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PENSIERI
ED ARTICOLI
Nasce
la Nuova Italia
Tante volte, andando tra la gente, nei
mercati, nelle scuole e nei centri anziani a parlare di politica,
mi
sono sentito porre una questione epocale: i costi della politica.
"Non sono troppi 945 'onorevoli' impegnati tra Camera
e Senato?" -e poi - "Non costano un po' troppo tutti
questi signori alle tasche dei cittadini?"
Ho risposto sempre nella maniera più onesta possibile,
dicendo che, secondo me, esistono una decina di 'politici
doc' che meritano tutto ciò che si sono costruiti,
il tanto successo per il quotidiano impegno svolto nei partiti
e nelle istituzioni.
Sono quelle persone con un solo numero di telefono, sempre
acceso e disponibile a tutti; quelli che la mattina alle 9
li trovi in ufficio e la sera prima delle 20 non tornano mai
a casa. Sono quelle persone con passione, entusiasmo e tanta
tanta esperienza, capaci di emozionarsi di fronte al discorso
del proprio leader. Tutti gli altri, invece, sono parlamentari,
persone arrivate ad un certo livello di carriera politica
e spesso con la convinzione di essere 'speciali' se non addirittura
'superiori'.
Un centro destra coraggiosissimo ha deciso di ridurre di quasi
200 unità questi signori 'parlamentari', facendo diminuire
così i costi della politica stessa. Bisogna riconoscere
anche la correttezza di chi ha votato questa legge, sapendo
che tra due legislature potrebbe essere uno di quei 200, insomma
un po' come un agnello che vota per la Pasqua.
Coerentemente come ogni riforma innovativa che va a ridurre
uno spreco, la sinistra ha deciso di fare opposizione anche
a questa riforma della Costituzione.
Non chiamiamola 'devolution', permettendo a tutta la stampa
schierata di far intendere che trattasi di legge leghista.
Chiamiamola "riforma costituzionale"in ottica regionalista
(e non federalista che è il processo diametralmente
opposto all'attuale) e spieghiamo alla gente come stiamo cambiando
le cose.
Poi chiediamo alle sinistre di motivare il loro no alla diminuzione
dei parla-mentari.
Di motivare il loro no alla norma anti-ribaltone.
Se fosse esistita prima quella norma, non sarebbero mai esistiti
il Governo Dini, i due Governi D'Alema e quello di Amato.
Soprattutto non sarebbero mai esistite quelle tristi scene
di tran-sumanze politiche fatte da Mastella, eletto nel centro
destra, per formare i due esecutivi di D'Alema.
Gettassero una volta per tutte la maschera e dicessero che
vogliono comandare con arroganza a prescindere dal voto del
popolo sovrano; dicessero che vogliono prendere più
voti possibili, grazie ad un faccione tanto popolare quanto
inutile, per poi dargli un calcio e mettere al suo posto il
compagno di turno.
Stavolta a chi tocca? Cofferati o Fassino, Angius o Mussi?
Quale sarà l'offerta speciale che faranno agli italiani
questa volta? Il 'paghi 1, prendi 5' dell'altra volta o un
più economico
pacchetto di turismo parlamentare?
Bene, noi non glielo permetteremo.
Faremo di tutto per difendere questa riforma costituzionale.
Ci schiereremo compatti a votare per il Sì, fonderemo
comitati elettorali, scenderemo in piazza con banchetti e
condurremo questa battaglia con il nostro spirito di sempre,
quello spirito costruttivo e costituente del nostro Presidente
Alcide De Gasperi.
Chi non vuole la norma antiribaltone è perché
vuole avere la possibilità di ribaltare il governo;
chi non vuole ridurre 200 parlamentari è perché
vede la politica come mestiere e sa di non poter tornare a
lavorare in azienda a 50 anni; chi non vuole l'Interesse Nazionale
nella Costituzione, è perché in silenzio vuole
sfasciare l'Italia e sostituire quei valori liberali e unitari,
propri della Destra Storica, con quelli marxisti e massimali-sti
tipici di una socialdemocrazia.
Noi non glielo permetteremo. Non permetteremo mai che l'Italietta
ipocrita e arrogante delle bandiere rosso arcobaleno, dei
ribaltoni, degli sprechi rossi, della burocrazia e degli scioperi
politici possa diventare mag-gioranza di Governo!
Dicembre
05- Prima pagina del Margine
Ciampi
firma la proporzionale. Ecco come cambia la politica
Prima
di affrontare un qualsiasi discorso sui sistemi elettorali,è
necessaria una buona analisi dei comportamenti elettorali
degli italiani che si riconoscono nella Casa delle Libertà.
A tal riguardo ci siamo affidati allo studio di un istituto
di ricerca come l'Itanes che ha pubblicato "perché
il centro-destra ha vinto le elezioni del 2001".
Sui motivi della sconfitta del Polo del '96,ci siamo affidati
ad uno studio meno scientifico ma pur sempre valido fatto
da Gianni Pilo e pubblicato nel libro "Perché
il Polo ha perso le elezioni".
Dalla lettura di questi due testi possiamo trarre alcune considerazioni
che possono portare il centro destra ad evitare tanti errori
commessi in passato, anche per l'eventuale formazione di un
partito unico dei moderati.
La prima considerazione che ci salta agli occhi,è che
nelle ultime due consultazioni politiche, ben due milioni
di italiani che al proporzionale (il sistema in cui ci sono
tutti i simboli di partito) hanno votato per i partiti del
Polo,al maggioritario (il sistema che distribuisce la maggior
parte dei seggi della camera,la
totalità di quelli del senato e che si applica in due
schede su tre delle elezioni politiche) hanno cambiato addirittura
coalizione. Nel '96 addirittura questi "anfibi",come
li definisce Gianni Pilo, hanno permesso la vittoria di Prodi.
E non è un dato indifferente perdere le elezioni politiche
perché gli elettori cambiano voto da una scheda all'altra.
Questo cambiamento del voto è sinonimo di una lontananza
culturale da un simbolo comune o più semplicemente
una sua poca notorietà all'elettorato che ignorava
evidentemente che votandolo,il consenso andava al centro destra
e a Berlusconi. Non a caso già da un anno la sinistra
ha presentato il simbolo dell'Unione.E non è un caso
neanche che sul simbolo della Casa delle Libertà nel
2001 ci fosse scritto a caratteri cubitali "Berlusconi
Presidente". Per questo è fondamentale capire
con quale sistema si vota, proprio per costruire a tavolino
una strategia che non confonda l'elettorato al momento del
voto.
E'fondamentale inoltre,adeguare la comunicazione ad un sistema
elettorale. Quando si vota col proporzionale (europee,comunali,provinciali
e municipali),la presenza di una miriade di partiti impone
una comunicazione fatta di messaggi mirati che vadano a sensibilizzare
i piccoli gruppi di elettori o i singoli individui che si
sentono coinvolti dalle battaglie del singolo partito, mentre
col maggioritario le battaglie necessariamente devono essere
più generiche e meno peculiari e si arriva così
agli slogan berlusconiani del "meno tasse per tutti".
Ed ecco allora la modifica della legge elettorale. Una legge
elettorale di cui si parla sin dai tempi della nostra opposizione.
Da appassionato di sistemi elettorali ricordo che ne parlavo
già nel 2001 con uno dei maggiori esperti di sistemi
elettorali della Cdl. Già si parlava di questo sistema
che, in fondo, è un sistema molto simile a quello delle
elezioni regionali e già esiste in una delle due schede
per il rinnovo della camera dei deputati. Anche quello è
un proporzionale con listino bloccato anche se in molti fanno
finta di nulla. Si urla per l'approvazione di un sistema che
in fondo già esiste. Il vero conflitto di interesse
nasce da una constatazione non indifferente. Questa legge
elettorale fa vincere le elezioni alla coalizione più
votata dagli italiani. Non è particolare da poco,dal
momento che la sinistra ha perso 3 elezioni su 3 come sommatoria
di voti. Ecco perché questa legge non gli piace.Con
questa legge elettorale non sarebbe mai esistito un Governo
Prodi e la differenza non è da poco.Non a caso nel
'96 i partiti del polo (senza la lega) ottennero al proporzionale
77 deputati contro i 58 di Ulivo e Rifondazione. Ecco da cosa
nasce il contro conflitto di interessi di chi non vuole fare
in modo che le elezioni vengano vinte da chi ha più
consensi, come avviene in qualsiasi democrazia occidentale.Meglio
far vincere chi ha meno voti ma più collegi,come avviene
adesso con il maggioritario!
Senza addentrarmi in particolarismi del sistema elettorale
maggioritario,basterebbe sapere che è una legge che
fa vincere non chi prende più voti ma chi elegge più
deputati e dunque chi distribuisce meglio i propri voti. Siamo
all'antitesi totale del sistema democratico dal momento che
una coalizione che prende il 51%, se prende quella per centuale
in tutti i collegi, si aggiudica tutti i deputati del Parlamento
con tutti i rischi connessi.
Addirittura nei libri di scienza politica si legge di un caso
(irrealizzabile ma possibile)in cui si presentano 5 coalizioni
ognuna col 20%ed una col 20% più un voto che ottiene
così il 100%dei seggi. Con la legge elettorale proporzionale
del Governo invece,con lo stesso 51% si ottengono il 51% dei
seggi par-lamentari più un premio di maggioranza che
permette la stabilità del Governo.
Questo sistema elettorale non avvantaggia né l'uno
né l'altro, possiamo dire semplicemente che sotto il
profilo del comportamento elettorale, gli elettori della Casa
delle Libertà sono più legati al simbolo del
proprio partito mentre quelli dell'Unione si riconoscono meglio
sotto un simbolo unico.
E'l'unica differenza sostanziale tra i due corpi elettorali.
Bisogna studiare al meglio le singole strategie per una campagna
elettorale che non ci veda litigiosi per egoismi di partito
e che contemporaneamente esalti le singole peculiarità
dei nostri partiti.
Il sistema che si sta approvando ci permetterebbe di non disperdere
tanto il consenso della signora anziana che è stata
nella Repubblica Sociale e che se non trova la "fiammetta
tricolore"non vota,quanto
quello della signora che dal 1948 vota la Dc di De Gasperi.
E attenzione,il voto degli anziani,secondo lo studio dell'Itanes
è a totale appannaggio del centro
destra. Giovanissimi e anziani sono il nostro "zoccolo
duro",mentre troviamo un po'di difficoltà
nella generazione del '68 e tra i ragazzi che si affacciano
nel mondo del lavoro.
Solo creando una discontinuità con la litigiosità
e comunicando l'idea di compattezza e determina-
zione si può tornare a far votare per noi tutti gli
elettori del 2001.E se ci votano di nuovo il risulta-
to sarà perfettamente identico.
Solo iniziando da piccoli segnali possiamo riuscire ad essere,come
direbbe Mao Tze Tung,come le
dita di una mano,differenti tra loro ma pronte ad unirsi nelle
forze per sferrare un unico colpo ed
esprimere il massimo delle potenzialità.
Siamo orgogliosi delle nostre differenze,come siamo orgogliosi
del tanto lavoro fatto.
E'la gente la vera protagonista della politica ed èper
questo che con la stessa spontaneità del '94
dobbiamo dare vita ad un'iniziativa politica nuova, simile
a quella che 11 anni fa ci permise in pochi
mesi di diventare una grande,unica,forte casa dei moderati
che della stabilità e del cambiamento ha
fatto un cavallo di battaglia e che ha dimostrato, nei fatti,di
poter continuare ad avere il sostegno
della maggioranza degli italiani.
Dicembre
05 - pag 5 del Margine
UNITI
NELL'ODIO
Aggredire il
Premier è soltanto“una bravata”, noi ci arrabbiamo
e qualcuno dice di non strumentalizzare e abbassare i toni.
Ecco la cronaca di una giornata da “conati di vomito”.
Questa è
l’Italia normale. Il Paese in cui un pazzo che si scaglia
contro il Presidente del Consiglio dopo poche ore è
libero di andarsi potenzialmente a scagliare contro altre
persone; il Paese in cui il Capo dello Stato fa un discorso
e omette l’accaduto; il Paese in cui le opposizioni chiedono
di non alzare troppo la voce, perché alla fine non
è successo quasi niente. E se la sinistra dice di calare
i toni io invece li alzo. Nessuno può chiederci di
stare in silenzio quando il nostro rappresentante nelle Istituzioni
viene aggredito fisicamente. Noi non abbassiamo la voce. A
costo di non essere più moderati la voce l’alziamo
e urliamo allo scandalo. Il nostro Presidente è stato
ferito e non vedo perché dovremmo stare in silenzio.
E non sto in silenzio finchè l’opposizione, che si
unisce alla maggioranza nel condannare certi atti, non espelle
quegli esponenti che si fanno riconoscere ogni volta per le
loro dichiarazioni. Li abbiamo visti a Genova, hanno difeso
chi spargeva letame sotto casa del Premier, poi erano dalla
parte di chi faceva gli espropri proletari e oggi, dicono
che sull’accaduto: “la destra non deve strumentalizzare”.
Se di fronte ad un’aggressione del Premier si stanno preoccupando
delle possibili strumentalizzazioni ci fanno capire come siano
pericolosi per questo Paese. Io ho paura. L’Ulivo, la Gad,
l’Alleanza, gli antiberlusconiani o come si definiscono (
io li chiamo sempre comunisti e nessuno ha fatto niente per
farmi cambiare idea), devono prendere le distanze da certi
soggetti che ogni volta manifestano posizioni estreme. Questa
Democrazia che tutti rispettiamo, vuole delle garanzie su
certi personaggi. L’ultima volta abbiamo visto il compagno
Diliberto al Ministero della Giustizia. Ecco, oggi vogliamo
che qualcuno garantisca per le persone a credibilità
zero, i signori che, delle risse in Parlamento e di quelle
nei centri sociali, sono protagonisti da sempre. Prodi, il
signore che inneggia contro i mercenari, parli chiaro e venga
costretto a presentare la squadra di Governo all’inizio della
campagna elettorale. Il Popolo sovrano dovrà sapere
se votando Ulivo avrà un “giottino”, un no global,
uno di quelli che gridano 10, 100, 1000 Nassyria come Ministro
degli Interni! Il problema più grande è che
questi personaggi sono rappresentanti di un sentimento che
serpeggia nella sinistra. Ho letto i tanti messaggi di solidarietà
che ci sono sul vostro muro parlante ma uno mi ha colpito
in particolare. Uno che dice “più treppiedi per tutti”.
