci maligne, soprattutto da sinistra, lo vedevano come un esilio stile D’Alema-Prodi, ma oggi, con la nuova Carta Costituzionale che verrà firmata non a caso a Roma questo evento storico è tutto da attribuire al Presidente di Alleanza Nazionale. E’ il modo per entrare a testa alta nei libri di storia. Il lungo lavoro con gli altri paesi vede oggi la destra sempre più protagonista dei rapporti e delle relazioni con gli altri partner internazionali. E’ un percorso lungo, silenzioso, che la destra italiana sta portando avanti da tantissimo tempo senza fare clamori e soprattutto tenendo sempre presente quello che è il nostro unico interesse: gli italiani.

Il Margine Luglio pagina 3

 

UN SOLO INTERESSE, GLI ITALIANI

Il più bel messaggio che la destra potesse dare al paese. In un momento in cui il terrorismo sconvolge l'occidente è questo il nostro unico programma. Far capire alla nostra gente che il terrorismo non si vince con le bandiere pacifiste ma con un'azione decisa, determinata e sicuramente più impopolare.
Una destra responsabile, moderata ma con tanta voglia di lottare. Una destra matura è quella che trovo ogni giorno sui volti dei nostri rappresentanti politici. Ognuno di noi s'impegna per spiegare alla gente che è facile mettere un bel faccione con la bandiera della pace in campagna elettorale, come ha fatto l'attuale presidente della Provincia di Roma, ma non è ciò che serve al paese. E per questo lo slogan di Alleanza Nazionale diventa più vero. Mentre qualcuno pensa a cavalcare le onde pacifiste per andare a governare e fare i suoi porci comodi, c'è la destra a garantire la sicurezza di una nazione. Una destra coraggiosa, pronta a sfidare il giudizio degli elettori sapendo che chi si mette ad affrontare una guerra certamente non avrà vita facile.
E' questo il partito che mi piace. I momenti difficili internamente sono terminati, adesso c'è da fronteggiare da una parte il terrorismo e dall'altra chi prega cinicamente in un attentato per cavalcare un cavallo triste e squallido ed avere maggiore vantaggio nelle elezioni europee. A costoro non soltanto diciamo di essere vicino ai nostri ragazzi che combattono in Iraq ma ognuno di noi si sente oggi più che mai impegnato a contrastare chi vuole devastare il nostro mondo, la nostra democrazia, la nostra libertà. Per la prima volta voglio citare Giorgio Almirante, perché penso che in questo momento sarebbe orgoglioso nel vedere i suoi ragazzi nel governare il paese. Ricordo quando affermava "la libertà è coraggio, il coraggio è a destra!". E' con questo spirito che dobbiamo ritrovare la nostra forza, mettere da parte i rancori più personali per combattere tutti insieme due grandi battaglie. La prima contro i nostri avversari a sinistra che speculano vergognosamente sugli orrori della guerra, l'altra più lunga e difficile contro i nostri nemici, i terroristi. Siamo moderati ed europeisti ma non per questo dobbiamo arrenderci per paura di sconfitte elettorali. C'è una guerra in atto e va combattuta, proprio come quelle che hanno fatto i nostri padri ed i nostri nonni. Non possiamo farci indietro.
Siamo di destra, orgogliosi di esserlo. Stiamo al Governo per la prima volta nella nostra vita ed abbiamo la grande responsabilità di dover gestire una situazione difficile nata dopo l'11 settembre e oltretutto dobbiamo continuare a cambiare le cose, tagliare gli sprechi, far tornare i conti, difendere le famiglie, portare avanti i nostri valori e principi. Ci dobbiamo sentire uniti più che mai. Dopo il passaggio a sinistra della Spagna, l'Italia è diventata il più grande paese con governo di centro destra vicino agli Stati Uniti e direttamente impegnato nella ricostruzione e pacificazione dell'Iraq. È un ruolo importantissimo. L'Italia ha ritrovato la sua centralità internazionale grazie a questo Esecutivo. Si parla addirittura di entrare nell'Onu come membro permanente, cosa mai lontanamente sognata, ed Israele sta da tempo caldeggiando la nostra candidatura. Si parla di Roma per la firma della Costituzione Europea redatta anche dal nostro Presidente Fini. E sempre a Roma un vertice di pace tra Israele e Palestina per il ritiro da alcuni territori occupati. Tutto questo è il nostro lavoro, il nostro modo di operare, i primi risultati che iniziamo ad intravedere. Lavoriamo per la pace, una pace fatta di giustizia, una pace senza ipocrisia, senza bandiere colorate. La nostra idea di pace ci dice che un criminale come Saddam che sterminava la gente, usava i bambini come scudi umani, affamava un popolo per poi vivere nello sfarzo non poteva stare lì a violentare la dignità di un popolo. Sarebbe stato più facile continuare far finta di niente, cambiare canale, ma la politica non è la televisione. Ci siamo presi le nostre responsabilità e siamo scesi nel campo di battaglia.
Oggi ad un anno dall'inizio dalla guerra il popolo irakeno, ormai libero, vuole tornare alla tranquillità, vuole una stabilità interna e delle istituzioni capaci. In tutto questo l'intervento italiano è fondamentale, per non dire il migliore. Le nostre forze di sicurezza, i carabinieri in particolare, la croce rossa, stanno portando avanti con onore un lavoro encomiabile. Continuiamo a farlo anche se la sinistra dice che siamo okkupanti. Saddam non è stato sconfitto con le bandiere della pace. Lui forse avrebbe voluto tanti paesi con tante belle bandierine della pace e nessuno che lo andasse a prendere, stanare e catturare.
La libertà è coraggio e noi oggi più che mai abbiamo il coraggio di difendere strenuamente l'Italia e gli italiani prendendo atto che contro il terrorismo, oggi la Spagna abbandona la lotta…

Il Margine - Aprile 04

 