L’odio, la violenza, la stupidità sono sentimenti più
diffusi di quanto possiate immaginare. Avete fatto bene a
pubblicare quel messaggio e non mi meraviglierei più
di tanto se qualcuno inneggiasse a quel pazzo che si è
scagliato contro il Premier. Anzi dico di più. Sono
sicuro che più di qualcuno, appena appresa la notizia,
abbia provato un senso di gioia, accompagnato da una profonda
tristezza quando appreso che in fondo Berlusconi ha un’ottima
cera e non è sufficiente un pazzo sinistroide per farlo
fuori. Il tutto è colpa dell’ignoranza e dell’odio
personale. Di quell’odio personale che permette ad una militante
dell’Unità (definirla giornalista sarebbe un’offesa
per la categoria) di parlare alla conferenza stampa di fine
anno del lifting del Premier. Ma lo capite che quell’uomo
è stato male? Non con un’influenza ma con un tumore!
Avrà pure il sacrosanto diritto di darsi una sistemata
per rappresentare al meglio il Paese dopo che ha fatto quelle
cure che solo ad immaginarle ti viene la pelle d’oca! Sempre
gli stessi toni polemici. I sinistri sono sempre gli stessi!
Li ricordo in piazza nel ‘94 quando dicevano ai pensionati
che Berlusconi gli avrebbe tolto la pensione. Mai bugia fu
più grossa. E li ricordo in quella stessa occasione
quando bruciarono il fantoccio del Premier. Avete presente
le manifestazioni dei palestinesi, quelli che credono che
facendo i kamikaze si verrà accolti in Paradiso da
7 vergini? Ecco per trovare gente simile che brucia fantocci
e bandiere americane devo andare lì, nell’ignoranza
e nella povertà più assoluta.
Ebbene, noi popolo moderato non ci accontentiamo più
delle finte telefonate di solidarietà. Ci vogliono
messaggi chiari. Quando un esponente romano di Rifondazione
sparge letame sotto casa del Premier, Veltroni gli toglie
le deleghe (che però restituisce immediatamente facendo
un po’ di peripezie appena si distoglie l’attenzione sul caso)
ed esprime solidarietà a Berlusconi. A giugno lo stesso
esponente no global viene candidato nella lista di Rifondazione
e i suoi voti vengono sommati con quelli di Prodi come se
niente fosse. Naturalmente il soggetto in questione è
andato a fare gli espropri proletari da Feltrinelli e Veltroni,
come da copione, ha condannato. A cosa dobbiamo arrivare per
far dire alla Gad che non sono graditi i contributi elettorali
di questi teppisti da strada? Ecco, noi non ci fidiamo più.
Siamo stanchi della solidarietà fasulla di chi, con
una mano condanna l’atto di una persona, e con l’altra ci
spartisce e amminEstra tutto ciò che è spartibile.
A me dispiace che proprio il primo giorno dell’anno mi tocca
scrivere usando questi toni. E mi scuso. Ma non ce la faccio
proprio a stare in silenzio. Oggi è una giornata da
“conati di vomito” per citare il grande Ministro Calderoli
per una Giustizia che non fa giustizia, un Capo dello Stato
che fa lo gnorri e una sinistra che finalmente ha trovato
un nuovo nome: Uniti nell’Odio.
1-01-05
ORA
LA POLITICA ESTERA CI PIACE DI PIU’!
La Destra
per la prima volta esprime un Ministro degli Esteri. E non
a caso questo Ministro è proprio Gianfranco Fini. Un
momento storico per Alleanza Nazionale. La fine di un percorso
politico fatto di esami superati in maniera magistrale e l’inizio
di una nuova stagione. Oggi, finalmente, Fini non è
più soltanto il Presidente ed il fondatore di quella
destra europea in cui ci riconosciamo. E’ anche e soprattutto
il rappresentante dell’Italia all’estero. Sembrano passati
secoli da quando il rappresentante del Belgio si rifiutava
di stringergli la mano nel ’94. E tra i tanti esami vanno
ricordati i molteplici viaggi negli States dove ogni volta
è stato accolto con grande entusiasmo tanto dai nostri
compatrioti, quanto tra le autorità da Bush al Sindaco
Giuliani. Stessa cosa vale per Israele, dove precisamente
un anno fa, è andato a voltare pagina a nome della
destra italiana. Le abbiamo viste le solite critiche, le polemiche,
le scissioni, ed oggi, ad un anno di distanza, l’unico risultato
evidente è un suo meritato successo personale. Chi
doveva spaccare il partito per portarsi via gli elettori storici
non ha convinto nessuno e si è portato a casa a malapena
la somma dei voti delle liste estreme già fuori da
An. La destra finiana non solo regge, ma è un partito
che si rimette continuamente in discussione. Da oggi il Ministro
Matteoli, fondatore di Nuova Alleanza e vicino alla nostra
realtà, è il nuovo condottiero insieme ad Alemanno
e La Russa del nostro partito. Ma il contesto della politica
estera in cui andrà a lavorare Fini, si annuncia un
terreno molto fertile che potrà offrire al centro destra
italiano piacevoli ed importanti sorprese. Fino a qualche
mese fa, la presenza di Prodi in Commissione Europea permetteva
al centro sinistra italiano di portare avanti vere e proprie
crociate anti italiane. Lo abbiamo visto per il ponte sullo
stretto, quando gli ulivisti hanno votato contro una grande
occasione di sviluppo per il nostro meridione pur di non dare
occasione a Berlusconi di realizzare la più grande
opera promessa in campagna elettorale. Ecco con il nuovo Presidente
Barroso, tutto ciò non sarà più possibile.
Questo grande leader del centro destra portoghese si è
sempre distinto per le sue capacità diplomatiche. Nel
2003 organizzò l’incontro alle Azzorre tra Bush, Blair
e Aznar che dette il via alle operazioni militari in Iraq.
E’ ovvio che la sua elezione a Presidente, contestualmente
alla grande vittoria americana dei Repubblicani e di George
Bush, permetteranno una nuova stagione fatta di un dialogo
privilegiato tra Europa e States. Sul fronte russo, a fare
da contatto diretto per i rapporti c’è sempre l’Italia.
L’abbiamo visto la notte delle elezioni americane quando Putin
e Berlusconi seguivano allegramente dal Cremlino i successi
dell’amico candidato George Bush.
In questo contesto mondiale si inseriscono due nuovi fatti
rilevanti: la morte di Arafat e la firma della Costituzione
Europea a Roma.
Il primo pone di fatto il mondo mediorientale ad un punto
di svolta. E’ arrivato il momento in cui non ci sono più
scuse per la costruzione di quel dialogo che si auspica da
anni. La firma della Carta Costituzionale Europea a Roma invece
sta a rappresentare il successo nella politica estera del
nostro Governo. Ormai è più che evidente che
con il lavoro quotidiano fatto prima da Berlusconi, poi da
Frattini e ora da Fini, la politica estera passa da Roma e
parla italiano. Quella Costituzione ha visto Fini come costituente
ed è stata la sua prova finale prima di essere promosso
al Ministero degli Esteri. L’enorme mole di lavoro svolta
in questi tre anni in politica estera, e i numerosi risultati
conseguiti, la grande capacità di accreditarsi con
discrezione nelle cancellerie di tutto il mondo, lo hanno
portato a diventare il rappresentante dell’Italia. Oggi, come
mai nella storia repubblicana, siamo protagonisti di un modello
politico che promuove il dialogo e la pacificazione, salvaguardia
la sicurezza e l’identità. La stabilità politica
del Governo più longevo della Repubblica è stata
fondamentale per poter costruire tutta quella serie di relazioni
internazionali che finalmente sta producendo i primi effetti
positivi. E’ un risultato in più da presentare a fine
mandato agli elettori. Quei casi disastrosi della politica
estera delle sinistre, i vari Ocalan, Fidel Castro a Roma,
caso Cermis, guerra del Kosovo, Baraldini sono ormai lontani
e distanti anni luce dalla nostra storia politica. E’ per
questo che dobbiamo riuscire a lavorare al meglio con le relazioni
internazionali per rilanciare il ruolo dell’Italia. Oggi più
che mai, uno slogan ci ha portato fortuna. Chiediamo a Fini
di tenerlo sempre presente nei suoi viaggi futuri. In tutto
il mondo, da nostro rappresentante e da uomo di destra, deve
sempre avere come solo e unico interesse gli italiani.
Editoriale
del Margine - Dicembre 04
Finalmente
le riforme…
193
deputati in meno, Senato Federale, più poteri al Premier.
Dopo 57 anni la più grande rivoluzione innovatrice
della Costituzione… e la sinistra si barrica dietro al referendum.
Ci sono volute
23 sedute e 109 ore di dibattito. Alla fine il disegno di
legge di riforma costituzionale ha ottenuto il primo via libero
dalla Camera. “Un miracolo dovuto ad un Governo che finalmente
dura un’intera legislatura” ha immediatamente commentato il
Presidente del Consiglio. Ma mentre il Presidente Casini annuncia
il fatidico “la Camera approva” uno dei leader della sinistra,
Rutelli, parla di “giornata nera per la Repubblica”. Le sinistre
inoltre, per bocca di un ex riformista pentito come Prodi,
durante tutti i lavori hanno detto no in maniera ideologica.
Un no poco lungimirante di cui dovranno assumersi le responsabilità.
Per cinquant’anni si è detto che il Movimento Sociale
di Almirante non poteva andare al Governo perché non
aveva partecipato alla scrittura della carta costituzionale.
Ecco, oggi la sinistra sbatte la porta in faccia ad un’occasione
storica per poter riformare il paese.
La cosa tragica è che questa triste politica è
l’unica cosa che la renda unita. Un unico fronte da Boselli
ai no global che non sa trovare proposte concrete per governare
ma che riesce ad unirsi benissimo nel non governare. Auspico
che la Casa delle Libertà porti avanti le riforme.
L’abbiamo votata per questo e non per aspettare un dialogo
insperato che non verrà mai. Dall’altra parte i “talebani
rossi” hanno capito una cosa. Che se Berlusconi riesce a fare
le riforme che ha promesso non vince ma stravince. E se rivince
Berlusconi molti di loro verranno colti da malori intestinali.
Bisogna evitare tuttociò. Poi se a pagarne il prezzo
è il paese poco importa. L’importante è salvare
il partito e i compagnucci della parrocchietta.
Una riforma costituzionale scritta da una sola parte è
certamente più povera di un lavoro bipartisan. Al momento
non ci sono le condizioni. Per questo dobbiamo riuscire a
scrivere una buona riforma. L’opposizione proporrà
un referendum che verrà interpretato come una potenziale
spallata al Governo. Se quel referendum passerà diranno
che la maggioranza degli italiani è con loro… Dobbiamo
evitarlo. Dobbiamo scrivere delle regole che convincano fortemente
il nostro elettorato e riescano a strappare qualche elettore
ai moderati delusi dall’Ulivo. Cosa diranno i riformisti della
Margherita di questa chiusura nei confronti delle riforme?
Vedevo in aula qualche giorno fa i volti tristi di quei moderati
schiacciati da Fassino e Bertinotti che proprio non ce la
facevano a dire di no al dialogo.
Mi chiedo per l’ennesima volta. Se non si ha il coraggio,
la forza e soprattutto la capacità di unirsi nel poter
scrivere le regole del paese come si può pretendere
di governare? Ricordo il vecchio buon “Polo delle Libertà”
quando di fronte alla prima legge finanziaria di Prodi scrisse
una controriforma, una “Controfinanziaria”, con delle proposte
concrete che furono spazzate via da un voto di fiducia, messo
da chi oggi di fronte ai voti di fiducia fa la parte del puro
e del moralista. Quel nostro Polo delle Libertà ha
conquistato la maggioranza degli italiani grazie a quel forte
senso di responsabilità che ci ha sempre visti protagonisti
della vita politica. Abbiamo partecipato ad una Bicamerale
per le riforme, che ha di fatto “sdoganato” il comunista D’Alema.
Poi quelle riforme non ci piacevano, ma non abbiamo mai detto
di no in maniera pregiudiziale. E allora sono queste le nostre
differenze. E’ questa la scelta di campo che dapprima De Gasperi
e poi Berlusconi propongono al paese. Tra l’Italia degli insulti
e l’Italia responsabile, tra quella del “tanto peggio, tanto
meglio” e quella che sempre e comunque ha come unico interesse
gli italiani.
Ripartono le riforme e riparte l’ampio respiro di una maggioranza
che lavora per mantenere gli impegni presi con gli elettori.
L’estate ha fatto calmare le tensioni e i nervi degli alleati
e appena riaperta l’aula, a parte la necessaria dialettica
interna, non si registrano strappi. Si respira altresì
una grande voglia di lavorare insieme e di dimostrare davvero
che non stiamo lì solo per battere i record di durata
ma anche quelli di qualità ed innovazione. Vorrei tanto
che quest’unione dei vertici si registrasse anche nella base
militante dei partiti. Questo spirito riformista può
essere davvero il collante, in senso positivo, in un momento
unico. Poi certamente ognuno ha la sua sensibilità.
Ma se in un momento di crisi economica internazionale in cui
nessuno crede e investe nel futuro, in Italia non solo si
pensa a difendersi, ma si fa una politica lungimirante è
proprio per svegliare delle istituzioni un po’ invecchiate,
un po’ arrugginite dalla burocrazia. Per dare coraggio ai
nostri ragazzi, alle nostre imprese. A chi la notte non va
a dormire per far tornare i conti della propria azienda. Per
le nostre famiglie e soprattutto per le nuove che devono essere
tutelate. Per i nostri nonni che con tanta fatica hanno costruito
questo nostro paese e con altrettanto entusiasmo hanno affidato
la loro fiducia alla Casa delle Libertà.
Noi da destra con tutta la nostra forza non possiamo e non
dobbiamo deludere la nostra gente. Dobbiamo sostenere fortemente
queste riforme, difendere quotidianamente il lavoro dei nostri
rappresentanti che con sempre più fermezza dovranno
mettersi immediatamente al lavoro, anche e soprattutto per
riformare una giustizia che permette ad un criminale che ha
ucciso oltre 100 persone e fatto saltare in aria Giovanni
Falcone, di godere di permessi premio per “buona condotta”.
Editoriale
del Margine di Ottobre 04
L’11
Settembre siamo stati uniti in un unico destino:
una grande battaglia contro il terrorismo.
11 settembre,
Nassirya, Madrid, Ossezia. Il mondo unito nel dolore e nella
lotta. Nessuno può far più finta di niente.
C'è
qualcuno che forse ha già dimenticato quel giorno,
c'è chi ha dimenticato quelle immagini, quella disperazione,
quel silenzio dopo la tragedia. Era il nostro mondo in quel
fatidico 11 settembre ad essere sconvolto. Era una violenza
che qualcuno aveva fatto ad ognuno di noi, nella nostra parte
più intima e personale. Tutto capitava nel momento
in cui la Destra, era lì, schierata coi suoi uomini
da pochi mesi a guidare un paese un pò demoralizzato.
E' importante ricordare quel giorno e quel contesto in cui
per la prima volta ci accorgevamo che qualcuno per motivi
religiosi era pronto a mettere in pericolo le nostre vite.
Ricordo l'11
Novembre, due mesi dopo quando l'Italia scese in piazza per
non dimenticare ciò che era successo. Una grande manifestazione
blindata, con la tensione alle stelle per paura di attentati
e tutto il nostro grande e bel Governo schierato lì,
unito moralmente ad un'Italia che non voleva restare in silenzio.
C'era la Destra, la mia Destra, quella che oggi come sempre
mi vede partecipe in prima linea. Quei tanti tricolori, quelle
tante stelle e strisce davano il senso di una vera comunità
internazionale che si è trovata a ribadire in piazza
una comune appartenenza di valori e di idee. C'è stato
un pesante silenzio: quello delle sinistre che anche sul documento
contro Bin Laden si sono spaccate in 5 diverse mozioni. La
nostra Italia, quella che amiamo e di cui siamo orgogliosi
era lì in quel momento. A casa rimasero la sinistra
e i terroristi…
Purtroppo una parte della sinistra in piazza c'era, quella
parte che se non ci fosse bisognerebbe vietare di inventarla.
E'quella dei no-global, quella dei criminali che dopo aver
devastato Genova ha ancora il coraggio di scendere in piazza
e di mostrare il suo volto peggiore. Ma forse è anche
questo il senso di un 11 settembre che è sempre di
più una data, un simbolo, un valore da difendere, una
battaglia da combattere. Non solo è un messaggio per
dire da che parte si sta, è anche un modo di dire con
chi non si vuole stare, dire in maniera chiara e precisa chi
sono i propri avversari. E' un modo per prendere le distanze
con quei soggetti, siano essi di destra o sinistra, fascisti
o antifascisti che in quei tragici momenti, quando potenzialmente
100.000 persone potevano morire nelle torri, festeggiavano.
Proprio mentre il mondo si prepara a ricordare le vittime
di questa strage avviene una nuova tragedia. Una delle pagine
più nere della storia della Russia. Il terrorismo islamico
è riuscito un’altra volta ad uccidere e soprattutto
a terrorizzare e demoralizzare una grande nazione. Un terrorismo
che vede amplificare enormemente i suoi attentati da un sistema
di media che rende il pianeta un unico villaggio globale.
Ed ecco allora che quei bambini diventano i nostri nipotini,
le vittime dell’11 settembre diventano i nostri fratelli maggiori,
quei mitici pompieri diventano i nostri eroi a cui porgiamo
le nostre preghiere notturne. E’ straordinario come le distanze
magicamente si accorcino e diventiamo tutti parte dello stesso
mondo, uniti nel dolore e nella voglia di sconfiggere questi
terroristi criminali. Ed è bello ricordare quell'unione
morale che univa il nostro popolo sotto un grande tetto. Le
ricordo quelle tante persone con cui parlavo dall'altra parte
del mondo. Pensavamo le stesse cose, dicevamo le stesse cose.
Purtroppo ci troviamo di fronte ad una guerra senza pietà
che punta a terrorizzare il mondo civile, punta sui bambini,
tenta di destabilizzare le nostre certezze, la nostra tranquillità.
Dopo quella triste data non è più la stessa
cosa prendere un mezzo pubblico, andare ad un concerto, allo
stadio e dopo la strage di Madrid peggio ancora. Si sta col
sospetto che è sinonimo di paura. Una paura pericolosa
che mette a rischio chi è diverso da noi, che è
alla base della xenofobia. Una paura che ci logora e ci porta
sempre e comunque ad avere sospetto di chi ci sta affianco
solo perché sta con uno zainetto e probabilmente ha
la pelle un po’ più scura della nostra. E allora l’enorme
lavoro fatto negli ultimi anni per l’integrazione si annienta
di fatto dietro uno sguardo sospettoso. Nel momento in cui
la Oriana Fallaci, che stimo e apprezzo quotidianamente, vende
milioni di copie vuol dire che la gente quelle cose le pensa
sul serio. L’Eurabia (Europa invasa dall’Islam) che l’Oriana
cita negli ultimi due libri è una realtà in
cui ci sentiamo, purtroppo, di vivere. Quando addirittura
il telegiornale più visto in Italia apre leggendo interi
brani del suo libro, come non ha mai fatto con nessuno, neanche
col Papa o con Montanelli, vuol dire che la nostra società
quelle cose le sente davvero. Allora ecco perché è
necessario prendere coscienza dei processi storici per evitare
vere e proprie invasioni. Per questo è auspicabile
al più presto allargare il dialogo col mondo islamico
moderato prendendo atto delle regole che ci sono e che vanno
comunque rispettate. Dobbiamo prendere atto di realtà
che ci sono ma con la stessa delicatezza queste realtà
devono adeguarsi al nostro mondo. Nessuno gli vieterà
di pregare il proprio Dio, ma nessuno permetterà pratiche
incivili come l’infibulazione nei nostri ospedali. In questo
i nostri padri costituenti sono stati dei grandi maestri.
Tutte le religioni sono permesse a condizione che non violino
la legge. Una legge che tutti dobbiamo rispettare, una Costituzione
in cui, anche e soprattutto i nuovi cittadini, devono riconoscersi.
E allora prendiamo da subito dei provvedimenti per non vedere
più stravolto il nostro mondo. Cerchiamo di coinvolgere
i paesi del mondo arabo moderato, che sono le prime vittime
del terrorismo, in un dialogo che ci permetta di creare una
grande coalizione internazionale. Questa volta davvero ci
troviamo di fronte alla lotta del bene contro il male. Dobbiamo
riuscire a mettere da parte i nostri problemucci “caserecci”
per poterci battere in maniera forte contro il terrorismo.
In ogni paese le opposizioni con forte senso di responsabilità
dovranno sapersi schierare se necessario con i governi, perché
un paese unito è più forte di un paese litigioso.
Anche in Italia dobbiamo creare più unità. Riusciamo,
se possibile, ad unire anche i nostri giovani intorno ad un
tavolo comune, perché proprio loro sono la futura classe
dirigente e la speranza della nostra Nazione. Solo se andremo
a difendere il nostro mondo civile, la nostra pace nella giustizia,
la nostra Libertà, forti e coesi potremo fare in modo
che prendere un treno non debba significare stare col terrore,
accompagnare un bimbo a scuola non sia sinonimo del dover
stare col panico per potenziali sequestri, andare in ufficio
non significhi ripetere l’11 settembre.
E “dopo il
pensiero nasce l’azione”. Non dimentichiamo allora i nostri
eroi, coloro che combattono ogni giorno una guerra impopolare.
Non dimentichiamo i nostri circa 1000 fratelli americani che
non torneranno a casa da questa guerra. Non dimentichiamo
infine l’enorme lavoro che i nostri Presidenti Bush, Berlusconi,
Blair stanno facendo per difendere i nostri paesi dal terrorismo
e dalle conseguenze di una guerra impopolare. Riprendiamoci
il nostro diritto alla vita, il nostro diritto di tornare
a sorridere ed essere felici. Riprendiamoci quella Libertà
ottenuta dai nostri padri e dai nostri nonni e per la quale
260.000 ragazzi americani non tornarono mai in patria.
Anche questa
notte una candela brillerà dalla mia finestra. E’ un
mio modo semplice per dire grazie alla mia gente. A quel popolo,
a quella Patria che non vorrei mai veder distrutta dai giannizzeri
che qualcuno vorrebbe fermare a colpi di bandiere della pace.
God Bless America!
Roma 11 Settembre ‘04
La "sporca
guerra imperialista americana" è giusta se la
conduce Kerry, Fassino e Rutelli...
VERGOGNA!
Semplicemente vergogna per la schifosa marchetta dell'Ulivo
a Kerry. Adesso che viene dato vincente nei sondaggi la sinistra
si prepara a nascondere la fasulla protesta pacifista pur
di trattare coi democratici. Naturalmente al tavolo delle
trattative Kerry non mette in discussione la guerra anzi dice
che manderà più uomini. E allora la guerra diventa
giusta e divina anche per Fassino. Meno di 24 ore fa ha votato
con tutto l'Ulivo contro la missione in Iraq. E qualche tempo
fa votarono addirittura per il ritiro delle truppe. Lo potevano
dire che il problema non era la guerra del petrolio ma soltanto
chi la stava conducendo! Poi quando Kerry ha detto che la
guerra bisogna continuarla, dato che alla sinistra serve l'appoggio
di Kerry allora tutto sta a posto. Le folle oceaniche di pacifinti
non esistono più, anzi sono una carta scomoda da nascondere
al tavolo delle trattative. Per gli affari interni della sinistra
diventa tutto giusto, bello e legittimo. Quando l'Italia bombardava
il Kosovo la gente non moriva, quando l'uranio impoverito
uccideva i nostri ragazzi si faceva finta di niente perchè
la guerra era troppo giusta, quando ci vendevamo le vittime
del Cermis all'America in cambio dell'amica terrorista Baraldini
tutto era normale. Normale appunto. Come "L'italia normale"
il libro-programma di D'Alema del 95. Un'Italia in cui i terroristi
non sono tali solo se amici dei comunisti (Ocalan e le 20.000
vittime del Pkk); Tito e gli infoibatori che ricevono oggi
32.000 pensioni e relative reversibilità grazie alla
Cgil ed ad una legge voluta dal Pci sotto solidarità
nazionale; Castro che viola ogni giorno i diritti umani e
che nel `96 prodiano veniva accolto in Italia con manifesti
di "Benvenuto Fidel". Io quest'Italia normale non
la voglio. Le normalizzazioni mi fanno schifo. Io non sono
normale se questa è la normalità. Sono diverso,
sono di destra. Sono contro i terroristi oggi e sempre. Sono
al fianco degli Stati Uniti, tanto quando bombardano i talebani,
tanto quando bombardano Saddam. Sono con Bush, sono con Kerry
e se necessario sto pure col demonio per affermare i diritti
di un Iraq libero. Sono per un paese responsabile della propria
politica estera, che metta gli interessi della gente al di
sopra di ogni interesse di parrocchietta. Sono per la missione
in Iraq e lo sono sempre stato la facesse Bush, Clinton o
Kerry. Ero con Clinton, sto con gli Usa e non sopporto chi
godeva in quel maledetto 11 settembre. Dove stava la sinistra
quando il paese scendeva in piazza due mesi dopo a Roma per
esprimere la sua solidarietà con gli Usa. Molti degli
elettori dei sindaci di Roma, di Napoli, Bologna, Genova,
Venezia stavano a pochi metri da noi a bruciare bandiere americane.
Anche questo è terrorismo, il più triste e becero.
Un terrorismo che non spaventa nessuno. Che spaventa solo
chi deve investire in Italia e vede le immagini sulla Cnn.
"Gli italiani non hanno mai smesso di amare gli Stati
Uniti" ha dichiarato oggi Rutelli e allora vuol dire
che questi non sono italiani. Gli italiani che amano gli Usa
non si risentono soltanto dopo 3 anni di ambiguo silenzio
solo adesso che gli serve di trattare con gli Usa per i loro
porci affari. Gli italiani che amano gli Usa erano con me,
in piazza quell'11 Novembre 2001 all'Usa day, alla manifestazione
più blindata nella storia del paese, coi caccia militari
sopra la testa, a rischiare la propria vita due mesi dopo
l'attentato alle torri, insieme al mio presidente Berlusconi,
al mio presidente Fini, al mio presidente Casini, al mio presidente
Bossi. Dove stavate gente di sinistra se non a cucire le strisce
colorate delle bandiere dell'iprocrisia pacifista! Se fosse
per voi in Afganistan ci sarebbero ancora i Talebani a stuprare
le donne, a vietare la musica, a stuprare la dignità
e le libertà fondamentali dell'uomo. In Iraq ci sarebbe
ancora Saddam a gasare i kurdi a prendere i bambini per fargli
fare gli scudi umani, ma quella è la pace della sinistra.
Il non intervento. Il silenzio. Il non volersi prendere le
proprie responsabilità di fronte ad un terrorista.
Il sostenere la politica del ritiro e della pace. Questa è
la normalità della sinistra. E´ quella normalità
che con il centro destra, con quei 15.029.267 italiani che
costituiscono la maggioranza nel paese che ci ha confermato
la fiducia un mese fa, vogliamo contrastare con una politica
forte e innovativa. Una politica che non stia in silenzio
di fronte ai massacri. Una politica che voglia ristabilire
le condizioni di sicurezza nei paesi dove i terroristi hanno
sempre trovato terreno fertile. Una politica che voglia sostenere
lo sviluppo di quei paesi che per colpa della fuga dei cervelli
non riusciranno mai ad avere una classe dirigente efficiente.
Una politica filo atlantica in continuità della nostra
tradizione liberale. Una politica altresì forte e dura
contro quei soggetti che minacciano quotidianamente il nostro
paese ed il nostro presidente Berlusconi. Contro di loro,
contro i kamikaze, contro coloro che hanno fatto morire migliaia
di fratelli americani l´11 settembre, contro coloro
che ogni giorno fanno morire in attentati e vivere nel terrore
i nostri fratelli d´Israele c´è la voglia
di continuare a lottare per continuare ad affermare che non
vogliamo rinunciare al nostro mondo. Dove non arriva la diplomazia
e la politica arriveranno le armi. Ma noi non lo vogliamo.