EUROPA: 10 A DESTRA 5 A SINISTRA

L'Europa ha voglia di certezze, lungimiranza, scelte sicure. E' l'unico modo per spiegare una grande onda lunga che da cinque anni a questa parte ha portato ben 10 paesi governati dalle sinistre a svoltare rotta a favore di coalizioni vicine alla Casa delle Libertà. Posso addirittura arrivare a vantare il successo di un vero e proprio modello politico italiano che sta trionfando in molti paesi europei. Ricordo nel '94, quando per la prima volta andammo al governo, tutti i partiti popolari europei vedevano con sospetto l'alleanza tra una forza moderata come Forza Italia ed un Alleanza Nazionale che ancora non aveva approvato le tesi di Fiuggi. L'Italia era una vera anomalia, come amerebbe definirla il Vice Ministro Urso, ma poi la sfida fu vinta, si scrissero programmi comuni, carte dei valori, i compagni di battaglia divennero gli stessi e si fondò così una classe dirigente che a dieci anni dall'inizio di quel laboratorio politico, governa l'Italia.
Un'altra svolta decisiva a destra si è avuta nel '99 nel Parlamento Europeo. Il gruppo Popolare (Ppe) a cui fa riferimento Forza Italia e Udc per la prima volta dopo 35 anni è diventato il primo partito ed ha deciso di allearsi con i liberali (Eldr) e con la destra di Alleanza
Nazionale (Uen) per avere una maggioranza stabile, tenendo così fuori da ogni gioco il Pse a cui fanno riferimento i Ds ed i socialisti. Per la prima volta la sinistra europea è in minoranza e da ciò che annunciano i sondaggi, ci resterà per i prossimi 5 anni. C'è poco da dire. Alla data di oggi, dopo la svolta storica della Grecia di pochi giorni fa sono 10 su 15 i paesi governati da coalizioni vicine alle nostre posizioni politiche. Il partito popolare europeo alla data di oggi sembra riconfermare se non aumentare i suoi consensi. Perché parlo di Parlamento Europeo, di gruppi politici europei? Beh tra un mesetto si vota e gran parte della gente è convinta che la sfida sia tra Berlusconi e la sinistra, tra il Governo e l'opposizione. Non solo è una falsità colossale per cercare di mettere in difficoltà l'Esecutivo ma è un modo per non parlare degli enormi insuccessi della sinistra in Europa. Partivano da 13 governi su 15 a sinistra per trovarsi dopo 5 anni con la situazione capovolta.
Lo stesso Prodi che sembra stare lì per grazia ricevuta, deve ringraziare i deputati della maggioranza europea di centro destra, i Fini, i Berlusconi, gli Aznar, per averlo votato per attribuirgli quel ruolo che lui sta usando strumentalmente per far campagna elettorale della sinistra e vedere esclusivamente gli interessi della sua parrocchietta. E allora non solo crediamo che il verdetto delle urne non debba intaccare l'operato del Governo, come non dovrà far dimettere tutte le centinaia di sindaci, consiglieri provinciali e regionali che saranno candidati da Margherita e Ds e non verranno eletti al Parlamento Europeo, ma rilanciamo una nostra sfida personale. La sfida di continuare a lavorare per l'Italia e per le Istituzioni. Diciamocelo chiaramente; questa opposizione non avrebbe mai il senso di responsabilità che ebbe la destra nel votare un Prodi a Presidente della Commissione Europea. Loro Berlusconi non lo voterebbero mai, perché non è un avversario ma un nemico da eliminare. Non gli importa se l'Italia ha un ruolo minore, basta che non si tocchino i loro peculiari interessi. Noi come ormai campeggia su tutti i manifesti d'Italia di interesse da difendere ne abbiamo solo uno: gli italiani.

Il Margine - Aprile 04

 

LA FORZA DELL'ENTUSIASMO


Da qualche giorno si è avviata la campagna elettorale per le elezioni europee. Dopo un inizio un po' silenzioso, Alleanza Nazionale ha messo in moto la macchina elettorale. Stiamo partendo col piede giusto. An ha infatti ingaggiato una delle più grandi agenzie di comunicazioni al mondo per preparare la più grande campagna elettorale della nostra storia.
Prima di iniziare la campagna elettorale, il Presidente Fini è andato in Iraq a ringraziare i nostri ragazzi in missione di pace. Inoltre tutto il territorio nazionale si è mobilitato per la settimana dell'orgoglio nazionale in ricordo delle vittime delle foibe e per la presentazione di un disegno di legge per l'istituzione di una giornata nazionale di memoria per lo sterminio dei nostri connazionali da parte delle truppe comuniste di Tito.
Dobbiamo affrontare la prova decisiva, il primo voto nazionale dopo le elezioni che ci hanno portato al governo. Ci dobbiamo armare di tanta buona volontà e di quella passione che ci contraddistingue. Dobbiamo capire una volta per tutte che questa è una prova decisiva. Se vinciamo queste europee e dimostriamo di avere il consenso della maggioranza degli italiani, la sinistra non avrà più niente da dire e tanto le regionali del prossimo anno quanto le riforme istituzionali che abbiamo preparato, saranno una corsa in discesa prima di arrivare alle prossime elezioni politiche.
Quello che ci vuole è quell'entusiasmo che ci ha portato a vincere tante battaglie al fianco di Storace, di Moffa e di Fini al Governo nazionale. Quello spirito di sentirci protagonisti del cambiamento di questo paese. Solo se riusciremo questa volta a non avere gli occhi spenti, come avvenuto alle ultime provinciali, riusciremo a battere le sei liste "unitarie" della sinistra. Io ci tengo a ricordare l'esperienza delle Provinciali come un'esperienza da cui prendere le distanze.
Partivamo col presidente uscente, i sondaggi ci davano di 10 punti favoriti su Gasbarra; eppure a due mesi dal voto avevamo già perso. Avevamo perso perché non c'era più intorno a noi quell'entusiasmo, quel sentimento di sfida di cui noi, gente di destra, siamo orgogliosi da sempre.
Ho lavorato 12-13 ore al giorno in quella campagna, al fianco di un candidato e non scorderò mai gli sguardi spenti della gente che si incontrava per strada. La nostra "gente con l'anima" sembrava non esistere più. Quel nostro elettorato storico, quella gente che ti ferma per strada, ti sorride e ti urla nelle orecchie di aver visto Fini in tv, magicamente non si incontrava più. Ebbene quei volti non li voglio più vedere, anche perché siamo noi che per primi leggiamo questo giornale a decidere le sorti della campagna elettorale.
Abbiamo dalla nostra parte i numeri, i risultati di questo Governo che purtroppo devono essere comunicati meglio agli italiani. Dobbiamo, una volta tanto, riuscire ad essere orgogliosi del nostro partito, del nostro grande presidente, dei tanti militanti e simpatizzanti che rendono vivo questo nostro movimento.
Ricordo una cosa. Nelle elezioni politiche del '96, quando vinse Prodi, riuscimmo ad avere il 16% dei consensi contro il 20% di Forza Italia, ma non siamo mai riusciti a sentirci una grande forza capace di essere il primo partito del nostro paese. Eravamo ad un passo e non lo abbiamo mai fatto. E mi arrabbio perché non ci manca niente. Abbiamo bravi ministri, strutture di partito radicate in tutto il territorio nazionale che possono far invidia al Pci degli anni '50 e soprattutto un consenso di AN che si aggira intorno all'11-12%.
Secondo i sondaggi di Palazzo Chigi, se si votasse domani la Casa delle Libertà otterrebbe il 48,6% contro il 40% dell'Ulivo ed il 7% di Rifondazione. Siamo ancora la maggioranza di questo paese, anche se in un momento di scelte difficili e dovremmo farci battere da un'armata Brancaleone fatta della peggiore sinistra giustizialista e forcaiola? Su Roma campeggiano i manifesti dell'Udeur con scritto "con Mastella e Martinazzoli" e questa è la loro novità, l'alternativa che propongono al paese. Vogliamo mandare davvero Mastella, Cossutta, Bertinotti, Fassino, al governo di questo paese? Io dico di dare a questa maggioranza la possibilità di terminare con tranquillità le sue riforme e di giudicare il suo operato tra due anni, quando si voterà per le politiche e le tante leggi emanate avranno prodotto i loro effetti. Prendiamo le tante infrastrutture che questo Governo sta realizzando. Di una tengo particolarmente: il ponte sullo stretto. Mio nonno, un siciliano dei primi anni del '900 già ne parlava e solo adesso, solo con questo Governo si sta finalmente realizzando. Gli vogliamo dare un po' di tempo?
E' vero che siamo in un periodo di crisi internazionale, ma è anche vero che le tasse non vengono alzate da due anni, i poveri diminuiscono e siamo tornati ai livelli di occupazione del '92. Dopo tante fatiche vogliamo vedere che qualcuno da sinistra, torni al governo e si prenda i meriti delle fatiche degli altri? Per tutto questo vi chiedo di tirare fuori tutta quella grinta che ci ha fatto essere vincenti in passato e che ci ha portato al governo di questo nostro bel paese. Abbiamo dalla nostra la capacità di essere un partito responsabile, moderno e propositivo ed è per questo che vi dico che non solo meritiamo di stravincere le europee, ma dobbiamo riuscire a migliorare questa nostra Italia o non siamo più quella Destra che per tanti anni abbiamo voluto vedere al Governo per cambiare le cose di un paese che sono sicuro merita davvero il meglio.

Il Margine - Marzo 04

 

Identità, Tradizione, Coerenza nei 10 anni di ALLEANZA NAZIONALE.

Dieci anni della nostra storia. Dieci anni di lavoro al fianco del Presidente Fini e di un partito che, forte dei suoi valori, crede nel cambiamento del paese. Siamo soddisfatti del lavoro di questo esecutivo in cui trovano piena espressione le istanze del mondo cattolico. Dobbiamo tenere al centro della nostra attenzione l'importanza del rispetto della vita e della persona umana. I nostri valori devono essere concretizzati in un'azione politica che tuteli soprattutto le strutture sociali in cui si inserisce la persona a partire proprio dalla famiglia. Istituire degli asili nido nei posti di lavoro, è un esempio di rispetto della dimensione relazionale della persona. E' inoltre un modo per contribuire al buon funzionamento della famiglia senza far venir meno gli obblighi d'impresa. La nostra destra, deve impegnarsi ogni giorno per tenere al centro del nostro impegno politico, fuori e dentro le istituzioni, i dettati della dottrina sociale della Chiesa. Dobbiamo governare questo paese, tenendo sempre presente l'importanza della solidarietà e della sussidiarietà che permettono un intervento teso allo sviluppo ed alla crescita di chi è più debole.
Come cattolici non possiamo non condannare e contrastare ogni giorno la cultura della morte, che come afferma Giovanni Paolo II, pervade oggi la civiltà occidentale. E' argomento di primaria importanza trattare di aborto, eutanasia, manipolazione genetica e clonazione degli embrioni umani. Pensando altresì alla vita dei nostri ragazzi, non possiamo fare a meno di combattere ogni forma di droga.
La Destra deve inoltre caratterizzarsi per un impegno a sostegno di un'economia sociale di libero mercato, in cui il capitale è strumento ed il lavoro garantisce la giustizia sociale.
Nella storia di An troviamo dieci anni di noi, dieci anni di alleanza tra forze sociali, cattoliche e nazionali per discutere, progettare e finalmente governare e realizzare. Un decennale in cui, forti delle nostre peculiari differenze abbiamo lavorato tutti insieme. La grande forza di Alleanza Nazionale è sempre stata la sua militanza di base. Il nostro è un popolo di gente con l'anima, gente che ogni giorno è protagonista in ogni singolo angolo del paese e che in ognuno dei nostri 8100 comuni d'Italia porta un contributo dialettico necessario alla vita stessa del movimento. E' il dialogo il grande mezzo che ha portato a questo nostro partito la responsabilità di governare una nazione. Ricordo il Presidente Fini a Fiuggi quando disse: "non ci interessa da dove veniate ma cosa sappiate fare per il nostro partito". E' questo il nostro spirito, la nostra voglia di continuare, di crescere. La grande capacità della classe dirigente è nell'ascoltare i diversi linguaggi, le diverse storie. E' per questo che i cattolici intendono impegnarsi in prima persona per un dialogo privilegiato nei confronti del mondo moderato e sensibile ai dettati del Magistero della Chiesa. Un mondo che ha pieno titolo nel ritrovarsi nelle tesi di Fiuggi e nel sentirsi rappresentato nelle nostre battaglie. Il mondo cattolico è infine, una realtà viva, una vera e propria forza propositiva di idee e "portatrice sana" di valori nella politica e come tale deve essere rappresentata nel nostro partito.
Seppur breve, AN ha una sua storia autonoma, un percorso che parte idealmente il 22 gennaio 94 all’Hotel Ergife, quando si decise di fondare una casa comune e di prendere un impegno che continua oggi nel lavoro costante nelle istituzioni, del Presidente Fini e di un’intera classe dirigente.
Quanti volti, storie, persone, lacrime hanno costituito la storia di questo partito ed oggi inevitabilmente ci tornano alla mente! Dalla prima vittoria elettorale, al Congresso di Fiuggi, Verona, dalla lunga e difficile opposizione, alle raccolte di firme anche in pieno agosto, e di nuovo la vittoria nazionale, il congresso di Bologna e tante strategie per governare e far tornare i conti del paese.
E' anche questa la nostra storia. E' una storia che stiamo scrivendo giorno dopo giorno. Una storia che è come sempre il risultato delle nostre azioni. Noi ci sentiamo, oggi sempre di più, forti delle nostre idee, dei nostri valori e delle nostre tradizioni, pronti per affrontare le sfide che un'Italia orgogliosa ci propone di affrontare, come sempre, a testa alta.

Secolo d’Italia 22 Gennaio 04 – pag 6

 

Grazia a Sofri? No, Grazie

Può la destra fare ciò che neanche la sinistra è riuscita a fare? Può la destra modificare la Costituzione per salvare una persona che nei 4 governi di sinistra è rimasta dove stava? Può la destra approvare una legge ad personam e modificare addirittura i poteri del capo dello Stato per graziare Sofri? Può un deputato di lotta continua presentare una legge per graziare un compagno di lotta continua senza che nessuno gridi al conflitto d’interesse? E cosa vogliamo fare per tutte quelle migliaia di persone che stanno nelle carceri e gridano aiuto, ma nessuno se le fila semplicemente perché non si chiamano Sofri e non sono amici di Boato e della sinistra? Vogliamo rivolgere anche un pensiero alle vittime? No loro non fanno più notizia perché non sono amiche di Boato. Vogliamo dare più poteri al capo dello Stato? Ok approviamo il Presidenzialismo. Vogliamo dare più ordine alla giustizia ed alle carceri? Ok riformiamo il sistema giudiziario e quello carcerario. Ma fare tutto sto casino, modificare una legge per graziare una sola persona, solo perché fa rumore ed ha compagni di battaglia che presentano disegni di legge non è una cosa accettabile. Non stiamo mica nella repubblica delle banane!
Non voglio entrare nel merito del caso Sofri. Ma la grazia proprio no. E poi è vero che non ci sono cose più urgenti da approvare…Parmalat docet.

6-1-04


 