Non siamo noi, a 14 anni ad essere stati abituati a fare i
kamikaze. Io a 10 anni non ho mai giocato col mitra. Io non
lapiderei mai una donna, al massimo la manderei a quel paese!
Io sono parte di quell´occidente che non è superiore
perché rispetta i diritti umani; è superiore
semplicemente perché non è barbaro e incivile
come parte del medio oriente.
Io sono parte di quell´occidente orgoglioso, che cammina
a testa alta e che non abiura facilmente le proprie idee.
Quando qualcuno cambia idea con tanta facilità mi spaventa.
E quando qualcuno da sinistra, non rendeva neanche onore alle
vittime di Nassirya perché vittime della guerra americana,
qualcun altro, sempre da sinistra gridava 10, 100, 1000 Nassirya,
io ero lì, insieme a milioni di italiani a ringraziare
i nostri eroi. E se oggi qualcuno si risveglia tutto "proud
to be an american" (orgoglioso di essere americano come
dice uno slogan locale) la cosa mi insospettisce. Non vorrei
che proprio adesso che il Parlamento ha risolto dopo 10 anni
il conflitto d´interessi, fosse proprio la sinistra
ad avere una politica estera conflittuale ed interessata.
Giorgio La
Porta - 30-7-04 Pubblicato sul www.SilvioBerlusconifansclub.org
FIDUCIA
AL GOVERNO: L'ITALIA APPROVA!
Con 60.117 voti in più la casa delle Libertà
si conferma la coalizione più votata. Anche nel resto
d’Europa vince il Centro-Destra.
di Giorgio
La Porta
Una vittoria,
di poco, ma pur sempre una vittoria. Ogni maggioranza al confronto
con gli elettori a metà legislatura solitamente prende
qualche scossone. La sinistra nel ’98, proprio a metà
legislatura perse alcune tra le sue roccaforti come Bologna,
seguita poi dalla Provincia di Roma e soprattutto tante città
in Emilia e Toscana. E’ per questo che la manciata di voti
in più presi dalla nostra coalizione assume un valore
tutto speciale. In un’elezione in cui in tutta Europa i governi
pagano il prezzo dell’economia che non decolla, di un euro
che è sinonimo di carovita, in Italia il nostro Governo
regge bene ed anzi sorpassa l’opposizione. I partiti che sostengono
direttamente l’attuale maggioranza (Forza Italia, An, Udc,
Lega, Nuovo Psi e Repubblicani) ottengono 15.029.267 voti
contro i 14.968.550 ottenuti dall’Ulivo più Di Pietro
e Rifondazione. A parte le riflessioni su un partito di estrema
sinistra che non ha mai dichiarato di voler sostenere questo
centro sinistra, quanti saranno i “disobbedienti” di questa
sinistra alternativa ad obbedire ai comandi delle truppe di
Prodi, Mastella e Fassino? Ve li pensate i no global dopo
aver finito di devastare una banca o una pompa di benzina
andare tutti incappucciati ad applaudire i comizi dell’Ulivo?
Beh io faccio difficoltà.
E sinceramente non riesco neanche a capire come faccia l’Ulivo
a dare per assodato che esponenti delle frange noglobal, i
devastatori di Genova, successivamente arrestati e poi protagonisti
di vergognose spargimenti di letame sotto casa del premier,
siano nelle loro liste o quantomeno nei partiti alleati.
Non ci si può lamentare del ritorno della violenza
in politica e poi legittimare con una candidatura quelle persone
che marciano “pacificamente” con mazze e scudi, distruggono,
sempre pacificamente, banche, pompe di benzina, Mc Donald’s,
smontano sampietrini dalla strada per lanciarli pacificamente
alle forze dell’ordine. La sinistra se non li isola, perde.
L’Ulivo, le forze moderate del centro sinistra, devono trovare
la forza di isolare le frange violente, anche se gli costa
qualche punto in percentuale. Non possono e non devono essere
ostaggi dei noglobal.
Cosa succede se Rifondazione, forte del suo 6%, chiede agli
ulivisti il Ministero degli Interni per metterci un esponente
di questi movimenti? Secondo voi l’Ulivo preferisce fermarsi
al 39% senza pagare questo tipo di prezzo o vendersi il vendibile
pur di ritornare ad okkupare sistematicamente tutti gli spazi
gestibili dal Governo?
La sinistra ha davvero poco da festeggiare. Queste europee
hanno finalmente sfatato il mito che Ulivo, più Rifondazione,
più Di Pietro ottengono più consensi della Casa
delle Libertà. Infatti tanto Di Pietro quanto Rifondazione
raccoglievano gran parte del loro bacino elettorale tra i
delusi dell’Ulivo. Nel momento in cui si mettono di nuovo
tutti insieme, i numeri lo dimostrano, non riescono più
ad ottenere lo stesso consenso. Non a caso, il partito di
Bertinotti non ha mai detto in campagna elettorale di stare
con l’Ulivo e proprio su questo equivoco è riuscito
ad ottenere un buon risultato. Altra cosa sarà quando
questi elettori non troveranno più la falce e martello
sulla scheda, ma vedranno al massimo un triste ramoscello
d’ulivo. Anche la lega nel ’96 da sola otteneva il 10%, adesso
col Governo ha ottenuto dapprima il 3.9 e adesso il 5. Strillare
contro tutto e tutti è facile e conveniente, far tornare
i conti del paese e prendersi le responsabilità di
mandare avanti la “baracca” è leggermente più
difficile.
Ma un dubbio ancora mi lascia molto perplesso. La sinistra
che ha vinto al comune di Roma il 27 maggio 2001, solo dopo
un ballottaggio testa a testa 12 punti in meno in percentuale,
in quell’occasione scese in piazza a festeggiare. Due settimane
prima la gente li aveva cacciati a pedate dal Governo del
paese, assegnando al centro destra la più grande maggioranza
della storia della Repubblica. Eppure festeggiavano. Questa
volta, sebbene con meno voti e con una compagine incoerente,
inconciliabile e troppo differente, dicono di aver vinto.
Ma allora, perché non sono scesi in piazza a festeggiare
ed anzi hanno annullato la festa di piazza prevista per la
domenica del voto dalla lista del triciclo?
Ebbene non solo la sinistra non festeggia, ma è una
delle pochissime opposizioni in Europa che non è riuscita
ad ottenere più voti della maggioranza.
Alla sinistra sempre più spaccata e faziosa, logorroica
e distruttiva, dopo aver finito di giocare con i girotondi
ed i tricicli, vogliamo consigliare noi un gioco molto divertente
e costruttivo per l’Italia: il nascondino!
Il Margine Luglio
04 articolo di prima pagina
L’Europa
sbologna Prodi
Nel nuovo Parlamento di Strasburgo viene premiata l’alleanza
tra centro e destra che si affretta a licenziare Prodi. La
stampa internazionale ritiene “scandalosa” la politica del
Professore. Approvata la Costituzione scritta da Gianfranco
Fini; la firma avverrà a novembre a Roma
Se in queste
elezioni europee non è chiaro chi abbia vinto, è
altresì chiarissimo chi ha perso. Il non candidato,
l’altissimo presidente della Commissione Europea, colui che
c’era e non c’era. Era presente per attrarre voti in una strategia
che coinvolge le istituzioni a fare da testimonial e che tentò
di coinvolgere addirittura Ciampi, messo per scenografia in
una convention; è assente invece, e la sua assenza
è straordinariamente rumorosa, quando si perde e c’è
un prezzo da pagare. Ufficialmente non era in lista e dunque
non deve pagare niente. Ebbene questa strategia “fantasma”
non ha premiato, anzi meno di tre giorni dopo la Margherita,
il partito di Rutelli, per bocca di Franco Marini ex segretario
del PPI, dice di scendere dal triciclo in corsa in vista delle
regionali. Poi addirittura si ufficializza il tutto e si ammette
che “il listone” non può e non deve essere un partito.
Ma il vero protagonista di questo dopo voto è la stampa
estera che attacca frontalmente Prodi. I più cattivi
sono i giornali inglesi che nel fare gli auguri al neo Presidente
Barroso si scagliano contro la politica prodiana. “The Guardian”scrive:
“La Commissione è appassita sotto la scialba guida
di Romano Prodi”. Il Times in maniera molto più chiara
e diretta gira il coltello nella piaga scrivendo “Il nuovo
presidente non deve somigliare per nulla al precedente, la
cui riluttanza ad abbandonare i suoi interessi nella politica
nazionale italiana è stata uno scandalo” poi insiste
“si è anche dimostrato inetto come amministratore”.
Il giornale rilevava poi che “le sue disparate dichiarazioni
in materia di Unione sono state un continuo imbarazzo diplomatico
e che raramente una figura pubblica è stata così
grossolana e irresponsabile”. Ma questo diffusissimo malcontento
della presidenza del leader ulivista si respirava già
da qualche giorno, quando gli osservatori francesi ed in particolare
“Le Monde” titolava “addio senza lacrime”.
Nell’articolo si leggeva “Romano Prodi, dal bilancio discusso,
lascia una Commissione indebolita”. Poi continuava a sferzare
“senza carisma, è stato anche regolarmente accusato
di utilizzare le sue funzioni a Bruxelles per pesare sulla
politica italiana, dove gode di una buona immagine, quella
del solo rimedio possibile a Berlusconi. Il successo tiepido
delle liste che patrocinava alle elezioni europee mostra anche
lì che il presidente della Commissione non ha fatto
i calcoli giusti”.
A fare i calcoli giusti è stato invece Gianfranco Fini
che, con una politica lungimirante, ha deciso due anni fa
di andare a scrivere per l’Italia la Costituzione Europea.
Le voci maligne, soprattutto da sinistra, lo vedevano come
un esilio stile D’Alema-Prodi, ma oggi, con la nuova Carta
Costituzionale che verrà firmata non a caso a Roma
questo evento storico è tutto da attribuire al Presidente
di Alleanza Nazionale. E’ il modo per entrare a testa alta
nei libri di storia. Il lungo lavoro con gli altri paesi vede
oggi la destra sempre più protagonista dei rapporti
e delle relazioni con gli altri partner internazionali. E’
un percorso lungo, silenzioso, che la destra italiana sta
portando avanti da tantissimo tempo senza fare clamori e soprattutto
tenendo sempre presente quello che è il nostro unico
interesse: gli italiani.
Il Margine Luglio
pagina 3
UN
SOLO INTERESSE, GLI ITALIANI
Il
più bel messaggio che la destra potesse dare al paese.
In un momento in cui il terrorismo sconvolge l'occidente è
questo il nostro unico programma. Far capire alla nostra gente
che il terrorismo non si vince con le bandiere pacifiste ma
con un'azione decisa, determinata e sicuramente più
impopolare.
Una destra responsabile, moderata ma con tanta voglia di lottare.
Una destra matura è quella che trovo ogni giorno sui
volti dei nostri rappresentanti politici. Ognuno di noi s'impegna
per spiegare alla gente che è facile mettere un bel
faccione con la bandiera della pace in campagna elettorale,
come ha fatto l'attuale presidente della Provincia di Roma,
ma non è ciò che serve al paese. E per questo
lo slogan di Alleanza Nazionale diventa più vero. Mentre
qualcuno pensa a cavalcare le onde pacifiste per andare a
governare e fare i suoi porci comodi, c'è la destra
a garantire la sicurezza di una nazione. Una destra coraggiosa,
pronta a sfidare il giudizio degli elettori sapendo che chi
si mette ad affrontare una guerra certamente non avrà
vita facile.
E' questo il partito che mi piace. I momenti difficili internamente
sono terminati, adesso c'è da fronteggiare da una parte
il terrorismo e dall'altra chi prega cinicamente in un attentato
per cavalcare un cavallo triste e squallido ed avere maggiore
vantaggio nelle elezioni europee. A costoro non soltanto diciamo
di essere vicino ai nostri ragazzi che combattono in Iraq
ma ognuno di noi si sente oggi più che mai impegnato
a contrastare chi vuole devastare il nostro mondo, la nostra
democrazia, la nostra libertà. Per la prima volta voglio
citare Giorgio Almirante, perché penso che in questo
momento sarebbe orgoglioso nel vedere i suoi ragazzi nel governare
il paese. Ricordo quando affermava "la libertà
è coraggio, il coraggio è a destra!". E'
con questo spirito che dobbiamo ritrovare la nostra forza,
mettere da parte i rancori più personali per combattere
tutti insieme due grandi battaglie. La prima contro i nostri
avversari a sinistra che speculano vergognosamente sugli orrori
della guerra, l'altra più lunga e difficile contro
i nostri nemici, i terroristi. Siamo moderati ed europeisti
ma non per questo dobbiamo arrenderci per paura di sconfitte
elettorali. C'è una guerra in atto e va combattuta,
proprio come quelle che hanno fatto i nostri padri ed i nostri
nonni. Non possiamo farci indietro.
Siamo di destra, orgogliosi di esserlo. Stiamo al Governo
per la prima volta nella nostra vita ed abbiamo la grande
responsabilità di dover gestire una situazione difficile
nata dopo l'11 settembre e oltretutto dobbiamo continuare
a cambiare le cose, tagliare gli sprechi, far tornare i conti,
difendere le famiglie, portare avanti i nostri valori e principi.
Ci dobbiamo sentire uniti più che mai. Dopo il passaggio
a sinistra della Spagna, l'Italia è diventata il più
grande paese con governo di centro destra vicino agli Stati
Uniti e direttamente impegnato nella ricostruzione e pacificazione
dell'Iraq. È un ruolo importantissimo. L'Italia ha
ritrovato la sua centralità internazionale grazie a
questo Esecutivo. Si parla addirittura di entrare nell'Onu
come membro permanente, cosa mai lontanamente sognata, ed
Israele sta da tempo caldeggiando la nostra candidatura. Si
parla di Roma per la firma della Costituzione Europea redatta
anche dal nostro Presidente Fini. E sempre a Roma un vertice
di pace tra Israele e Palestina per il ritiro da alcuni territori
occupati. Tutto questo è il nostro lavoro, il nostro
modo di operare, i primi risultati che iniziamo ad intravedere.