Più voce all'Italia che Produce

"Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l'impresa". Potremmo ispirarci a queste parole del 'Credo degli uomini liberi' di Abramo Lincoln per descrivere quello che è stato l'intento degli organizzatori del 'Comitato Italia che Produce', protagonista a fine ottobre di un evento che ha visto una mobilitazione compatta di tutte le diverse anime di Alleanza Nazionale. Una destra impegnata per un'intera giornata in un confronto diretto con le proposte delle categorie del mondo produttivo. Dal Vice-Presidente del Consiglio-Gianfranco Fini, ai ministri Alemanno, Gasparri, Urso e Baldassarri, al Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, l'evento ha visto un sostegno unanime dal partito ed un forte risalto media. Qualche numero del convegno: 34 giornalisti accreditati, 8 televisioni e sei radio hanno seguito un evento a cui, secondo le schede compilate, hanno partecipato circa 1100 persone di cui quasi 400 provenienti da altre regioni. Con lo slogan "No a chi incrocia le braccia, noi siamo con l'Italia che Produce", l'On. Antonio Mazzocchi ha dato il via ad una vera e propria mobilitazione a favore delle Piccole e Medie Imprese e soprattutto contro l'idea di uno sciopero sindacale organizzato contro una riforma pensionistica necessaria, che vedrà i primi effetti nel 2008. E' stata proprio questa la contrapposizione che Alleanza Nazionale ha voluto lanciare all'Italia che lavora. Quell'Italia che le 35 ore le lavora non in una settimana ma in 3 giorni, quell'Italia che deve essere tutelata, sostenuta ed incentivata dalle forze della Destra di Governo. C'è chi si alza la mattina e si permette di scioperare per i "diritti" delle generazioni future e c'è chi a dormire non c'è proprio andato per far tornare i conti della propria azienda. C'è una sinistra che trae forza vitale in quei centri di illegalità che di 'sociale' hanno ben poco e c'è una destra che, invece, nella famiglia e nell'impresa a conduzione familiare vede una valida fonte attiva di valori da porre come punto di riferimento della società. Di fronte a queste vere e proprie 'scelte di campo' sappiamo da che parte vogliamo stare. Non con chi incrocia le braccia ma con chi vuole un futuro di benessere e di sviluppo... e lo sviluppo non si crea scioperando!

Articolo prima pagina Il Margine Novembre 03

 

Sondaggio:cosa vogliono gli iscritti di an?

C’è una destra che cambia in un panorama italiano di continue mutazioni. C'è un contesto storico che corre ogni giorno sui binari della globalizzazione e delle nuove tecnologie. In tutto questo come si pone l'iscritto di Alleanza Nazionale?
Ebbene dopo la curiosità suscitata dall'articolo dello scorso mese, in cui si cercavano di spiegare alcune tecniche per influenzare l'elettore, questo mese andiamo a prendere un sondaggio realizzato da due università del centro Italia, su una base di 435 iscritti di tutte le fasce sociali e zone del paese, per cercare di fare un po' una fotografia dell'iscritto di An.
Ci tengo innanzitutto a ribadire il fatto che gli intervistati siano iscritti, e dunque diano una maggiore partecipazione attiva alla vita del partito e non siano semplici elettori. E' innanzitutto molto evidente un malcontento della base per l'impegno che non viene riconosciuto o per opinioni che dall'alto si sente passino in secondo piano per motivi istituzionali. Ma andiamo piano e spieghiamo dato per dato. Anche questa volta, in maniera a dir poco coraggiosa, vogliamo pubblicare dati che rendono l'idea della volontà della base e che speriamo, possano essere di riferimento anche per determinare le iniziative politiche dei prossimi mesi.
Se andiamo per ordine di importanza dei numeri, si nota subito che i nostri militanti, benché di origini politiche e sensibilità diverse su alcuni temi sono praticamente compatti nell'esprimere una opinione, (Fiuggi sta sortendo finalmente i primi effetti). Il primo dato che risalta immediatamente è che 94 iscritti su 100 pensano che il flusso incontrollato di immigrati provoca forti tensioni sociali ed in questo si deduce che la legge Bossi-Fini è ben accetta dalla base. Il secondo tema con l'85% è una maggiore severità nei confronti del consumo delle droghe pesanti e una forte contrarietà alla legalizzazione delle droghe leggere contro cui si schiera l'80%. Ma la responsabilità e la voglia di avere delle riforme importanti vede il 75% schierarsi per la riforma delle pensioni e del sistema pensionistico (il 3% è contrario ed il 20% non sa-non risponde). Il dato successivo riguarda l'ambiente con un dato che ci fa riflettere sul sentimento ambientalista degli iscritti. Infatti ben il 62% è pronto a rallentare lo sviluppo pur di difendere l'ambiente. A questo punto troviamo due dati apparentemente contrastanti che ci fanno pensare. Il 56% è favorevole a restrizioni dell'aborto, il 27 è contrario, mentre ciò che, se permettete, ci fa riflettere molto è un 53.4% che si dichiara favorevole alla pena di morte, contro il 34% che si dichiara contrario ed un 12% che non si pronuncia. Quest'ultimo è un dato che viene confermato anche a livello nazionale tra tutti gli italiani che, con significative variazione a seconda delle diverse vicende della cronaca, si pronunciano nel 55% dei casi a favore (e non entriamo nel merito della questione) della pena di morte ad esempio in caso di reati legati alla pedofilia. Questo sondaggio oltre a testare il sentimento degli iscritti sui diversi temi dell'attualità politica è andato a scoprire anche cosa ne pensano del proprio partito. Sebbene l'89% si dichiara soddisfatto dell'azione della destra all'interno dell'Esecutivo e sicurissimo di rivotare An, di fronte a due dichiarazioni ben precise i militanti danno una netta bocciatura alla classe dirigente del partito. All'affermazione "il lavoro dei militanti è spesso scarsamente riconosciuto" il 41.6 è molto d'accordo, il 37.7 è d'accordo, il 10.5 non sa ed il restante 10.2 è in disaccordo. Ci sono dunque 79 elettori su 100 che vedono il loro lavoro non riconosciuto da una struttura di partito impegnata troppo spesso nelle attività istituzionali e meno attenta alla vita di partito. Il 60% ritiene inoltre che 'la dirigenza non si interessa delle opinioni degli iscritti' mentre il 25% è contrario a questa affermazione. Sempre a proposito di sondaggi; al momento della pubblicazione di questo articolo una ricerca sulle intenzioni di voto vede An al 13.8% in una Casa delle Libertà in leggerissima flessione (-0.4% rispetto allo scorso mese), ma che mantiene un vantaggio di 8 punti sulla sinistra ed una forte maggioranza assoluta nel paese. Una riflessione finale. Conoscere cosa vuole la propria gente può essere un modo per chi, finalmente impegnato nelle tantissime attività istituzionali, possa dedicare anche un po' di tempo nell'attività di partito e nell'attuare anche e soprattutto 'qualcosa di destra'.

Articolo pagina 2 "Il Margine" 7 Novembre 2003

Ds:160 Miliardi di DEBITI. E vorrebbero gestire i conti pubblici??? Ma per favore!!!

Fareste mai gestire il patrimonio dello stato a chi non è neanche capace di gestire il propio condominio, ovvero i conti del proprio partito? 160 miliardi delle vecchie lire di buffi con le banche. Il bello è che hanno il coraggio di parlare di ricette economiche! Non c'è limite alla vergogna! Io lo so che qualcuno replicherà criticando Forza Italia come al solito, ma stavolta ci sono davvero pochi argomenti per giustificare una situazione che vede il segretario Fassino, che pover'uomo già non si rende in piedi di suo, dover andare a chiedere uno sconto del 50% alle banche.
Mi sa che il triste Fassino, è stato scelto come segretario proprio per fare tenerezza alle banche! Chiunque, infatti, chiedendogli di pagare i buffi del suo partito si sente in colpa; insomma è un pò come sparare sulla croce rossa! Dai ragazzi facciamo un Telethon o qualcosa per salvarli dalla bankarotta! Pensiamo che senza questi validi paladini della democrazia non c'è futuro. A proposito io consiglio uno slogan per la raccolta dei fondi per i Ds: BUFFAROLI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

2-11-03

 

Giù le mani dai crocifissi!!

La laicità dello Stato è un valore che nessuno deve mettere in discussione, altresì nessuno deve mettere in discussione la cultura, l'Identità e le tradizioni del popolo italiano. Se qualcuno vuole modificare qualcosa del nostro paese, c'è un apposito Parlamento eletto dal popolo sovrano che deve prendere i provvedimenti necessari. Non è certo diritto di chi, arrivato all'ultimo momento, vuole alzare la voce e mettere i piedi sul tavolo in casa nostra! E non mi venissero a parlare di diritto, perchè non accetto lezioni di diritto da chi viola ancora oggi i diritti umani, infibulando le donne! Da loro proprio non accetto lezioni. Iniziassero a dimostrare di sapere cosa sono i diritti e cos'è la nostra Costituzione e poi posso accettare anche i loro ricorsi e le loro contestazioni. In questo modo si innesca solo una battaglia d'odio e di ripicche. Tante persone non hanno mai difeso i crocifissi, ma se a parlare è una persona che dichiara che gli "dà fastidio vedere il cadaverino sulla croce" lì è davvero troppo! Tutta la questione servirà a riflettere tanto sui crocifissi, quanto sulla delicatezza dei metodi di certa gente, che una volta aver trovato ospitalità in un paese, alza la vocee vuole mettere i piedi sul tavolo! Ma tra un pò, dovremo infibulare le nostre donne??

27-10-03

Sono uno dei sostenitori dei valori della Patria, tra cui c'è senza discussione la laicità dello Stato, come ho già scritto ad inizio discussione.
Ti dirò di più. Non intendo fare nè parte delle truppe papaline nè tantomeno fare una crociata contro gli infedeli, anche perchè ti assicuro (e lavorando in politica me ne accorgo ogni istante) il nostro paese ha problemi enormemente più grandi dei crocifissi sulle pareti. Ma non voglio permettere ad uno che parla di cadaverino sulla croce o offende il Papa come ha fatto stasera da Vespa, di avere la possibilità di venire ad alzare la voce ed offendere la cultura, le tradizioni, l'Identità Nazionale italiana. A marzo erano 68 su 100 quelli che volevano il crocifisso ed io non ero con loro. Oggi, siamo 85 su 100 a volerlo profondamente, proprio in risposta a quella che avvertiamo come un'aggressione. Il grande Smith che purtroppo porta questo bellissimo cognome ha raggiunto perfettamente l'opposto di ciò che voleva: ha messo insieme un esercito compatto che pur volendo tutelare chi lavora onestamente, non ha più intenzione di fare facili concessioni a nessuno!

28-10-03

 

No a chi incrocia le braccia NOI SIAMO CON L'ITALIA CHE PRODUCE!!!

Mentre i sindacati preparano uno sciopero legittimo ma politico, Alleanza Nazionale vuole lanciare un messaggio all'Italia che produce. Quell'Italia che le 35 ore le lavora non in una settimana ma in 2 giorni, quell'Italia che deve essere tutelata ed incentivata dalle forze della Destra di Governo.
Un'intera giornata a Roma col confronto diretto con le categorie del mondo produttivo. C'è chi si alza la mattina e si permette di scioperare per i "diritti" delle generazioni future e c'è chi a dormire non c'è proprio andato per far tornare i conti della propria azienda per poi pagare tasse enormi per mantenere degli apparati inutili ed eccessivamente costosi.
Di fronte a questa vera e propria 'scelta di campo' sappiamo da che parte vogliamo stare. Non con chi incrocia le braccia ma con chi vuole un futuro di benessere e di sviluppo... e lo sviluppo non si crea scioperando!!

22-10-03

 

Basta ai terroristi agli attentati…ed a Rai Tre

Nel giorno di tre attentati verso le istituzioni della Repubblica con che cosa può aprire Tele Kabul (con tutto rispetto per gli abitanti di kabul, più liberi dei giornalisti di Rai Tre)??? Beh naturalmente con la maggioranza battuta su un emendamento della Gasparri. Da persona che lavora lì e che ha visto le centinaia di votazioni a scrutinio segreto sulla Gasparri non voglio fare commenti al servizio che è quantomeno menzoniero e di degno della peggiore tradizione sovietica. Naturalmente anche il secondo servizio non parla degli attentati ma bensì dello sciopero generale e della diretta tv. Certo cosa c’è di più importante dei sindacati che scioperano?? Ecco arrivare finalmente il terzo servizio sui pacchi bomba. Non voglio entrare nel merito del comizietto fatto dall’autore ma voglio solo limitarmi ad una frase che rende l’idea di cosa abbiano potuto dire ste persone. “Più che di un attentato si tratta di provocazione”. Ma siamo matti? Pacchi bomba nei ministeri e parlano di provocazione? Atti di vero e proprio terrorismo scambiati per provocazione? Allora cosa sono i brigatisti che mettono i pacchi bomba, provocatori? Le Brigate Rosse erano brigate provocatrici? Moro è stato ucciso da provocatori? Sono sempre di più sconcertato nel pensare che questi organi di informazione vengano pagati anche da me. Ma perché non facciamo un bel referendum e chiediamo al popolo sovrano se in cambio dei 100 euro di canone è pronto a rinunciare al servizio rai? E’ secondo me il modo più diretto per farli smettere di stravolgere la realtà delle cose. E tutto questo nella speranza la lotta dello stato contro i brigatisti non venga mai vista come un’azione da parte del governo oppressivo di reprimere la libertà di opposizione!

2-10-2003

Prevenzione, Repressione, Recupero

E' solo con un sostegno deciso a chi si cura del recupero dei tossici che il nostro stato può dimostrare di essere veramente sociale. Sono con Fini in questa che è una nostra battaglia storica proprio perchè non vogliamo masse di ragazzi drogati, ma preferiamo vederli belli vispi e inkazzati a lottare nella società per i loro diritti. Mi dispiace per gli amici radicali che da qualche tempo chiedono di entrare al Governo (non si sa con cosa) ma su questa battaglia non siamo pronti a fare marcia indietro.
Nessuno chiederà mai il carcere per chi si droga ma è anche vero che la Destra ha il dovere morale e politico di dare una risposta forte al paese, tale risposta deve essere contro ogni forma di droga leggera e pesante. E' troppo breve il passaggio dalla canna alla pasticca e troppo pericoloso normalizzare la dorga leggera.
IN OLANDA NEI PRIMI DUE ANNI SI E' AVUTO UN AUMENTO DEL CONSUMO (TRA GLI OLANDESI) DELLE SOSTANZE "LEGGERE" DEL 250% E DI QUELLE PESANTI DEL 22% (fonte Colombia University).
L'Olanda si trova così ad affrontare un aumento dei tossicodipendenti da comunità di quasi un quarto. Bella politica!!
A quegli pseudo liberali che chiedono il referendum sulla liberalizzaione vorrei chiedere: " Vi fareste mai operare da un chirurgo che si è appena fatto una canna??" Di qui un passaggio necessario. o da liberali vietiamo le canne ai medici, o facciamo un listone (stile medioevo) dei medici che si fanno le canne o infine dato che la sanità non va già bene di suo, speriamo che chi ci sta operando abbia avuto il buon gusto di non farsi una canna. Sperare, sempre sperare. Ma si può affrontare un tema così importante solo con la speranza?? No affatto, ecco perchè Fini ed Alleanza Nazionale fanno bene a portare avanti questa battaglia
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30-9-03

 

Come far saltare i nervi alla sinistra...