Lavoriamo per la pace, una pace fatta di giustizia, una pace
senza ipocrisia, senza bandiere colorate. La nostra idea di
pace ci dice che un criminale come Saddam che sterminava la
gente, usava i bambini come scudi umani, affamava un popolo
per poi vivere nello sfarzo non poteva stare lì a violentare
la dignità di un popolo. Sarebbe stato più facile
continuare far finta di niente, cambiare canale, ma la politica
non è la televisione. Ci siamo presi le nostre responsabilità
e siamo scesi nel campo di battaglia.
Oggi ad un anno dall'inizio dalla guerra il popolo irakeno,
ormai libero, vuole tornare alla tranquillità, vuole
una stabilità interna e delle istituzioni capaci. In
tutto questo l'intervento italiano è fondamentale,
per non dire il migliore. Le nostre forze di sicurezza, i
carabinieri in particolare, la croce rossa, stanno portando
avanti con onore un lavoro encomiabile. Continuiamo a farlo
anche se la sinistra dice che siamo okkupanti. Saddam non
è stato sconfitto con le bandiere della pace. Lui forse
avrebbe voluto tanti paesi con tante belle bandierine della
pace e nessuno che lo andasse a prendere, stanare e catturare.
La libertà è coraggio e noi oggi più
che mai abbiamo il coraggio di difendere strenuamente l'Italia
e gli italiani prendendo atto che contro il terrorismo, oggi
la Spagna abbandona la lotta…
Il Margine - Aprile 04
EUROPA:
10 A DESTRA 5 A SINISTRA
L'Europa
ha voglia di certezze, lungimiranza, scelte sicure. E' l'unico
modo per spiegare una grande onda lunga che da cinque anni
a questa parte ha portato ben 10 paesi governati dalle sinistre
a svoltare rotta a favore di coalizioni vicine alla Casa delle
Libertà. Posso addirittura arrivare a vantare il successo
di un vero e proprio modello politico italiano che sta trionfando
in molti paesi europei. Ricordo nel '94, quando per la prima
volta andammo al governo, tutti i partiti popolari europei
vedevano con sospetto l'alleanza tra una forza moderata come
Forza Italia ed un Alleanza Nazionale che ancora non aveva
approvato le tesi di Fiuggi. L'Italia era una vera anomalia,
come amerebbe definirla il Vice Ministro Urso, ma poi la sfida
fu vinta, si scrissero programmi comuni, carte dei valori,
i compagni di battaglia divennero gli stessi e si fondò
così una classe dirigente che a dieci anni dall'inizio
di quel laboratorio politico, governa l'Italia.
Un'altra svolta decisiva a destra si è avuta nel '99
nel Parlamento Europeo. Il gruppo Popolare (Ppe) a cui fa
riferimento Forza Italia e Udc per la prima volta dopo 35
anni è diventato il primo partito ed ha deciso di allearsi
con i liberali (Eldr) e con la destra di Alleanza
Nazionale (Uen) per avere una maggioranza stabile, tenendo
così fuori da ogni gioco il Pse a cui fanno riferimento
i Ds ed i socialisti. Per la prima volta la sinistra europea
è in minoranza e da ciò che annunciano i sondaggi,
ci resterà per i prossimi 5 anni. C'è poco da
dire. Alla data di oggi, dopo la svolta storica della Grecia
di pochi giorni fa sono 10 su 15 i paesi governati da coalizioni
vicine alle nostre posizioni politiche. Il partito popolare
europeo alla data di oggi sembra riconfermare se non aumentare
i suoi consensi. Perché parlo di Parlamento Europeo,
di gruppi politici europei? Beh tra un mesetto si vota e gran
parte della gente è convinta che la sfida sia tra Berlusconi
e la sinistra, tra il Governo e l'opposizione. Non solo è
una falsità colossale per cercare di mettere in difficoltà
l'Esecutivo ma è un modo per non parlare degli enormi
insuccessi della sinistra in Europa. Partivano da 13 governi
su 15 a sinistra per trovarsi dopo 5 anni con la situazione
capovolta.
Lo stesso Prodi che sembra stare lì per grazia ricevuta,
deve ringraziare i deputati della maggioranza europea di centro
destra, i Fini, i Berlusconi, gli Aznar, per averlo votato
per attribuirgli quel ruolo che lui sta usando strumentalmente
per far campagna elettorale della sinistra e vedere esclusivamente
gli interessi della sua parrocchietta. E allora non solo crediamo
che il verdetto delle urne non debba intaccare l'operato del
Governo, come non dovrà far dimettere tutte le centinaia
di sindaci, consiglieri provinciali e regionali che saranno
candidati da Margherita e Ds e non verranno eletti al Parlamento
Europeo, ma rilanciamo una nostra sfida personale. La sfida
di continuare a lavorare per l'Italia e per le Istituzioni.
Diciamocelo chiaramente; questa opposizione non avrebbe mai
il senso di responsabilità che ebbe la destra nel votare
un Prodi a Presidente della Commissione Europea. Loro Berlusconi
non lo voterebbero mai, perché non è un avversario
ma un nemico da eliminare. Non gli importa se l'Italia ha
un ruolo minore, basta che non si tocchino i loro peculiari
interessi. Noi come ormai campeggia su tutti i manifesti d'Italia
di interesse da difendere ne abbiamo solo uno: gli italiani.
Il
Margine - Aprile 04
LA
FORZA DELL'ENTUSIASMO
Da qualche giorno si è avviata la campagna elettorale
per le elezioni europee. Dopo un inizio un po' silenzioso,
Alleanza Nazionale ha messo in moto la macchina elettorale.
Stiamo partendo col piede giusto. An ha infatti ingaggiato
una delle più grandi agenzie di comunicazioni al mondo
per preparare la più grande campagna elettorale della
nostra storia.
Prima di iniziare la campagna elettorale, il Presidente Fini
è andato in Iraq a ringraziare i nostri ragazzi in
missione di pace. Inoltre tutto il territorio nazionale si
è mobilitato per la settimana dell'orgoglio nazionale
in ricordo delle vittime delle foibe e per la presentazione
di un disegno di legge per l'istituzione di una giornata nazionale
di memoria per lo sterminio dei nostri connazionali da parte
delle truppe comuniste di Tito.
Dobbiamo affrontare la prova decisiva, il primo voto nazionale
dopo le elezioni che ci hanno portato al governo. Ci dobbiamo
armare di tanta buona volontà e di quella passione
che ci contraddistingue. Dobbiamo capire una volta per tutte
che questa è una prova decisiva. Se vinciamo queste
europee e dimostriamo di avere il consenso della maggioranza
degli italiani, la sinistra non avrà più niente
da dire e tanto le regionali del prossimo anno quanto le riforme
istituzionali che abbiamo preparato, saranno una corsa in
discesa prima di arrivare alle prossime elezioni politiche.
Quello che ci vuole è quell'entusiasmo che ci ha portato
a vincere tante battaglie al fianco di Storace, di Moffa e
di Fini al Governo nazionale. Quello spirito di sentirci protagonisti
del cambiamento di questo paese. Solo se riusciremo questa
volta a non avere gli occhi spenti, come avvenuto alle ultime
provinciali, riusciremo a battere le sei liste "unitarie"
della sinistra. Io ci tengo a ricordare l'esperienza delle
Provinciali come un'esperienza da cui prendere le distanze.
Partivamo col presidente uscente, i sondaggi ci davano di
10 punti favoriti su Gasbarra; eppure a due mesi dal voto
avevamo già perso. Avevamo perso perché non
c'era più intorno a noi quell'entusiasmo, quel sentimento
di sfida di cui noi, gente di destra, siamo orgogliosi da
sempre.
Ho lavorato 12-13 ore al giorno in quella campagna, al fianco
di un candidato e non scorderò mai gli sguardi spenti
della gente che si incontrava per strada. La nostra "gente
con l'anima" sembrava non esistere più. Quel nostro
elettorato storico, quella gente che ti ferma per strada,
ti sorride e ti urla nelle orecchie di aver visto Fini in
tv, magicamente non si incontrava più. Ebbene quei
volti non li voglio più vedere, anche perché
siamo noi che per primi leggiamo questo giornale a decidere
le sorti della campagna elettorale.
Abbiamo dalla nostra parte i numeri, i risultati di questo
Governo che purtroppo devono essere comunicati meglio agli
italiani. Dobbiamo, una volta tanto, riuscire ad essere orgogliosi
del nostro partito, del nostro grande presidente, dei tanti
militanti e simpatizzanti che rendono vivo questo nostro movimento.
Ricordo una cosa. Nelle elezioni politiche del '96, quando
vinse Prodi, riuscimmo ad avere il 16% dei consensi contro
il 20% di Forza Italia, ma non siamo mai riusciti a sentirci
una grande forza capace di essere il primo partito del nostro
paese. Eravamo ad un passo e non lo abbiamo mai fatto. E mi
arrabbio perché non ci manca niente. Abbiamo bravi
ministri, strutture di partito radicate in tutto il territorio
nazionale che possono far invidia al Pci degli anni '50 e
soprattutto un consenso di AN che si aggira intorno all'11-12%.
Secondo i sondaggi di Palazzo Chigi, se si votasse domani
la Casa delle Libertà otterrebbe il 48,6% contro il
40% dell'Ulivo ed il 7% di Rifondazione. Siamo ancora la maggioranza
di questo paese, anche se in un momento di scelte difficili
e dovremmo farci battere da un'armata Brancaleone fatta della
peggiore sinistra giustizialista e forcaiola? Su Roma campeggiano
i manifesti dell'Udeur con scritto "con Mastella e Martinazzoli"
e questa è la loro novità, l'alternativa che
propongono al paese. Vogliamo mandare davvero Mastella, Cossutta,
Bertinotti, Fassino, al governo di questo paese? Io dico di
dare a questa maggioranza la possibilità di terminare
con tranquillità le sue riforme e di giudicare il suo
operato tra due anni, quando si voterà per le politiche
e le tante leggi emanate avranno prodotto i loro effetti.
Prendiamo le tante infrastrutture che questo Governo sta realizzando.
Di una tengo particolarmente: il ponte sullo stretto. Mio
nonno, un siciliano dei primi anni del '900 già ne
parlava e solo adesso, solo con questo Governo si sta finalmente
realizzando. Gli vogliamo dare un po' di tempo?
E' vero che siamo in un periodo di crisi internazionale, ma
è anche vero che le tasse non vengono alzate da due
anni, i poveri diminuiscono e siamo tornati ai livelli di
occupazione del '92. Dopo tante fatiche vogliamo vedere che
qualcuno da sinistra, torni al governo e si prenda i meriti
delle fatiche degli altri? Per tutto questo vi chiedo di tirare
fuori tutta quella grinta che ci ha fatto essere vincenti
in passato e che ci ha portato al governo di questo nostro
bel paese. Abbiamo dalla nostra la capacità di essere
un partito responsabile, moderno e propositivo ed è
per questo che vi dico che non solo meritiamo di stravincere
le europee, ma dobbiamo riuscire a migliorare questa nostra
Italia o non siamo più quella Destra che per tanti
anni abbiamo voluto vedere al Governo per cambiare le cose
di un paese che sono sicuro merita davvero il meglio.
Il
Margine - Marzo 04
Identità,
Tradizione, Coerenza nei 10 anni di ALLEANZA NAZIONALE.
Dieci
anni della nostra storia. Dieci anni di lavoro al fianco del
Presidente Fini e di un partito che, forte dei suoi valori,
crede nel cambiamento del paese. Siamo soddisfatti del lavoro
di questo esecutivo in cui trovano piena espressione le istanze
del mondo cattolico. Dobbiamo tenere al centro della nostra
attenzione l'importanza del rispetto della vita e della persona
umana. I nostri valori devono essere concretizzati in un'azione
politica che tuteli soprattutto le strutture sociali in cui
si inserisce la persona a partire proprio dalla famiglia.
Istituire degli asili nido nei posti di lavoro, è un
esempio di rispetto della dimensione relazionale della persona.
E' inoltre un modo per contribuire al buon funzionamento della
famiglia senza far venir meno gli obblighi d'impresa. La nostra
destra, deve impegnarsi ogni giorno per tenere al centro del
nostro impegno politico, fuori e dentro le istituzioni, i
dettati della dottrina sociale della Chiesa. Dobbiamo governare
questo paese, tenendo sempre presente l'importanza della solidarietà
e della sussidiarietà che permettono un intervento
teso allo sviluppo ed alla crescita di chi è più
debole.
Come cattolici non possiamo non condannare e contrastare ogni
giorno la cultura della morte, che come afferma Giovanni Paolo
II, pervade oggi la civiltà occidentale. E' argomento
di primaria importanza trattare di aborto, eutanasia, manipolazione
genetica e clonazione degli embrioni umani. Pensando altresì
alla vita dei nostri ragazzi, non possiamo fare a meno di
combattere ogni forma di droga.
La Destra deve inoltre caratterizzarsi per un impegno a sostegno
di un'economia sociale di libero mercato, in cui il capitale
è strumento ed il lavoro garantisce la giustizia sociale.
Nella storia di An troviamo dieci anni di noi, dieci anni
di alleanza tra forze sociali, cattoliche e nazionali per
discutere, progettare e finalmente governare e realizzare.
Un decennale in cui, forti delle nostre peculiari differenze
abbiamo lavorato tutti insieme. La grande forza di Alleanza
Nazionale è sempre stata la sua militanza di base.
Il nostro è un popolo di gente con l'anima, gente che
ogni giorno è protagonista in ogni singolo angolo del
paese e che in ognuno dei nostri 8100 comuni d'Italia porta
un contributo dialettico necessario alla vita stessa del movimento.
E' il dialogo il grande mezzo che ha portato a questo nostro
partito la responsabilità di governare una nazione.