Sinistra sull'orlo di una crisi di nervi, scontri istituzionali, commissione Telekom Serbia e toni del dibattito politico davvero roventi. Non sarebbe niente se non si aggiungessero delle dichiarazioni apparentemente infelici del Premier che dimostrano, secondo me, la grande capacità comunicativa del capo del Governo. "Sua emittenza" infatti in un momento particolare per la storia del paese, rilascia delle dichiarazioni che meritano delle spiegazioni, non in abito storico o giuridico ma semplicemente in campo comunicativo. Non intendo stare qui a fare l'avvocato del Premier,come non intendo mettermi a discutere su fascismo ed antifascismo. Voglio invece parlare degli effetti delle dichiarazioni di colui che da sempre è riconosciuto come "l'inventore" della comunicazione politica italiana. Innanzitutto l'intervista incriminata avviene quando il suo portavoce è assente per un viaggio in Africa. Siamo al 26 di agosto ed un piccolo giornale italiano, ha tra le mani due notizie bomba da poter sparare in prima pagina. Penso che ogni giornalista vorrebbe avere tra le mani quel materiale, ma nessuno pubblica niente, anzi si lascia passare oltre una settimana, con il rischio che qualche fuga di notizie smonti lo scoop. Ma ciò non avviene. Passano ben 10 giorni e nessuno dalla Presidenza del Consiglio ferma queste due bombe che stanno per esplodere. Penso che qualsiasi ufficio stampa, anche quello del sindaco del gioco del "Monopoli" se vuole riesce a fermare in 10 giorni un'intervista. Ma qui non siamo coi potenti mezzi dei giochi da tavolo, qui stiamo parlando semplicemente del capo del Governo, con i suoi Sottosegretari. Ebbene esce lo scoop e naturalmente viene giù il finimondo. Ma dato che esce solo la prima parte dell'intervista e c'è fisicamente una settimana di tempo per impedire alla seconda parte di "scoppiare" si continua inesorabilmente a non fare niente ed ecco così la "bomba" su fascismo-Saddam e confino-villeggiatura. Se vogliamo credere che tutto sia successo per caso lo possiamo fare, ma vorrei altresì farvi riflettere sulle frasi di Berlusconi per poi dimostrarvi una tesi ben precisa. Nella prima dichiarazione in cui dava dei "matti" ad alcuni giudici, in particolare a quelli del caso Andreotti dichiarava infatti: "Non è mio amico, è a sinistra, ma il giudizio che gli viene dato è il giudizio su 50 anni di storia italiana, per dimostrare che la Democrazia Cristiana, che è stato il principale partito italiano per 50 anni, non era un partito etico, ma vicino alla criminalità". Sebbene questa prima dichiarazione non gli permetta di conquistare alcun consenso da chi da sinistra lo critica, gli permette altresì di strizzare l'occhiolino a quei 79 cittadini su 100 che non si fidano della giustizia. Prima del caso Telekom Serbia erano 75 su 100 e 5 anni fa, quando governava la sinistra erano "solo" 65 su 100. A parte il dato sconcertante che impone moralmente e politicamente a chi governa di intervenire in questo "deficit storico" di fiducia nell'istituzione giudiziaria, bisogna dare atto al premier di non aver attaccato, come solitamente fa, la magistratura, ma lo ha fatto difendendo e rivalutando la figura di Andreotti. Attenzione, il senatore a vita non gli ha mai dato il voto di fiducia, ma sono convinto che i suoi elettori dal giorno delle dichiarazioni si sentano più vicini al premier, piuttosto che a parte della sinistra che in maniera cieca e a dir poco sovietica sostiene quella parte della magistratura che ha gettato quintali di fango sull'immagine storico-politica di Andreotti. E non finisce qui. La stessa identica mossa viene fatta la settimana successiva, quando l'occhio stavolta viene strizzato a parte della vecchia militanza missina, che essendo della "vecchia guardia" non vede di buon occhio la figura del "presidente imprenditore".Addirittura Berlusconi fa di più e diventa patriottico, quando non a caso la Patria è il secondo valore per l'elettore di An dopo la legalità e dichiara che la risposta su Mussolini "è stata suscitata dallo stesso spirito patriottico che l'altra volta mi aveva fatto reagire a chi diceva siete un paese di mafiosi perché Andreotti sarebbe stato giudicato mafioso. Ho reagito come qualsiasi italiano avrebbe dovuto…". Dopo un po' addirittura un partito di estrema destra (Forza Nuova) dichiara "di essere per la prima volta dopo due anni dalla parte del Presidente del Consiglio. Le affermazioni su Mussolini, in realtà condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani, vanno verso la giusta direzione". Qualche ora ancora e guarda la casualità, Panorama pubblica i nuovi sondaggi di settembre che danno la Casa della Libertà al 50% contro il 39 della sinistra. Siamo tornati insomma ai livelli della campagna elettorale del 2001 quando vincemmo col 49.7. Ecco dunque dimostrata la tesi del lancio di notizie forti, conosciuta nei manuali di comunicazione come scismogenesi; si spara alto, per smentire c'è sempre tempo, l'opposizione si dimostra nervosa, aggressiva ed inaffidabile e resta come al solito con un “pugno di mosche”. Geniale, no? Curiosità sempre emergente da un sondaggio dello scorso anno del periodo di Aprile. Se si domandava agli italiani quale fosse il loro personaggio preferito, Gianfranco Fini, godeva di un punto di vantaggio sul premier. Ottima notizia. Il bello veniva quando questa stessa domanda veniva fatta solo agli elettori di An. Ebbene Berlusconi questa volta si prendeva la rivincita e godeva di un punto in più di consenso rispetto a Fini. Insomma all'Italia piace Fini e ad An piace Berlusconi. Non sarà forse anche per questo che qualche nostro dirigente si è affrettato a prendere le distanze dalle dichiarazioni sul Duce? Il nostro elettorato intanto, non perde occasione per far saltare le staffe anche ai migliori sondaggisti!

Articolo di prima pagina del giornale "Il Margine" Settembre '03

 

Un semestre di riforme per l'Europa

Un vero banco di prova per il Governo italiano. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo aver dimostrato all’Italia le sue capacità nella politica estera, si trova ora di fronte alla prova del semestre di presidenza europeo in cui il nostro paese è protagonista del coordinamento delle attività di tutta l’Unione. Il semestre che è iniziato tra le offese della stampa e di qualche esponente della sinistra (non a caso anche nel Parlamento europeo all’opposizione), ha visto passare in secondo piano quello che sarà il ruolo dell’Italia in questo breve ma delicato periodo della storia dell’Europa. Ma cosa farà di concreto il nostro paese in questi sei mesi? Innanzi tutto dovrà presiedere e preparare i lavori del Consiglio Europeo, organismo che di fatto dà impulso alle attività strategiche dell’Unione. Inoltre l’Italia rappresenterà l’UE per le materie di politica estera e sicurezza comune, nei rapporti con gli altri paesi o in organizzazioni internazionali come l’Onu e l’Ocse. E’ l’undicesima volta che l’Italia presiede il Consiglio ed oggi finalmente si inizia a diffondere anche da noi un certo sentire comune nei confronti delle istituzioni europee. Se pensiamo che l’ultima volta nel ‘96 il Governo Prodi ebbe lo stesso compito, capiamo come la litigiosità interna con Rifondazione che avrebbe portato di lì a poco alla prima sfiducia nella storia della repubblica, fece passare in secondo piano questo periodo di grandi opportunità. Al contrario il forte sentimento europeista del centro-destra vuole esprimere al massimo le potenzialità di un paese che piano piano sta ripartendo in un momento in cui le borse internazionali hanno particolari difficoltà. L’Italia attualmente ha bisogno di quella stabilità politica che è necessaria per attrarre gli investimenti internazionali e soprattutto di quella fiducia che si ottiene quando si diventa a livello politico un interlocutore affidabile. Per questo il semestre di presidenza è importantissimo. C’è una grande opportunità di rilancio dell’immagine dell’Italia che lavora, che cresce ed ha voglia di dare il meglio ed è proprio per questi motivi che la volontà della sinistra di boicottare questo lavoro, non fa male tanto al centro-destra quanto al paese. Alla base c’è come sempre, una diversa concezioni delle istituzioni. Ricordo qualche anno fa quando anche Fini votò alla presidenza della Commissione Europea per Romano Prodi, nonostante fosse il leader della sinistra che aveva sconfitto il Polo alle elezioni politiche. Lo fece insieme a tutto il centro-destra per il bene del nostro paese, non limitandosi a vedere gli interessi della propria “parrocchia”. Ebbene questo è il nostro senso delle istituzioni e anche nel ‘96 durante il “loro” semestre, il Polo non ha mai infierito e non perché non ce ne fosse l’occasione. E’ un modo diverso di sentire il proprio paese, la propria cultura, la propria identità, tenendo presente sempre che nel 1957 quando nel bellissimo scenario del Campidoglio venivano firmati i “trattati di Roma” che davano vita alla Comunità Economica Europea erano proprio quelli come noi, della nostra cultura cattolica, nazionale, democratica, a firmare tali patti che davano vita a quelle istituzioni europee che oggi siamo pronti a difendere contro gli attacchi di qualche “turista della democrazia”.

Articolo di prima pagina del Giornale "Il Margine" Luglio '03

L'uomo o è Libero o non è...

C'è una maggioranza silenziosa che vuole la Pace,ma non una pace urlata, una pace Giusta, una pace che sia anche pace per un popolo che merita i suoi diritti e merita le sue Libertà. C'è un dittatore che mette contraerei sulle scuole elementari, stermina il suo popolo, non dà spazio alcuno al futuro della sua gente. E' per questo che sto con gli americani, quegli stessi americani che sono morti 50 anni fa per mandare via i nazisti dalla nostra bella Italia. Ne sono morti 230.000 ma qualcuno ancora brucia bandiere, odia e sputa sul passato. Io mi sento vicino a loro, forse più di un compatriota perchè se parlo, scrivo, urlo nelle piazze è perchè qualcuno ha lottato ed è morto affinchè io oggi possa fare ciò. E'una gratitudine che non termina, deve far parte delle nostre coscenze.C'è troppo odio nelle piazze. La politica è la mia vita e non l'ho mai fatta con odio. Anche quando gli avversari sono diventati nemici, non ho mai smesso di credere nel dialogo. Chi brucia bandiere non vuole il dialogo. Fa una violenza ad un simbolo ed un simbolo è una cultura. Mi ricordano tanto chi bruciava libri nel regime nazista. Almeno quelli erano nazisti questi invece sono peggio perchè si mascherano da "buoni". Poi qualcuno li usa per fare campagna elettorale e fa manifesti col faccione e la scritta "Pace". E'anche questo il loro mondo. Nessuno vuole la guerra ma talvolta essa è necessaria. Durante il secondo conflitto mondiale anche Gandhi era favorevole all'intervento inglese contro Hitler. Beh lui non era davvero un guerrafondaio. Era uno come noi, che non vogliamo rinunciare al nostro mondo, ma ragioniamo su come mandare avanti le cose. E' facile urlare nelle piazze, ma non è così che si ottengono le cose. C'è un popolo che ha bisogno della libertà che è nell'essenza stessa dell'uomo. Per questo durante questa guerra ho pensato che "l'uomo o è Libero, o non è..."

29-03-03

 

Tarallucci e Pacifismo

Ed ecco un articolo destrinato agli studenti della rossa Toscana. Il tono forte è proprio per provocare chi lo legge. Il lettore medio è il liceale di 16-17 anni che se da una parte vede piazze colorate, dall'altra parte vede un silenzio assoluto di una grande maggioranza silenziosa che non è guerrafondaia ma è per la Giustizia e la libertà, anche in Iraq!!!

Ave a tutti i kamerati nazisti che con la loro modernità, con le loro belle bandiere colorate scendono nelle piazze e le colorano d’ipocrisia. Quant’è bella la pace, ma soprattutto quanto è bello non fare niente. Belli, in panciolle, i soliti borghesi che vogliono avere la massima preoccupazione nelle nomination del Grande Fratello o nella salute del proprio criceto in gabbia!! Troppo comodo! E poi scendono in piazza, in libertà come se questa democrazia scendesse divinamente dal cielo. Eh no cari kamerati, la democrazia si è ottenuta col sangue, le bombe, il gas anche se a voi tutto ciò non piace. E pensate quanto poteva piacere a quei tanti fratelli americani che sono morti per liberare un popolo d’ipocriti come voi!! La pace, che bella parola. Ormai sta bene ovunque, in televisione, nel calcio, a San Remo. Che bella moda! Siamo tutti pacifisti per paura di dover muovere i nostri culoni pesanti. Ma che ci frega se il nostro mondo è messo a rischio da qualche terrorista, l’importante è non agire. Secondo me chi sostiene attivamente o passivamente un nazista come Saddam è un nazista a tutti gli effetti. Il pacifismo ad oltranza è il peggiore dei totalitarismi. Pensate che durante il secondo conflitto mondiale anche Gandhi, dico Gandhi quello della non violenza, non Agnolotto ma il grande pensatore indiano era favorevole all’intervento anglo americano contro i nazisti. Voi no, se fosse per voi anche di fronte ad Hitler non bisognerebbe combattere perché ci sarebbe poi il rischio che vi succeda qualcosa. E certo i vostri culi caldi devono essere garantiti dalle morti degli altri! Non pensate, anche una madre americana si dispera quando il proprio figlio muore in guerra, l’amore delle mamme è uguale in tutto il mondo. Certo che se avessi dovuto perdere un figlio per far liberare quest’Italia di ipocriti, di pacifisti dell’ultima ora, di persone che non reagiscono neanche di fronte ad un criminale come Saddam che stermina i suoi oppositori, mi ci roderebbe davvero una cosa. E poi ci sono quelli più carini. I nazisti con le bandiere rosse, quelli sono davvero i peggiori. Portano con orgoglio quello che è il peggiore simbolo criminale nella storia del 900 ed hanno il coraggio di parlare di pace. State zitti! Non fate confonde con voi quei pischelletti che fanno sega a scuola e si fanno una passeggiata per la bella Roma! Sostengono un movimento, il comunismo, che è stato il più terribile, criminale e portatore di terrore nello scorso secolo e parlano di pace. Certo dicono che l’Urss è lontana e che con loro non c’entra niente. Ma non mi risulta che gli attuali leader della sinistra quando prendevano migliaia e migliaia di rubli dalla madre sovietica si preoccupassero tanto che questa non fosse propriamente una potenza pacifista. E cosa sarebbe la sinistra, anche quella attuale senza il proprio passato, senza quelle strutture che hanno costruito grazie proprio a quei soldi che piovevano dal cielo? Ebbene adesso danno lezioni di pacifismo e di antiamericanismo. Fino a tre anni fa D’Alema, presidente del consiglio a dispetto dei santi, andava da Clinton a parlare di Ulivo mondiale, ve lo ricordate? Noi gridavamo allo scandalo. Cosa avevano in comune un ex comunista ed un presidente anticomunista? Avevamo ragione, purtroppo. Cari amici la pace si costruisce, anche con la forza. Io sono d’accordo con “un certo” Nietzsche che diceva “non esiste la pace ma la pausa tra due guerre” perché è davvero così. Beh lui viveva in un periodo di grandi rivoluzioni ma se noi abbiamo avuto la fortuna di non vivere direttamente una guerra sulla nostra pelle non vuol dire che siamo garantiti a vita, né tantomeno il nostro mondo è garantito. Lo dobbiamo difendere con le unghie ed i denti. Nessuno è guerrafondaio, sarebbe bello se ci riuscisse la diplomazia e la politica. Siamo tutti per questa strada, nessuno si diverte a morire! Ma se non dovesse essere così ci dobbiamo prendere le nostre responsabilità ed appoggiare almeno moralmente quei nostri compatrioti italiani che andranno in guerra. Io lo farò e spero che una grossa parte di quell’Italia che oggi si sente bene rappresentata nel Governo e nelle istituzioni lo faccia insieme a me. Non serve a nessuno essere antiamericanista. Quando si doveva fare anche la guerra all’Afganistan i soliti comunistelli vedevano conflitti d’interessi degli USA che dovevano far passare un gasdotto proprio nei territori di Bin Laden. Come se l’11 settembre fosse una cosa successa solo in tv, il terrorismo fosse soltanto il capitolo di un romanzo, gli americani sarebbero andati lì per interessi economici che solo qualcuno in malafede vedeva ieri in Afganistan ed oggi vede in Iraq. Ebbene cari kamerati, io tutti questi gasdotti non li vedo, ma ho visto che a Kabul è tornata la musica, le donne si sono tolte il burqua, non c’è più quel regime criminale che sterminava la gente e tutto questo per merito delle bombe che sono state il male minore. Lo so che sinceramente a qualcuno dispiace, a tutti quei coglioncelli che l’11 settembre festeggiavano, sono loro quelli che gufano e sperano che vada tutto male. Ma non sarà così finchè ci sarà qualcuno che combatterà affinché anche quegli stessi dementi siano liberi di scendere in piazza a dire ipocrisie. Dio salvi l’America, salvi i compatrioti americani, almeno loro che sanno cos’è una patria, cos’è la Libertà!