Ricordo il Presidente Fini a Fiuggi quando disse: "non
ci interessa da dove veniate ma cosa sappiate fare per il
nostro partito". E' questo il nostro spirito, la nostra
voglia di continuare, di crescere. La grande capacità
della classe dirigente è nell'ascoltare i diversi linguaggi,
le diverse storie. E' per questo che i cattolici intendono
impegnarsi in prima persona per un dialogo privilegiato nei
confronti del mondo moderato e sensibile ai dettati del Magistero
della Chiesa. Un mondo che ha pieno titolo nel ritrovarsi
nelle tesi di Fiuggi e nel sentirsi rappresentato nelle nostre
battaglie. Il mondo cattolico è infine, una realtà
viva, una vera e propria forza propositiva di idee e "portatrice
sana" di valori nella politica e come tale deve essere
rappresentata nel nostro partito.
Seppur breve, AN ha una sua storia autonoma, un percorso che
parte idealmente il 22 gennaio 94 all’Hotel Ergife, quando
si decise di fondare una casa comune e di prendere un impegno
che continua oggi nel lavoro costante nelle istituzioni, del
Presidente Fini e di un’intera classe dirigente.
Quanti volti, storie, persone, lacrime hanno costituito la
storia di questo partito ed oggi inevitabilmente ci tornano
alla mente! Dalla prima vittoria elettorale, al Congresso
di Fiuggi, Verona, dalla lunga e difficile opposizione, alle
raccolte di firme anche in pieno agosto, e di nuovo la vittoria
nazionale, il congresso di Bologna e tante strategie per governare
e far tornare i conti del paese.
E' anche questa la nostra storia. E' una storia che stiamo
scrivendo giorno dopo giorno. Una storia che è come
sempre il risultato delle nostre azioni. Noi ci sentiamo,
oggi sempre di più, forti delle nostre idee, dei nostri
valori e delle nostre tradizioni, pronti per affrontare le
sfide che un'Italia orgogliosa ci propone di affrontare, come
sempre, a testa alta.
Secolo d’Italia 22 Gennaio 04 – pag 6
Grazia
a Sofri? No, Grazie
Può
la destra fare ciò che neanche la sinistra è
riuscita a fare? Può la destra modificare la Costituzione
per salvare una persona che nei 4 governi di sinistra è
rimasta dove stava? Può la destra approvare una legge
ad personam e modificare addirittura i poteri del capo dello
Stato per graziare Sofri? Può un deputato di lotta
continua presentare una legge per graziare un compagno di
lotta continua senza che nessuno gridi al conflitto d’interesse?
E cosa vogliamo fare per tutte quelle migliaia di persone
che stanno nelle carceri e gridano aiuto, ma nessuno se le
fila semplicemente perché non si chiamano Sofri e non
sono amici di Boato e della sinistra? Vogliamo rivolgere anche
un pensiero alle vittime? No loro non fanno più notizia
perché non sono amiche di Boato. Vogliamo dare più
poteri al capo dello Stato? Ok approviamo il Presidenzialismo.
Vogliamo dare più ordine alla giustizia ed alle carceri?
Ok riformiamo il sistema giudiziario e quello carcerario.
Ma fare tutto sto casino, modificare una legge per graziare
una sola persona, solo perché fa rumore ed ha compagni
di battaglia che presentano disegni di legge non è
una cosa accettabile. Non stiamo mica nella repubblica delle
banane!
Non voglio entrare nel merito del caso Sofri. Ma la grazia
proprio no. E poi è vero che non ci sono cose più
urgenti da approvare…Parmalat docet.
6-1-04
Più
voce all'Italia che Produce
"Non
si può arrivare alla prosperità scoraggiando
l'impresa". Potremmo ispirarci a queste parole del 'Credo
degli uomini liberi' di Abramo Lincoln per descrivere quello
che è stato l'intento degli organizzatori del 'Comitato
Italia che Produce', protagonista a fine ottobre di un evento
che ha visto una mobilitazione compatta di tutte le diverse
anime di Alleanza Nazionale. Una destra impegnata per un'intera
giornata in un confronto diretto con le proposte delle categorie
del mondo produttivo. Dal Vice-Presidente del Consiglio-Gianfranco
Fini, ai ministri Alemanno, Gasparri, Urso e Baldassarri,
al Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, l'evento
ha visto un sostegno unanime dal partito ed un forte risalto
media. Qualche numero del convegno: 34 giornalisti accreditati,
8 televisioni e sei radio hanno seguito un evento a cui, secondo
le schede compilate, hanno partecipato circa 1100 persone
di cui quasi 400 provenienti da altre regioni. Con lo slogan
"No a chi incrocia le braccia, noi siamo con l'Italia
che Produce", l'On. Antonio Mazzocchi ha dato il via
ad una vera e propria mobilitazione a favore delle Piccole
e Medie Imprese e soprattutto contro l'idea di uno sciopero
sindacale organizzato contro una riforma pensionistica necessaria,
che vedrà i primi effetti nel 2008. E' stata proprio
questa la contrapposizione che Alleanza Nazionale ha voluto
lanciare all'Italia che lavora. Quell'Italia che le 35 ore
le lavora non in una settimana ma in 3 giorni, quell'Italia
che deve essere tutelata, sostenuta ed incentivata dalle forze
della Destra di Governo. C'è chi si alza la mattina
e si permette di scioperare per i "diritti" delle
generazioni future e c'è chi a dormire non c'è
proprio andato per far tornare i conti della propria azienda.
C'è una sinistra che trae forza vitale in quei centri
di illegalità che di 'sociale' hanno ben poco e c'è
una destra che, invece, nella famiglia e nell'impresa a conduzione
familiare vede una valida fonte attiva di valori da porre
come punto di riferimento della società. Di fronte
a queste vere e proprie 'scelte di campo' sappiamo da che
parte vogliamo stare. Non con chi incrocia le braccia ma con
chi vuole un futuro di benessere e di sviluppo... e lo sviluppo
non si crea scioperando!
Articolo
prima pagina Il Margine Novembre 03
Sondaggio:cosa
vogliono gli iscritti di an?
C’è
una destra che cambia in un panorama italiano di continue
mutazioni. C'è un contesto storico che corre ogni giorno
sui binari della globalizzazione e delle nuove tecnologie.
In tutto questo come si pone l'iscritto di Alleanza Nazionale?
Ebbene dopo la curiosità suscitata dall'articolo dello
scorso mese, in cui si cercavano di spiegare alcune tecniche
per influenzare l'elettore, questo mese andiamo a prendere
un sondaggio realizzato da due università del centro
Italia, su una base di 435 iscritti di tutte le fasce sociali
e zone del paese, per cercare di fare un po' una fotografia
dell'iscritto di An.
Ci tengo innanzitutto a ribadire il fatto che gli intervistati
siano iscritti, e dunque diano una maggiore partecipazione
attiva alla vita del partito e non siano semplici elettori.
E' innanzitutto molto evidente un malcontento della base per
l'impegno che non viene riconosciuto o per opinioni che dall'alto
si sente passino in secondo piano per motivi istituzionali.
Ma andiamo piano e spieghiamo dato per dato. Anche questa
volta, in maniera a dir poco coraggiosa, vogliamo pubblicare
dati che rendono l'idea della volontà della base e
che speriamo, possano essere di riferimento anche per determinare
le iniziative politiche dei prossimi mesi.
Se andiamo per ordine di importanza dei numeri, si nota subito
che i nostri militanti, benché di origini politiche
e sensibilità diverse su alcuni temi sono praticamente
compatti nell'esprimere una opinione, (Fiuggi sta sortendo
finalmente i primi effetti). Il primo dato che risalta immediatamente
è che 94 iscritti su 100 pensano che il flusso incontrollato
di immigrati provoca forti tensioni sociali ed in questo si
deduce che la legge Bossi-Fini è ben accetta dalla
base. Il secondo tema con l'85% è una maggiore severità
nei confronti del consumo delle droghe pesanti e una forte
contrarietà alla legalizzazione delle droghe leggere
contro cui si schiera l'80%. Ma la responsabilità e
la voglia di avere delle riforme importanti vede il 75% schierarsi
per la riforma delle pensioni e del sistema pensionistico
(il 3% è contrario ed il 20% non sa-non risponde).
Il dato successivo riguarda l'ambiente con un dato che ci
fa riflettere sul sentimento ambientalista degli iscritti.
Infatti ben il 62% è pronto a rallentare lo sviluppo
pur di difendere l'ambiente. A questo punto troviamo due dati
apparentemente contrastanti che ci fanno pensare. Il 56% è
favorevole a restrizioni dell'aborto, il 27 è contrario,
mentre ciò che, se permettete, ci fa riflettere molto
è un 53.4% che si dichiara favorevole alla pena di
morte, contro il 34% che si dichiara contrario ed un 12% che
non si pronuncia. Quest'ultimo è un dato che viene
confermato anche a livello nazionale tra tutti gli italiani
che, con significative variazione a seconda delle diverse
vicende della cronaca, si pronunciano nel 55% dei casi a favore
(e non entriamo nel merito della questione) della pena di
morte ad esempio in caso di reati legati alla pedofilia. Questo
sondaggio oltre a testare il sentimento degli iscritti sui
diversi temi dell'attualità politica è andato
a scoprire anche cosa ne pensano del proprio partito. Sebbene
l'89% si dichiara soddisfatto dell'azione della destra all'interno
dell'Esecutivo e sicurissimo di rivotare An, di fronte a due
dichiarazioni ben precise i militanti danno una netta bocciatura
alla classe dirigente del partito. All'affermazione "il
lavoro dei militanti è spesso scarsamente riconosciuto"
il 41.6 è molto d'accordo, il 37.7 è d'accordo,
il 10.5 non sa ed il restante 10.2 è in disaccordo.
Ci sono dunque 79 elettori su 100 che vedono il loro lavoro
non riconosciuto da una struttura di partito impegnata troppo
spesso nelle attività istituzionali e meno attenta
alla vita di partito. Il 60% ritiene inoltre che 'la dirigenza
non si interessa delle opinioni degli iscritti' mentre il
25% è contrario a questa affermazione. Sempre a proposito
di sondaggi; al momento della pubblicazione di questo articolo
una ricerca sulle intenzioni di voto vede An al 13.8% in una
Casa delle Libertà in leggerissima flessione (-0.4%
rispetto allo scorso mese), ma che mantiene un vantaggio di
8 punti sulla sinistra ed una forte maggioranza assoluta nel
paese. Una riflessione finale. Conoscere cosa vuole la propria
gente può essere un modo per chi, finalmente impegnato
nelle tantissime attività istituzionali, possa dedicare
anche un po' di tempo nell'attività di partito e nell'attuare
anche e soprattutto 'qualcosa di destra'.
Articolo
pagina 2 "Il Margine" 7 Novembre 2003
Ds:160 Miliardi di DEBITI. E vorrebbero gestire i
conti pubblici??? Ma per favore!!!
Fareste
mai gestire il patrimonio dello stato a chi non è neanche
capace di gestire il propio condominio, ovvero i conti del
proprio partito? 160 miliardi delle vecchie lire di buffi
con le banche. Il bello è che hanno il coraggio di
parlare di ricette economiche! Non c'è limite alla
vergogna! Io lo so che qualcuno replicherà criticando
Forza Italia come al solito, ma stavolta ci sono davvero pochi
argomenti per giustificare una situazione che vede il segretario
Fassino, che pover'uomo già non si rende in piedi di
suo, dover andare a chiedere uno sconto del 50% alle banche.
Mi sa che il triste Fassino, è stato scelto come segretario
proprio per fare tenerezza alle banche! Chiunque, infatti,
chiedendogli di pagare i buffi del suo partito si sente in
colpa; insomma è un pò come sparare sulla croce
rossa! Dai ragazzi facciamo un Telethon o qualcosa per salvarli
dalla bankarotta! Pensiamo che senza questi validi paladini
della democrazia non c'è futuro. A proposito io consiglio
uno slogan per la raccolta dei fondi per i Ds: BUFFAROLI DI
TUTTO IL MONDO UNITEVI!
2-11-03
Giù
le mani dai crocifissi!!
La
laicità dello Stato è un valore che nessuno
deve mettere in discussione, altresì nessuno deve mettere
in discussione la cultura, l'Identità e le tradizioni
del popolo italiano. Se qualcuno vuole modificare qualcosa
del nostro paese, c'è un apposito Parlamento eletto
dal popolo sovrano che deve prendere i provvedimenti necessari.
Non è certo diritto di chi, arrivato all'ultimo momento,
vuole alzare la voce e mettere i piedi sul tavolo in casa
nostra! E non mi venissero a parlare di diritto, perchè
non accetto lezioni di diritto da chi viola ancora oggi i
diritti umani, infibulando le donne! Da loro proprio non accetto
lezioni. Iniziassero a dimostrare di sapere cosa sono i diritti
e cos'è la nostra Costituzione e poi posso accettare
anche i loro ricorsi e le loro contestazioni. In questo modo
si innesca solo una battaglia d'odio e di ripicche. Tante
persone non hanno mai difeso i crocifissi, ma se a parlare
è una persona che dichiara che gli "dà
fastidio vedere il cadaverino sulla croce" lì
è davvero troppo! Tutta la questione servirà
a riflettere tanto sui crocifissi, quanto sulla delicatezza
dei metodi di certa gente, che una volta aver trovato ospitalità
in un paese, alza la vocee vuole mettere i piedi sul tavolo!
Ma tra un pò, dovremo infibulare le nostre donne??
27-10-03
Sono
uno dei sostenitori dei valori della Patria, tra cui c'è
senza discussione la laicità dello Stato, come ho già
scritto ad inizio discussione.
Ti dirò di più. Non intendo fare nè parte
delle truppe papaline nè tantomeno fare una crociata
contro gli infedeli, anche perchè ti assicuro (e lavorando
in politica me ne accorgo ogni istante) il nostro paese ha
problemi enormemente più grandi dei crocifissi sulle
pareti. Ma non voglio permettere ad uno che parla di cadaverino
sulla croce o offende il Papa come ha fatto stasera da Vespa,
di avere la possibilità di venire ad alzare la voce
ed offendere la cultura, le tradizioni, l'Identità
Nazionale italiana. A marzo erano 68 su 100 quelli che volevano
il crocifisso ed io non ero con loro. Oggi, siamo 85 su 100
a volerlo profondamente, proprio in risposta a quella che
avvertiamo come un'aggressione. Il grande Smith che purtroppo
porta questo bellissimo cognome ha raggiunto perfettamente
l'opposto di ciò che voleva: ha messo insieme un esercito
compatto che pur volendo tutelare chi lavora onestamente,
non ha più intenzione di fare facili concessioni a
nessuno!