5/3/03

 

World Gay Pride: tanto rumore per una manifestazione un pò"diversa".

Chi pensava che l’Europa fosse soltanto sinonimo di moneta unica o di buona amministrazione finanziaria si sbagliava, di tanto. L’Europa è anche e soprattutto integrazione e confronto fra culture. Ed ecco così arrivare anche nella città eterna direttamente dai paesi anglosassoni la manifestazione dell’orgoglio gay, all’insegna della lotta contro ogni discriminazione sessuale. Da tutto il mondo ragazzi e ragazze sono venuti con la volontà di dimostrare a pochi metri dal Vaticano che anche loro esistono, rivendicano i propri diritti e vogliono essere riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. Dopo decine d’interviste possiamo a grandi linee raccontare al mondo profano, la figura del partecipante al gay pride, l’omosessuale del 2000. Tra i venti ed i trent’anni senza una ben determinata classe sociale, studente universitario dai sani principi morali (e non lo dico con ironia! ndr), cattolico ma profondamente anticlericale, contro l’aids e contro la droga vuole semplicemente dimostrare di esserci per non pretendere poi chissà quali diritti. Sono infatti pochi, circa un terzo degli intervistati coloro che chiedono l’affidamento dei bambini orfani ad una coppia omosessuale, gli altri non ci pensano neanche lontanamente. Di ogni idea politica, sono infatti molti ad essere infastiditi dalla forte strumentalizzazione da parte dei Ds e dei Verdi, che sembrano disperatamente in cerca di consenso. Ma in questo corteo c’è veramente di tutto, dai ragionieri ai medici, dai laziali ai romanisti pronti per un solo giorno a non litigare, c’è addirittura Ambra Angiolini il mito di una generazione, che ormai senza più i suggerimenti dall’auricolare del buon Boncompagni, si è messa a protestare forse con la speranza di vendere qualche disco in più. Ma nel giorno della vigilia, davanti al Senato i giovani di Alleanza Nazionale vogliono garanzie a difesa della famiglia, quella naturale prevista dall’art.29 della Costituzione italiana. Non sono contro i gay, anche perché nelle loro tesi politiche di Fiuggi si parla di dignità del diverso, dell’estraneo, ma ritengono la manifestazione inopportuna nell’anno giubilare. Ma il giorno successivo dalla bocca della sinistra giovanile escono parole forti che vogliono provocare il popolo gay contro i fascisti e contro la chiesa. Ma nessuno si lascia convincere e continua così questa grande festa dell’amore libero. Senza particolari momenti di tensione, tranne qualche insulto all’On Sgarbi da parte dei giovani DS che vogliono il monopolio anche dei gay, il carnevalesco corteo si snoda intorno al circo Massimo, sempre più colorato e festoso. Ma tra i tanti partecipanti circa 200 mila, ci sono tanti semplici curiosi che attratti dalla musica si uniscono al corteo sempre più rumoroso.

Tra le tante persone che abbiamo incontrato, una in particolare ha colpito la nostra attenzione, forse per la fermezza ed il significato profondo delle parole dette da un ragazzo un po’impaurito ma deciso ad affermarsi omosessuale ed ad uscire allo scoperto. Nelle sue parole riusciamo a capire meglio il significato dell’orgoglio gay. Si chiama Alessandro, ed è uno studente romano di giurisprudenza, ed è vestito con una polo blue marine, jeans, scarpe da ginnastica ed occhiali da sole. Ha 21 anni, non ha modi effeminati, è uno dei tanti che s’incontrano allo stadio o sulla metro. Ci soffermiamo a parlare con lui almeno una decina di minuti per riuscire a capire al meglio con quale realtà si scontra ogni giorno. Afferma che nessuno ha neanche il sospetto del suo orientamento sessuale ed è spaventato soltanto al pensiero di ciò che la sua famiglia potrebbe pensare di lui. Ci dice addirittura qual è il suo colore politico preferito. E’un azzurro, berlusconiano fino all’osso e fortemente infastidito della presenza di Veltroni. Il suo cantante preferito è Renato Zero anche se muore per i Backstreet Boys, i suoi attori preferiti Tom Cruise e Leonardo Di Caprio. Non è momentaneamente fidanzato ma quasi commosso ci confida che vorrebbe far conoscere il suo futuro fidanzato ai suoi genitori, ed avere la loro approvazione, ma è fortemente pessimista. E’ convinto invece che continuerà a vivere di nascosto e ci dice: "Non mi sento malato, non lo sono. Sono malati coloro che non riescono a vedere una realtà che c’è e che va considerata come tale. Non chiedo di poter adottare figli o chissà che cosa, voglio soltanto vivere in pace con il mio ragazzo, senza che nessuno ogni giorno abbia sempre e comunque qualcosa da ridire".

Lo scopo provocatorio della manifestazione è stato accolto in pieno da tutti. Lo stesso Santo Padre il giorno dopo si è pronunciato sull’evento, ed ogni italiano in questo periodo ha preso in considerazione questo tema e si è espresso, nel bene e nel male, ma si è espresso su questo argomento considerato da sempre un tabù. Non era forse questa la volontà degli organizzatori? Uscire dal ghetto della disinformazione e dei pregiudizi per affrontare un nuovo secolo all’insegna della libertà sessuale.

Agosto 2000

 
     

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