28-10-03
No
a chi incrocia le braccia NOI SIAMO CON L'ITALIA CHE PRODUCE!!!
Mentre
i sindacati preparano uno sciopero legittimo ma politico,
Alleanza Nazionale vuole lanciare un messaggio all'Italia
che produce. Quell'Italia che le 35 ore le lavora non in una
settimana ma in 2 giorni, quell'Italia che deve essere tutelata
ed incentivata dalle forze della Destra di Governo.
Un'intera giornata a Roma col confronto diretto con le categorie
del mondo produttivo. C'è chi si alza la mattina e
si permette di scioperare per i "diritti" delle
generazioni future e c'è chi a dormire non c'è
proprio andato per far tornare i conti della propria azienda
per poi pagare tasse enormi per mantenere degli apparati inutili
ed eccessivamente costosi.
Di fronte a questa vera e propria 'scelta di campo' sappiamo
da che parte vogliamo stare. Non con chi incrocia le braccia
ma con chi vuole un futuro di benessere e di sviluppo... e
lo sviluppo non si crea scioperando!!
22-10-03
Basta
ai terroristi agli attentati…ed a Rai Tre
Nel
giorno di tre attentati verso le istituzioni della Repubblica
con che cosa può aprire Tele Kabul (con tutto rispetto
per gli abitanti di kabul, più liberi dei giornalisti
di Rai Tre)??? Beh naturalmente con la maggioranza battuta
su un emendamento della Gasparri. Da persona che lavora lì
e che ha visto le centinaia di votazioni a scrutinio segreto
sulla Gasparri non voglio fare commenti al servizio che è
quantomeno menzoniero e di degno della peggiore tradizione
sovietica. Naturalmente anche il secondo servizio non parla
degli attentati ma bensì dello sciopero generale e
della diretta tv. Certo cosa c’è di più importante
dei sindacati che scioperano?? Ecco arrivare finalmente il
terzo servizio sui pacchi bomba. Non voglio entrare nel merito
del comizietto fatto dall’autore ma voglio solo limitarmi
ad una frase che rende l’idea di cosa abbiano potuto dire
ste persone. “Più che di un attentato si tratta di
provocazione”. Ma siamo matti? Pacchi bomba nei ministeri
e parlano di provocazione? Atti di vero e proprio terrorismo
scambiati per provocazione? Allora cosa sono i brigatisti
che mettono i pacchi bomba, provocatori? Le Brigate Rosse
erano brigate provocatrici? Moro è stato ucciso da
provocatori? Sono sempre di più sconcertato nel pensare
che questi organi di informazione vengano pagati anche da
me. Ma perché non facciamo un bel referendum e chiediamo
al popolo sovrano se in cambio dei 100 euro di canone è
pronto a rinunciare al servizio rai? E’ secondo me il modo
più diretto per farli smettere di stravolgere la realtà
delle cose. E tutto questo nella speranza la lotta dello stato
contro i brigatisti non venga mai vista come un’azione da
parte del governo oppressivo di reprimere la libertà
di opposizione!
2-10-2003
Prevenzione,
Repressione, Recupero
E'
solo con un sostegno deciso a chi si cura del recupero dei
tossici che il nostro stato può dimostrare di essere
veramente sociale. Sono con Fini in questa che è una
nostra battaglia storica proprio perchè non vogliamo
masse di ragazzi drogati, ma preferiamo vederli belli vispi
e inkazzati a lottare nella società per i loro diritti.
Mi dispiace per gli amici radicali che da qualche tempo chiedono
di entrare al Governo (non si sa con cosa) ma su questa battaglia
non siamo pronti a fare marcia indietro.
Nessuno chiederà mai il carcere per chi si droga ma
è anche vero che la Destra ha il dovere morale e politico
di dare una risposta forte al paese, tale risposta deve essere
contro ogni forma di droga leggera e pesante. E' troppo breve
il passaggio dalla canna alla pasticca e troppo pericoloso
normalizzare la dorga leggera.
IN OLANDA NEI PRIMI DUE ANNI SI E' AVUTO UN AUMENTO DEL CONSUMO
(TRA GLI OLANDESI) DELLE SOSTANZE "LEGGERE" DEL
250% E DI QUELLE PESANTI DEL 22% (fonte Colombia University).
L'Olanda si trova così ad affrontare un aumento dei
tossicodipendenti da comunità di quasi un quarto. Bella
politica!!
A quegli pseudo liberali che chiedono il referendum sulla
liberalizzaione vorrei chiedere: " Vi fareste mai operare
da un chirurgo che si è appena fatto una canna??"
Di qui un passaggio necessario. o da liberali vietiamo le
canne ai medici, o facciamo un listone (stile medioevo) dei
medici che si fanno le canne o infine dato che la sanità
non va già bene di suo, speriamo che chi ci sta operando
abbia avuto il buon gusto di non farsi una canna. Sperare,
sempre sperare. Ma si può affrontare un tema così
importante solo con la speranza?? No affatto, ecco perchè
Fini ed Alleanza Nazionale fanno bene a portare avanti questa
battaglia.
30-9-03
Come
far saltare i nervi alla sinistra...
Sinistra
sull'orlo di una crisi di nervi, scontri istituzionali, commissione
Telekom Serbia e toni del dibattito politico davvero roventi.
Non sarebbe niente se non si aggiungessero delle dichiarazioni
apparentemente infelici del Premier che dimostrano, secondo
me, la grande capacità comunicativa del capo del Governo.
"Sua emittenza" infatti in un momento particolare
per la storia del paese, rilascia delle dichiarazioni che
meritano delle spiegazioni, non in abito storico o giuridico
ma semplicemente in campo comunicativo. Non intendo stare
qui a fare l'avvocato del Premier,come non intendo mettermi
a discutere su fascismo ed antifascismo. Voglio invece parlare
degli effetti delle dichiarazioni di colui che da sempre è
riconosciuto come "l'inventore" della comunicazione
politica italiana. Innanzitutto l'intervista incriminata avviene
quando il suo portavoce è assente per un viaggio in
Africa. Siamo al 26 di agosto ed un piccolo giornale italiano,
ha tra le mani due notizie bomba da poter sparare in prima
pagina. Penso che ogni giornalista vorrebbe avere tra le mani
quel materiale, ma nessuno pubblica niente, anzi si lascia
passare oltre una settimana, con il rischio che qualche fuga
di notizie smonti lo scoop. Ma ciò non avviene. Passano
ben 10 giorni e nessuno dalla Presidenza del Consiglio ferma
queste due bombe che stanno per esplodere. Penso che qualsiasi
ufficio stampa, anche quello del sindaco del gioco del "Monopoli"
se vuole riesce a fermare in 10 giorni un'intervista. Ma qui
non siamo coi potenti mezzi dei giochi da tavolo, qui stiamo
parlando semplicemente del capo del Governo, con i suoi Sottosegretari.
Ebbene esce lo scoop e naturalmente viene giù il finimondo.
Ma dato che esce solo la prima parte dell'intervista e c'è
fisicamente una settimana di tempo per impedire alla seconda
parte di "scoppiare" si continua inesorabilmente
a non fare niente ed ecco così la "bomba"
su fascismo-Saddam e confino-villeggiatura. Se vogliamo credere
che tutto sia successo per caso lo possiamo fare, ma vorrei
altresì farvi riflettere sulle frasi di Berlusconi
per poi dimostrarvi una tesi ben precisa. Nella prima dichiarazione
in cui dava dei "matti" ad alcuni giudici, in particolare
a quelli del caso Andreotti dichiarava infatti: "Non
è mio amico, è a sinistra, ma il giudizio che
gli viene dato è il giudizio su 50 anni di storia italiana,
per dimostrare che la Democrazia Cristiana, che è stato
il principale partito italiano per 50 anni, non era un partito
etico, ma vicino alla criminalità". Sebbene questa
prima dichiarazione non gli permetta di conquistare alcun
consenso da chi da sinistra lo critica, gli permette altresì
di strizzare l'occhiolino a quei 79 cittadini su 100 che non
si fidano della giustizia. Prima del caso Telekom Serbia erano
75 su 100 e 5 anni fa, quando governava la sinistra erano
"solo" 65 su 100. A parte il dato sconcertante che
impone moralmente e politicamente a chi governa di intervenire
in questo "deficit storico" di fiducia nell'istituzione
giudiziaria, bisogna dare atto al premier di non aver attaccato,
come solitamente fa, la magistratura, ma lo ha fatto difendendo
e rivalutando la figura di Andreotti. Attenzione, il senatore
a vita non gli ha mai dato il voto di fiducia, ma sono convinto
che i suoi elettori dal giorno delle dichiarazioni si sentano
più vicini al premier, piuttosto che a parte della
sinistra che in maniera cieca e a dir poco sovietica sostiene
quella parte della magistratura che ha gettato quintali di
fango sull'immagine storico-politica di Andreotti. E non finisce
qui. La stessa identica mossa viene fatta la settimana successiva,
quando l'occhio stavolta viene strizzato a parte della vecchia
militanza missina, che essendo della "vecchia guardia"
non vede di buon occhio la figura del "presidente imprenditore".Addirittura
Berlusconi fa di più e diventa patriottico, quando
non a caso la Patria è il secondo valore per l'elettore
di An dopo la legalità e dichiara che la risposta su
Mussolini "è stata suscitata dallo stesso spirito
patriottico che l'altra volta mi aveva fatto reagire a chi
diceva siete un paese di mafiosi perché Andreotti sarebbe
stato giudicato mafioso. Ho reagito come qualsiasi italiano
avrebbe dovuto…". Dopo un po' addirittura un partito
di estrema destra (Forza Nuova) dichiara "di essere per
la prima volta dopo due anni dalla parte del Presidente del
Consiglio. Le affermazioni su Mussolini, in realtà
condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani, vanno
verso la giusta direzione". Qualche ora ancora e guarda
la casualità, Panorama pubblica i nuovi sondaggi di
settembre che danno la Casa della Libertà al 50% contro
il 39 della sinistra. Siamo tornati insomma ai livelli della
campagna elettorale del 2001 quando vincemmo col 49.7. Ecco
dunque dimostrata la tesi del lancio di notizie forti, conosciuta
nei manuali di comunicazione come scismogenesi; si spara alto,
per smentire c'è sempre tempo, l'opposizione si dimostra
nervosa, aggressiva ed inaffidabile e resta come al solito
con un “pugno di mosche”. Geniale, no? Curiosità sempre
emergente da un sondaggio dello scorso anno del periodo di
Aprile. Se si domandava agli italiani quale fosse il loro
personaggio preferito, Gianfranco Fini, godeva di un punto
di vantaggio sul premier. Ottima notizia. Il bello veniva
quando questa stessa domanda veniva fatta solo agli elettori
di An. Ebbene Berlusconi questa volta si prendeva la rivincita
e godeva di un punto in più di consenso rispetto a
Fini. Insomma all'Italia piace Fini e ad An piace Berlusconi.
Non sarà forse anche per questo che qualche nostro
dirigente si è affrettato a prendere le distanze dalle
dichiarazioni sul Duce? Il nostro elettorato intanto, non
perde occasione per far saltare le staffe anche ai migliori
sondaggisti!
Articolo
di prima pagina del giornale "Il Margine" Settembre
'03
Un
semestre di riforme per l'Europa
Un
vero banco di prova per il Governo italiano. Il Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo aver dimostrato all’Italia
le sue capacità nella politica estera, si trova ora
di fronte alla prova del semestre di presidenza europeo in
cui il nostro paese è protagonista del coordinamento
delle attività di tutta l’Unione. Il semestre che è
iniziato tra le offese della stampa e di qualche esponente
della sinistra (non a caso anche nel Parlamento europeo all’opposizione),
ha visto passare in secondo piano quello che sarà il
ruolo dell’Italia in questo breve ma delicato periodo della
storia dell’Europa. Ma cosa farà di concreto il nostro
paese in questi sei mesi? Innanzi tutto dovrà presiedere
e preparare i lavori del Consiglio Europeo, organismo che
di fatto dà impulso alle attività strategiche
dell’Unione. Inoltre l’Italia rappresenterà l’UE per
le materie di politica estera e sicurezza comune, nei rapporti
con gli altri paesi o in organizzazioni internazionali come
l’Onu e l’Ocse. E’ l’undicesima volta che l’Italia presiede
il Consiglio ed oggi finalmente si inizia a diffondere anche
da noi un certo sentire comune nei confronti delle istituzioni
europee. Se pensiamo che l’ultima volta nel ‘96 il Governo
Prodi ebbe lo stesso compito, capiamo come la litigiosità
interna con Rifondazione che avrebbe portato di lì
a poco alla prima sfiducia nella storia della repubblica,
fece passare in secondo piano questo periodo di grandi opportunità.
Al contrario il forte sentimento europeista del centro-destra
vuole esprimere al massimo le potenzialità di un paese
che piano piano sta ripartendo in un momento in cui le borse
internazionali hanno particolari difficoltà. L’Italia
attualmente ha bisogno di quella stabilità politica
che è necessaria per attrarre gli investimenti internazionali
e soprattutto di quella fiducia che si ottiene quando si diventa
a livello politico un interlocutore affidabile. Per questo
il semestre di presidenza è importantissimo. C’è
una grande opportunità di rilancio dell’immagine dell’Italia
che lavora, che cresce ed ha voglia di dare il meglio ed è
proprio per questi motivi che la volontà della sinistra
di boicottare questo lavoro, non fa male tanto al centro-destra
quanto al paese. Alla base c’è come sempre, una diversa
concezioni delle istituzioni. Ricordo qualche anno fa quando
anche Fini votò alla presidenza della Commissione Europea
per Romano Prodi, nonostante fosse il leader della sinistra
che aveva sconfitto il Polo alle elezioni politiche. Lo fece
insieme a tutto il centro-destra per il bene del nostro paese,
non limitandosi a vedere gli interessi della propria “parrocchia”.
Ebbene questo è il nostro senso delle istituzioni e
anche nel ‘96 durante il “loro” semestre, il Polo non ha mai
infierito e non perché non ce ne fosse l’occasione.
E’ un modo diverso di sentire il proprio paese, la propria
cultura, la propria identità, tenendo presente sempre
che nel 1957 quando nel bellissimo scenario del Campidoglio
venivano firmati i “trattati di Roma” che davano vita alla
Comunità Economica Europea erano proprio quelli come
noi, della nostra cultura cattolica, nazionale, democratica,
a firmare tali patti che davano vita a quelle istituzioni
europee che oggi siamo pronti a difendere contro gli attacchi
di qualche “turista della democrazia”.
Articolo
di prima pagina del Giornale "Il Margine" Luglio
'03
L'uomo
o è Libero o non è...
C'è
una maggioranza silenziosa che vuole la Pace,ma non una pace
urlata, una pace Giusta, una pace che sia anche pace per un
popolo che merita i suoi diritti e merita le sue Libertà.
C'è un dittatore che mette contraerei sulle scuole
elementari, stermina il suo popolo, non dà spazio alcuno
al futuro della sua gente. E' per questo che sto con gli americani,
quegli stessi americani che sono morti 50 anni fa per mandare
via i nazisti dalla nostra bella Italia. Ne sono morti 230.000
ma qualcuno ancora brucia bandiere, odia e sputa sul passato.
Io mi sento vicino a loro, forse più di un compatriota
perchè se parlo, scrivo, urlo nelle piazze è
perchè qualcuno ha lottato ed è morto affinchè
io oggi possa fare ciò. E'una gratitudine che non termina,
deve far parte delle nostre coscenze.C'è troppo odio
nelle piazze. La politica è la mia vita e non l'ho
mai fatta con odio. Anche quando gli avversari sono diventati
nemici, non ho mai smesso di credere nel dialogo. Chi brucia
bandiere non vuole il dialogo. Fa una violenza ad un simbolo
ed un simbolo è una cultura. Mi ricordano tanto chi
bruciava libri nel regime nazista. Almeno quelli erano nazisti
questi invece sono peggio perchè si mascherano da "buoni".
Poi qualcuno li usa per fare campagna elettorale e fa manifesti
col faccione e la scritta "Pace". E'anche questo
il loro mondo. Nessuno vuole la guerra ma talvolta essa è
necessaria. Durante il secondo conflitto mondiale anche Gandhi
era favorevole all'intervento inglese contro Hitler. Beh lui
non era davvero un guerrafondaio. Era uno come noi, che non
vogliamo rinunciare al nostro mondo, ma ragioniamo su come
mandare avanti le cose. E' facile urlare nelle piazze, ma
non è così che si ottengono le cose. C'è
un popolo che ha bisogno della libertà che è
nell'essenza stessa dell'uomo. Per questo durante questa guerra
ho pensato che "l'uomo o è Libero, o non è..."
29-03-03
Tarallucci
e Pacifismo
Ed
ecco un articolo destrinato agli studenti della rossa Toscana.
Il tono forte è proprio per provocare chi lo legge.
Il lettore medio è il liceale di 16-17 anni che se
da una parte vede piazze colorate, dall'altra parte vede un
silenzio assoluto di una grande maggioranza silenziosa che
non è guerrafondaia ma è per la Giustizia e
la libertà, anche in Iraq!!!
Ave
a tutti i kamerati nazisti che con la loro modernità,
con le loro belle bandiere colorate scendono nelle piazze
e le colorano d’ipocrisia. Quant’è bella la pace, ma
soprattutto quanto è bello non fare niente. Belli,
in panciolle, i soliti borghesi che vogliono avere la massima
preoccupazione nelle nomination del Grande Fratello o nella
salute del proprio criceto in gabbia!! Troppo comodo! E poi
scendono in piazza, in libertà come se questa democrazia
scendesse divinamente dal cielo. Eh no cari kamerati, la democrazia
si è ottenuta col sangue, le bombe, il gas anche se
a voi tutto ciò non piace. E pensate quanto poteva
piacere a quei tanti fratelli americani che sono morti per
liberare un popolo d’ipocriti come voi!! La pace, che bella
parola. Ormai sta bene ovunque, in televisione, nel calcio,
a San Remo. Che bella moda! Siamo tutti pacifisti per paura
di dover muovere i nostri culoni pesanti. Ma che ci frega
se il nostro mondo è messo a rischio da qualche terrorista,
l’importante è non agire. Secondo me chi sostiene attivamente
o passivamente un nazista come Saddam è un nazista
a tutti gli effetti. Il pacifismo ad oltranza è il
peggiore dei totalitarismi. Pensate che durante il secondo
conflitto mondiale anche Gandhi, dico Gandhi quello della
non violenza, non Agnolotto ma il grande pensatore indiano
era favorevole all’intervento anglo americano contro i nazisti.
Voi no, se fosse per voi anche di fronte ad Hitler non bisognerebbe
combattere perché ci sarebbe poi il rischio che vi
succeda qualcosa. E certo i vostri culi caldi devono essere
garantiti dalle morti degli altri! Non pensate, anche una
madre americana si dispera quando il proprio figlio muore
in guerra, l’amore delle mamme è uguale in tutto il
mondo. Certo che se avessi dovuto perdere un figlio per far
liberare quest’Italia di ipocriti, di pacifisti dell’ultima
ora, di persone che non reagiscono neanche di fronte ad un
criminale come Saddam che stermina i suoi oppositori, mi ci
roderebbe davvero una cosa. E poi ci sono quelli più
carini. I nazisti con le bandiere rosse, quelli sono davvero
i peggiori. Portano con orgoglio quello che è il peggiore
simbolo criminale nella storia del 900 ed hanno il coraggio
di parlare di pace. State zitti! Non fate confonde con voi
quei pischelletti che fanno sega a scuola e si fanno una passeggiata
per la bella Roma! Sostengono un movimento, il comunismo,
che è stato il più terribile, criminale e portatore
di terrore nello scorso secolo e parlano di pace. Certo dicono
che l’Urss è lontana e che con loro non c’entra niente.
Ma non mi risulta che gli attuali leader della sinistra quando
prendevano migliaia e migliaia di rubli dalla madre sovietica
si preoccupassero tanto che questa non fosse propriamente
una potenza pacifista. E cosa sarebbe la sinistra, anche quella
attuale senza il proprio passato, senza quelle strutture che
hanno costruito grazie proprio a quei soldi che piovevano
dal cielo? Ebbene adesso danno lezioni di pacifismo e di antiamericanismo.
Fino a tre anni fa D’Alema, presidente del consiglio a dispetto
dei santi, andava da Clinton a parlare di Ulivo mondiale,
ve lo ricordate? Noi gridavamo allo scandalo. Cosa avevano
in comune un ex comunista ed un presidente anticomunista?
Avevamo ragione, purtroppo. Cari amici la pace si costruisce,
anche con la forza. Io sono d’accordo con “un certo” Nietzsche
che diceva “non esiste la pace ma la pausa tra due guerre”
perché è davvero così. Beh lui viveva
in un periodo di grandi rivoluzioni ma se noi abbiamo avuto
la fortuna di non vivere direttamente una guerra sulla nostra
pelle non vuol dire che siamo garantiti a vita, né
tantomeno il nostro mondo è garantito. Lo dobbiamo
difendere con le unghie ed i denti. Nessuno è guerrafondaio,
sarebbe bello se ci riuscisse la diplomazia e la politica.
Siamo tutti per questa strada, nessuno si diverte a morire!
Ma se non dovesse essere così ci dobbiamo prendere
le nostre responsabilità ed appoggiare almeno moralmente
quei nostri compatrioti italiani che andranno in guerra. Io
lo farò e spero che una grossa parte di quell’Italia
che oggi si sente bene rappresentata nel Governo e nelle istituzioni
lo faccia insieme a me. Non serve a nessuno essere antiamericanista.
Quando si doveva fare anche la guerra all’Afganistan i soliti
comunistelli vedevano conflitti d’interessi degli USA che
dovevano far passare un gasdotto proprio nei territori di
Bin Laden. Come se l’11 settembre fosse una cosa successa
solo in tv, il terrorismo fosse soltanto il capitolo di un
romanzo, gli americani sarebbero andati lì per interessi
economici che solo qualcuno in malafede vedeva ieri in Afganistan
ed oggi vede in Iraq. Ebbene cari kamerati, io tutti questi
gasdotti non li vedo, ma ho visto che a Kabul è tornata
la musica, le donne si sono tolte il burqua, non c’è
più quel regime criminale che sterminava la gente e
tutto questo per merito delle bombe che sono state il male
minore. Lo so che sinceramente a qualcuno dispiace, a tutti
quei coglioncelli che l’11 settembre festeggiavano, sono loro
quelli che gufano e sperano che vada tutto male. Ma non sarà
così finchè ci sarà qualcuno che combatterà
affinché anche quegli stessi dementi siano liberi di
scendere in piazza a dire ipocrisie. Dio salvi l’America,
salvi i compatrioti americani, almeno loro che sanno cos’è
una patria, cos’è la Libertà!
5/3/03
World
Gay Pride: tanto rumore per una manifestazione un pò"diversa".
Chi
pensava che l’Europa fosse soltanto sinonimo di moneta unica
o di buona amministrazione finanziaria si sbagliava, di tanto.
L’Europa è anche e soprattutto integrazione e confronto
fra culture. Ed ecco così arrivare anche nella città
eterna direttamente dai paesi anglosassoni la manifestazione
dell’orgoglio gay, all’insegna della lotta contro ogni discriminazione
sessuale. Da tutto il mondo ragazzi e ragazze sono venuti
con la volontà di dimostrare a pochi metri dal Vaticano
che anche loro esistono, rivendicano i propri diritti e vogliono
essere riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. Dopo decine d’interviste
possiamo a grandi linee raccontare al mondo profano, la figura
del partecipante al gay pride, l’omosessuale del 2000. Tra
i venti ed i trent’anni senza una ben determinata classe sociale,
studente universitario dai sani principi morali (e non lo
dico con ironia! ndr), cattolico ma profondamente anticlericale,
contro l’aids e contro la droga vuole semplicemente dimostrare
di esserci per non pretendere poi chissà quali diritti.
Sono infatti pochi, circa un terzo degli intervistati coloro
che chiedono l’affidamento dei bambini orfani ad una coppia
omosessuale, gli altri non ci pensano neanche lontanamente.
Di ogni idea politica, sono infatti molti ad essere infastiditi
dalla forte strumentalizzazione da parte dei Ds e dei Verdi,
che sembrano disperatamente in cerca di consenso. Ma in questo
corteo c’è veramente di tutto, dai ragionieri ai medici,
dai laziali ai romanisti pronti per un solo giorno a non litigare,
c’è addirittura Ambra Angiolini il mito di una generazione,
che ormai senza più i suggerimenti dall’auricolare
del buon Boncompagni, si è messa a protestare forse
con la speranza di vendere qualche disco in più. Ma
nel giorno della vigilia, davanti al Senato i giovani di Alleanza
Nazionale vogliono garanzie a difesa della famiglia, quella
naturale prevista dall’art.29 della Costituzione italiana.
Non sono contro i gay, anche perché nelle loro tesi
politiche di Fiuggi si parla di dignità del diverso,
dell’estraneo, ma ritengono la manifestazione inopportuna
nell’anno giubilare. Ma il giorno successivo dalla bocca della
sinistra giovanile escono parole forti che vogliono provocare
il popolo gay contro i fascisti e contro la chiesa. Ma nessuno
si lascia convincere e continua così questa grande
festa dell’amore libero. Senza particolari momenti di tensione,
tranne qualche insulto all’On Sgarbi da parte dei giovani
DS che vogliono il monopolio anche dei gay, il carnevalesco
corteo si snoda intorno al circo Massimo, sempre più
colorato e festoso. Ma tra i tanti partecipanti circa 200
mila, ci sono tanti semplici curiosi che attratti dalla musica
si uniscono al corteo sempre più rumoroso.
Tra
le tante persone che abbiamo incontrato, una in particolare
ha colpito la nostra attenzione, forse per la fermezza ed
il significato profondo delle parole dette da un ragazzo un
po’impaurito ma deciso ad affermarsi omosessuale ed ad uscire
allo scoperto. Nelle sue parole riusciamo a capire meglio
il significato dell’orgoglio gay. Si chiama Alessandro, ed
è uno studente romano di giurisprudenza, ed è
vestito con una polo blue marine, jeans, scarpe da ginnastica
ed occhiali da sole. Ha 21 anni, non ha modi effeminati, è
uno dei tanti che s’incontrano allo stadio o sulla metro.
Ci soffermiamo a parlare con lui almeno una decina di minuti
per riuscire a capire al meglio con quale realtà si
scontra ogni giorno. Afferma che nessuno ha neanche il sospetto
del suo orientamento sessuale ed è spaventato soltanto
al pensiero di ciò che la sua famiglia potrebbe pensare
di lui. Ci dice addirittura qual è il suo colore politico
preferito. E’un azzurro, berlusconiano fino all’osso e fortemente
infastidito della presenza di Veltroni. Il suo cantante preferito
è Renato Zero anche se muore per i Backstreet Boys,
i suoi attori preferiti Tom Cruise e Leonardo Di Caprio. Non
è momentaneamente fidanzato ma quasi commosso ci confida
che vorrebbe far conoscere il suo futuro fidanzato ai suoi
genitori, ed avere la loro approvazione, ma è fortemente
pessimista. E’ convinto invece che continuerà a vivere
di nascosto e ci dice: "Non mi sento malato, non lo sono.
Sono malati coloro che non riescono a vedere una realtà
che c’è e che va considerata come tale. Non chiedo
di poter adottare figli o chissà che cosa, voglio soltanto
vivere in pace con il mio ragazzo, senza che nessuno ogni
giorno abbia sempre e comunque qualcosa da ridire".
Lo
scopo provocatorio della manifestazione è stato accolto
in pieno da tutti. Lo stesso Santo Padre il giorno dopo si
è pronunciato sull’evento, ed ogni italiano in questo
periodo ha preso in considerazione questo tema e si è
espresso, nel bene e nel male, ma si è espresso su
questo argomento considerato da sempre un tabù. Non
era forse questa la volontà degli organizzatori? Uscire
dal ghetto della disinformazione e dei pregiudizi per affrontare
un nuovo secolo all’insegna della libertà sessuale.
Agosto
2000
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